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La carezza della scienza tra fede ed Europa

Il saggio del giornalista Sergio Pargoletti
Sergio Pargoletti

“La carezza della scienza” è il nuovo saggio del giornalista e scrittore Sergio Pargoletti. Il libro sarà presentato domenica prossima, 21 agosto, a Talsano, alle ore 20.30, nell’area giardino della parrocchia Madonna di Fatima. Con l’autore dialogheranno il parroco Don Pasquale Laporta e il giornalista e scrittore Gino Lo Papa. Per l’occasione pubblichiamo una riflessione dello stesso Lo Papa su questo interessante lavoro di Pargoletti.

La Carezza della Scienza, saggio denso di riflessioni, tratta un tema sensibile, divisivo. Forte delle sue convinzioni, Sergio Pargoletti mette il lettore con le spalle al muro: bisogna aver fiducia nella ricerca e nella scienza per lo star bene, la sostenibilità ambientale, la coesione sociale. L’elemento principe di prova della validità della scienza è nel dato inoppugnabile della riduzione della mortalità infantile e della longevità, esiti fecondi dello sviluppo della medicina e della pratica dell’igiene. Il vaccino contro il Covid-19, prodotto a tempo di record, ha ridotto ospedalizzazioni e morti. Giornalista e saggista serio, Pargoletti si interroga sul perché dei comportamenti di contestazione violenta, di dispregio dei vaccini e della scarsa considerazione se non del rifiuto dei risultati della ricerca scientifica. Rileva, con cruccio, il ruolo non sempre adeguato giocato dai media rispetto a un virus, spuntato all’improvviso in una situazione già critica che richiedeva misura e prudenza.

Un eccesso di informazione – infodemia – non tutta corretta, ha generato disorientamento e discredito nei confronti delle stesse istituzioni. Dal testo si evince il discrimine tra scienza, opinione e le dottrine ad uso ideologico-politico. Tra le dottrine, le più lontane dalla ricerca della verità, Pargoletti cita l’Eugenetica, che ha avuto cultori anche in Italia. Nicola Pende, pugliese, è considerato uno degli ispiratori delle politiche razziste e antisemite del nazifascismo. Dall’analisi dei comportamenti, tenuti durante la pandemia, emergono due concezioni: la concezione razionale e la concezione prelogica che si alimenta del pregiudizio che non regge la prova del pensiero critico. Ma, come sempre accade nelle situazioni problematiche, quando si sperimentano la fragilità e la sofferenza insite nella condizione umana, l’uomo pretenderebbe dalla scienza anche la felicità, l’immortalità. Pargoletti, nella sua visione olistica della persona, che non è riducibile ad un grumo di cellule, si pone la domanda delle domande: chi è l’uomo? L’aspirazione all’Assoluto porta Pargoletti a rimarcare i limiti della scienza: “La scienza può molto, ma non può tutto”; essa non dà risposta alla dimensione misteriosa dell’uomo in cerca di identità e senso. Per illuminare la condizione dell’uomo tutto intero vanno valorizzate tutte le discipline. Pargoletti, nella sua riflessione sulla condizione umana ci sollecita a recuperare una concezione di cultura quale concezione dell’uomo, visione della realtà, tavola dei valori supremi che ci rendono umani.

Cosa fare?
Non sarà lo strumento dell’intelligenza artificiale a risolvere i gravi problemi dell’umanità. Il futuro del pianeta Terra è deposto nell’opera creatrice dell’uomo. Bisogna investire in educazione e formazione. La sfida si vince con le conoscenze. Per cambiare il mondo bisogna conoscerlo. Superare il deficit di formazione scientifica e formare personalità capaci di pensare in proprio, di interpretare la realtà, ricercando le cause reali degli eventi e dei fenomeni. Pargoletti consegna il testo, pubblicato da Edizioni Radici Future, alle giovani generazioni.

La Scienza non va vissuta come limite alla libertà, tradimento delle regole del vivere insieme, ma come atto d’amore, CAREZZA a ciascuno di noi per una cittadinanza attiva, responsabile. Altrettanto significativo lo scenario del futuro tracciato nella seconda parte nella quale Pargoletti segnala luoghi e ricerche avanzate che hanno già applicazioni pratiche: Distretto Biomedicale del Salento, progetto DEEPER che apre, con l’Optogenetica, prospettive per la cura delle malattie degenerative dell’occhio e delle patologie neurologiche come l’Alzheimer. Innovazioni e tecnologie finalizzate a realizzare la giustizia, che va intesa come difesa della vita e della dignità della persona. Pargoletti declina la giustizia in tre ambiti interconnessi: proteggere la vita, comandamento supremo; salvaguardare il creato; il pensiero va alla Laudato sì e a Querida Amazzonia di Papa Francesco; garantire la sicurezza sul lavoro e praticare la giustizia sociale, mezzo insostituibile del vivere in comunità. Ma per Pargoletti l’investimento sul capitale umano resta fondamentale ma non sufficiente a dare soluzione a inedite emergenze, sfide che travalicano i confini dei singoli stati. La guerra dissennata in Ucraina ci riporta agli orrori del passato con il riemergere del virus del nazionalismo, che rischia di rinchiuderci in comunità rancorose e instabili. L’Europa, durante la pandemia, è stata ciò che vuol diventare: Stati Uniti d’Europa.

Al mondo, dichiara Pargoletti, serve l’exemplum Europa, coscienza critica del pianeta. Il modello della civiltà europea si caratterizza per i giacimenti culturali, la qualità del patrimonio scientifico, gli standard decenti di istituzioni democratiche e, soprattutto, per lo stato sociale, strumento pregiato che coniuga crescita eco-compatibile e equità. Preservare ed estendere il welfare significa riconoscere a tutti i diritti sociali, condizione indispensabile per garantire gli ideali di sicurezza e di pace, di cui sentiamo estremo bisogno.