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L’Anticiclone delle Azzorre si è defilato dal Mediterraneo

Il cambiamento climatico

Ci sono tutte le premesse per eguagliare o forse superare il record dell’estate 2003 che causò in tutta. Europa a causa dell’eccessivo calore circa 75.000 vittime. Allora le varie ondate di calore sahariane cominciarono ad arrivare in Europa a metà giugno per poi proseguire fino a settembre. Noi, però, nel 2022 abbiamo già battuto il record rispetto del 2003 perché la prima ondata di calore sahariano l’abbiamo avuta non a giugno, ma a maggio. Ormai anche il più incallito negazionista sull’effetto serra e sui relativi cambiamenti climatici, comincia a ricredersi e a preoccuparsi del proprio futuro condizionato proprio dai profondi “capricci” del clima.

A questo punto siamo tutti consapevoli di quello che sta accadendo nel Mondo a causa dei fenomeni meteo – climatici estremi, e in particolare su tutto il bacino del Mediterraneo. Da noi in Italia la siccità sta mettendo in forte crisi tutto il comparto agricolo e non solo. Del cuneo salino ne abbiamo parlato nel precedente numero, ora dobbiamo aggiungere la penuria d’acqua alpina che sta facendo chiudere diverse centrali idroelettriche e non solo. Tutti i vari problemi causati da questa prolungata siccità sono, giorno per giorno, ampiamente trattati dai mass media, pertanto non vogliamo aggiungere altro, ma a questo punto pensiamo sia doveroso approfondire la questione in termini più ampi. Fino alla fine del 1980 le nostre estati erano caratterizzate da picchi di calore, comunque sopportabili, in particolare tra l’ultima settimana di luglio e la prima decade di agosto, poi verso Ferragosto con i primi. temporali le giornate anche se assolate erano accettabili e in alcuni casi gradevoli. Ma a partire dal 1990 le cose hanno cominciato a cambiare: le bolle di calore dell’anticiclone subtropicale nordafricano sul nostro territorio si sono fatte sempre più insistenti, inizialmente con un solo evento nei mesi estivi, a volta a luglio dove al massimo durava una settimana.

Poi però la situazione è peggiorata, come abbiamo già accennato, con l’eccezionale ondata ci caldo torrido africano del 2003. Da allora, per fortuna, nel Mediterraneo quella drammatica situazione meteo- climatica non si è più presentata, ma questo fino ad oggi, infatti per i climatologi ci sono tutte le premesse perché quel disastroso evento climatico potrebbe ripetersi. Le ondate di calore sahariano dal 2000 non si sono mai arrestate, hanno continuato ad affliggerci. Oggi nel 2022, ad inizio luglio, stiamo subendo la terza alta pressione nord africana, la stessa che ha iniziato a mandare in fumo i nostri boschi delle regioni centro meridionali, isole comprese. Perché tutto questo, cosa sta succedendo al nostro clima? La parola chiave di questa profonda crisi climatica è: riscaldamento globale. E a pensare che tutto ciò è attribuibile ad un solo grado di aumento della temperatura media della Terra a partire dall’inizio del XX° secolo. Un solo grado che però a noi del Mediterraneo ci ha privato di una barriera naturale che bloccava “l’alito infuocato dell’Africa”; stiamo parlando dell’Anticiclone delle Azzorre che grazie alla sua presenza nel Mediterraneo, come da immagine che segue, ci regalava estati calde, ma non torride, giornate estive tranquille senza prolungate siccità, né fenomeni meteo estremi come i medicane.

L’alta pressione delle Azzorre si manifestava solitamente a partire da metà giugno e poi si piazzava, come una impenetrabile barriera alle correnti torride africane, su gran parte del Mediterraneo per tutto il periodo estivo. Arrivava ogni tanto qualche veloce fronte perturbato nord atlantico, che portava qualche temporale che stemperava per qualche giorno le eventuali temperature eccessive. I maggiori picchi di calore tuttavia raggiungevano di poco gli oltre + 32°C sulle regioni settentrionali e qualche grado in più al centro sud. L’alta pressione delle Azzorre raramente produceva forti temporali termici, come invece è accaduto giorni fa e la scorsa estate in molte località del nord Italia. Ora a causa del riscaldamento superficiale dell’oceano Atlantico e all’espansione della troposfera, la fascia Tropicale si è estesa per oltre 300 km sia verso nord che verso sud (la fascia tropicale in passato non superava le coste della Tunisia, ora ha raggiunto Lampedusa, vedi illustrazione). A questa realtà contribuisce la variazione di circolazione delle correnti a getto (jet streams) e ad altri fattori sempre legati a quel grado di calore in più. Di fatto l’Anticiclone delle Azzorre si è definitivamente defilato dal Mediterraneo posizionandosi tra il nord del Portogallo e le coste sud dell’Islanda.

Questa pertanto è la situazione climatica di oggi che ha influito sulla posizione dell’anticiclone delle Azzorre, ovviamente ci sono altri fattori che hanno contribuito a questa situazione legati alla fisica dell’atmosfera, alla maggiore evaporazione dei mari, ecc. fattori che al momento possono interessare più gli studiosi che i lettori. E’ questa ormai una realtà con la quale dovremmo conviverci. Sta di fatto che secondo gli esperti ormai facciamo parte non più del clima Mediterraneo, ma di quello Nord Africano, con tutte le conseguenze negative che possiamo immaginare. Si può trovare una soluzione? Ripristinare condizioni climatiche sul bacino del Mediterraneo prima del 1990? Non proprio! I climatologi ci dicono che “la macchina del tempo” ormai si è attivata e ha preso via automaticamente nel verso peggiore per noi umani ed è improbabile che si fermi . Quindi non illudiamoci, la verità è che ormai abbiamo perso la battaglia sulla mitigazione climatica.

Non dobbiamo illuderci di fermare quest’aumento della temperatura media del pianeta, e questo perché, nonostante l’emergenza climatica evidente, prevalgono forti interessi di parte per cui si continuerà ad immettere gas climalteranti nell’atmosfera fino a raggiungere temperature medie sempre più catastrofiche. Sta di fatto che i produttori di combustibili fossili non accetteranno mai di smettere di pompare dalla profondità della crosta terrestre il petrolio, né i grandi allevatori di bestiame a limitare drasticamente il numero dei bovini soprattutto nell’America Latina, dove per creare sempre più pascoli si incendiano e si disboscano le ultime foreste pluviali del pianeta (I bovini per le loro funzioni fisiologiche producono molto CH4, ossia il metano che come gas serra è 22 volte più potente della CO2). La questione della guerra Ucraina – Russia sta ulteriormente peggiorando la situazione, infatti, la crisi energetica, in particolare l’erogazione del gas dalla Russia all’Europa, sta lentamente, ma inesorabilmente, diminuendo. Ciò sta determinando “il risveglio” delle centrali a carbone che in virtù degli accordi di Parigi sul clima terrestre, erano state chiuse o stavano per essere chiuse. Il carbone, lo sappiamo, è tra i combustibili fossili il peggiore emettitore in atmosfera di gas serra.

Da quest’ultima realtà si evince, come da accordi internazionali raggiunti nei vari summit sul clima, che non si arriverà più nel 2030 alla completa decarbonizzazione del pianeta. E quindi? Quindi non resta all’umanità che adattarsi, prepararsi alle conseguenze di un clima sempre più diverso da quello che fino a meno di mezzo secolo fa eravamo abituati a conoscere. Adattarsi a situazioni meteo-climatiche avverse e in devenire, vorrà dire una profonda modifica dei comportamenti umani, un po’ come sta accadendo a livello planetario per questa pandemia virale. A questo punto viene spontaneo chiederci: sulla fase di adattamento al nuovo clima siamo preparati? Sappiamo già come agire e rivedere le nostre abitudini di vita? A tal proposito ci sono al momento molte idee, ma tutte confuse e a volte in contraddizione tra di loro, eppure sono decenni che noi ambientalisti, seriamente impegnati e non attratti da isterismi momentanei, mettevamo in guardia politi ed istituzioni per prepararci all’inevitabile crisi climatica in cui oggi ci troviamo. Noi di Ecoitaliasolidale avevamo subito compreso che serviva e serve una nuova figura professionale capace di affrontare situazioni climatiche diverse dal passato, quindi una figura capace di assistere le amministrazioni pubbliche soprattutto locali nella fase dell’adattamento, quindi nella messa in sicurezza del territorio da fenomeni meteo estremi (siccità e nubifragi), e capace di provvedere alla salute delle persone. Esperti anche nel consigliare nuove forme di agricoltura adatta alla mutata situazione climatica, ma anche persone capaci di aiutare le amministrazioni pubbliche a trovare i finanziamenti nazionali, europei e privati per affrontare la nuova situazione meteoclimatica.

Abbiamo da subito compreso il problema e con il Dipartimento di Chimica della Sapienza abbiamo formato a settembre dello scorso anno i primi 50 esperti da mettere a disposizioni delle amministrazioni pubbliche. Di queste nuove figure si è calcolato che solo in Italia ne servirebbero almeno 20mila. Purtroppo, non essendo “sponsorizzati” da lobby di potere politico e finanziario, il nostro progetto di formazione di esperti dell’adattamento è finito li, nel solito cassetto delle idee concrete, ma non attuabili perché prive di coperture lobbistiche e partitiche. Se questo è l’atteggiamento dei nostri “guru” che ci amministrano nei confronti di chi, come noi, cerca di trovare soluzioni alla crisi climatica, allora non ci resta che “pregare”… Noi comunque di Ecoitaliasolidale la nostra parte l’abbiamo fatta…

Ennio LA MALFA
Comitato scientifico
di Ecoitaliasolidale