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Campogrande rinnova l’Opera italiana

Curiosità tra il pubblico per l’ultimo titolo in cartellone per la 48a edizione del Festival della Valle d'Itria
Festival della Valle d'Itria

MARTINA FRANCA – C’era tanta curiosità tra il pubblico che mercoledì sera ha assistito alla prima rappresentazione assoluta di Opera italiana, nell’atrio del Palazzo Ducale di Martina Franca nell’ambito del 48º Festival della Valle d’Itria. L’idea di offrire questa primizia al pubblico del Festival è stata del direttore artistico Sebastian Schwarz.

L’opera è frutto di un lavoro svolto dal compositore torinese Nicola Campogrande tra il 2008 e il 2010 insieme a Elio e Pietro Bodrato che ne hanno curato il libretto, su commisisone del Comitato “Italia 150” per celebrare il centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia. Interessante e ben scritto il libretto che stigmatizza e a volte fa sorridere nel rappresentare taluni momenti fondamentali della storia d’Italia. Sono gli anni della speculazione edilizia, delle lotte sociali e del boom economico che vengono raccontati in tre atti di mezz’ora ciascuno, riprendendo e rielaborando gli elementi fondamentali che hanno caratterizzato la storia recente del nostro Paese. La trama ha tutte le componenti tipiche del melodramma italiano: due donne con personalità diverse rivali (Opera e Scellerata) in amore con due diverse vocalità soprano, contralto, entrambe volte a conquistare il cuore di Mario, che anzichè tenore è questa volta baritono.

Quanto alla trama è articolata in un condominio urbano, qui vi è Mario che sogna di far fortuna progettando un generatore elettrico, Scellerata che vuol sedurlo e Opera (la protagonista) che ne è segretamente innammorata. Vi è poi Soldini, l’imprenditore che vuol speculare su tutto costruendo un centro commerciale al posto del condominio. Alla fine il generatore elettrico sarà portato a termine ma costituirà la morte di Mario, conferendo un finale tragico al melodramma. Musicalmente si fa un passo avanti rispetto alla musica dei compositori del Novecento, quella che non voleva avere alcuna relazione col passato, ne prendeva le distanze, distaccandosene quanto a melodie, ritmi riconoscibili e una strumentazione immediatamente gradevole. Campogrande si inserisce in quella nouvelle vague di compositori che invece partono dalla grande storia della musica e cercano di andare avanti continuando ad inventare melodie, armonie e ritmi che diano un piacere immediato nell’ascolto, seguendo quella che è la funzione propria della musica che deve avvolgere ascolto, cuore e mente.

Alessandro Cadario ha diretto l’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari in un organico quasi cameristico di circa venti elementi. Il pubblico ha apprezzato. Le ultime due repliche dell’edizione 2022 del Festival sono in programma venerdì, 5 agosto, a Palazzo Ducale (“Opera italiana” di Campogrande) e sabato, 6 agosto, sempre a Palazzo Ducale, “Le Joueur” (il giocatore).