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Una mappa della poesia del Sud

Riflessione sulla necessità di una ricognizione
Cosimo Ortesta

C’è chi ha pensato ad una rappresentazione fisica, con mappe, equazioni, algoritmi della poesia italiana (L. Pugno, Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea, il Saggiatore, 2021), impegnando non poco sforzo, senza essere molto d’aiuto a orientare il lettore nei meandri della poesia prodotta. Colgo dallo studio succitato, però, l’opportunità di una ricognizione quantitativa della produzione poetica, che escludendo un impegno enciclopedico, potrebbe essere ristretta agli ultimi trent’anni e all’Italia meridionale o quella parte di terra italiana al di qua della linea Gustav, per lo più sconosciuta alla grande editoria e ai critici collegati a quella.

Una mappa quantitativa che computi insieme autori e opere, mettendo in chiaro qualcosa che sicuramente esiste, dando la percezione della quantità e dei nomi che quella quantità sostanziano. Per chi volesse, poi, approcciare un’analisi letteraria, semantica, per tracciare delle linee interpretative, potrebbe attingere a quest’indagine quantitativa. Anzi, la ricognizione quantitativa, per un’analisi seria, starebbe prima e propedeutica alla seconda. La ricerca, dunque, darebbe conto di una comunità che sicuramente è viva, stando ai due milioni di persone che in Italia hanno a che fare con la poesia (Cfr. Alberto Bertoni, Poesia – Come si legge e come si scrive, il Mulino, 2006, p. 20); ma chi scrive, cosa sia stato scritto, quale sia il rapporto della poesia presente con quella precedente, non è dato sapere. Una ricerca aperta, certamente aggiornabile, che oltre ad essere una guida per chi volesse intraprendere uno studio serio sulle strade della poesia meridionale, colmerebbe un vuoto (o l’ignoranza) circa la conoscenza di tanta buona produzione, rimasta, però, trasparente (cfr. Cosimo Rodia, La poesia trasparente del Sud, Interzona News del 16 giugno 2022 e in TarantoBuonasera del 24 giugno 2022) alla critica ufficiale com’anche ai curatori delle antologie dei grandi editori, che tanta parte hanno nel creare i canoni ed esaltare traguardi e tendenze.

Ebbene nella logica di organizzare un materiale quantitativo enorme, servono intanto delle categorie o degli insiemi, quali contenitori in cui inserire la produzione e differenziarla almeno per argomenti e temi trattati. Si potrebbero discriminare almeno quattro categorie, come numero indicativo e suscettibile di variazione: Poesia lirica, Poesia politico-sociale, Poesia rammemorante, Poesia sperimentale; intendendo per lirica i versi che si soffermano sui particolari, su impressioni isolate, sull’esaltazione della natura, sui sentimenti e sugli affetti, sulle emozioni… Una poesia che scandaglia l’Io, che manifesta la propria voce nascosta e che testimonia le varie domande che l’io si pone. Impegnata quella poesia che affronta temi politici, d’impegno sociale, afferente, ad esempio, l’ambiente, lo sfruttamento, la fame nel mondo, le violenze varie. Una poesia che sta nel mondo e che sa dire qualcosa di sintetico ed intelligibile sul mondo. Versi che danno conto dello stare Qui in relazione a tutto ciò che sfugge alla umana comprensione. Rammemorante quella poesia che contiene temi che guardano al passato con nostalgia, tanto che quel passato diventa un modello contrastivo al presente o pungolo allo stesso presente perché superi sé stesso. Sperimentale quella poesia che lavora sul contenente, sperimentando varie possibilità concesse alla parola; una sperimentazione non necessariamente sulla scia dell’avanguardia classica, ma sostenuta da un nuovo percorso come se fosse la prima volta di quel percorso.

Stabilito le categorie, serve un gruppo di lavoro competente e appassionato. In questa ricognizione non diventerebbe essenziale la distinzione per età degli scrittori, ma l’anno di pubblicazione del testo, partendo, come si ipotizzava, dunque da pubblicazioni avvenute dall’inizio degli anni ’90 ad oggi. Un tale lavoro ovvierebbe un altro problema annoso che si accennava appena sopra, ovvero, quello della notorietà; chi ha avuto la fortuna, oltre alle circostanze favorevoli, di essere trascelto nelle antologie di grandi case editrici, è un conto; gli altri poeti che hanno pubblicato con piccole case editrici o in auto publishing (oggi in espansione in particolare con Amazon), rimangono quasi trasparenti. Ecco, la ricerca quantitativa metterebbe tutti potenzialmente sullo stesso piano di conoscenza, quindi sullo stesso filo di lana per eventuali approfondimenti semantici. Si consideri che la presenza dei poeti meridionali nelle antologie dei grandi editori è del 15% (Cfr. Laura Pugno, Mappa immaginaria della poesia italiana contemporanea, cit., p. 25), quindi l’operazione sarebbe oltremodo necessaria. Rimane un tema fondamentale nel profluvio di tanta scrittura: in poesia, un filtro editoriale funziona molto poco a differenza di altri generi e ciò porta ad una copiosa produzione, spesso autorefenziale, riconosciuta in circuiti chiusi.

È necessario, allora, che la poesia prodotta, in modo copiosa, sia studiata criticamente e che sia valutata almeno nella sua originalità, nella sua energia linguistica, nella robustezza del respiro, nella brillantezza del verso, nell’acume del pensiero, nella presenza di metrica. Ma questo riguarderebbe, evidentemente, uno step successivo. Naturalmente un poeta potrà stare in più categorie se in raccolte diverse sono stati affrontati temi diversi. Chi dovrebbe essere inserito nei grandi insiemi? Anche se Rupi Kaur ha avuto 4 milioni di follower, i poeti che pubblicano solo sui social network, per evitare di imbattersi in un ginepraio, sarebbe meglio non inserirli, come anche quelli che fanno parte di antologie con poesie singole; l’attenzione meglio rivolgerla a chi ha pubblicato volumi o plaquette e il cui volume è presente nel catalogo Opac del Servizio bibliotecario nazionale. L’auspicio potrebbe originare un impegno? Intanto sogno, certo che senza un sogno nessun progetto può prendere vita.