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Julio Pavanetti, la poesia è dialogo fra culture

Il poeta di Montevideo è stato ospite al “Primo” Festival di Poesia Civile
Julio Pavanetti, la poesia è dialogo fra culture

Si è tenuto lo scorso 18 settembre l’incontro settembrino di “Primo” Festival Internazionale di Poesia Civile e Contemporanea del Mediterraneo e della città di Taranto. Questa quarta edizione, che avrà termine il 30 ottobre, assume il titolo di “VII CIELO. Poetry & Experience Sense” in onore di Dante Alighieri. Nato dall’idea e dal progetto della direttrice Tiziana Magrì, l’evento è organizzato dall’associazione culturale “Contaminazioni” ed è parte del progetto “La restanza”.

Il Festival sceglie di accogliere la poesia che si traduce in dialogo fra culture e generazioni e ritrova così la sua essenza universale, la poesia che crea ponti e unisce mondi e che diventa chiave di volta per singoli e realtà che si fanno portavoce di bellezza, ma anche di istanze fondamentali, dal basso. La poesia che ha il coraggio di osare, di farsi latrice di verità e senso di giustizia: per queste ragioni, l’incontro di domenica scorsa a Palazzo Stola con Julio Pavanetti, patrocinato dall’ambasciata dell’Uruguay, non deve sorprendere. Pavanetti è, infatti, oltre che fine autore, direttore del Festival Internacional de Poesía “Benidorm & Costa Blanca” e fondatore del Liceo Poético de Benidor. Ma è anche un uomo che ha dovuto affrontare la dura realtà di sradicarsi, di trovarsi “spatriato”, per citare un termine usato proprio da un noto autore tarantino recentemente, pur di non sottostare alle dure e irragionevoli leggi di un regime crudele. Dall’Uruguay vessato e umiliato alla Spagna libera.

Così, l’autore di “Battute d’arresto”, il libro presentato durante il Festival, in dialogo con Costantino Liaci – scrittore e attivista culturale – fa emergere tutta l’amarezza di questo percorso. Ma quello che è emerso è anche il carattere tenace di questo poeta che si fa testimone e denuncia «oltraggi e ingiustizie […] il mio rifiuto assoluto al dispotismo». D’altronde, Primo, oltre che Festival di poesia contemporanea, ha nel titolo e nel cuore la poesia civile, quella che si innesta nel terreno per riflettere ed erigere su di esso palazzi di diritti.L’intervento è stato ad opera di Gianpaolo Mastropasqua, curatore postfazione dell’opera. Le letture sono state curate dalla poetessa e artista, Gabriella Grande. In seguito, Joanna Kalinowska – poeta, traduttrice e presidente dell’associazione Amici Italia-Polonia – ha introdotto la ricercatrice, intellettuale e scrittrice, Anita Piscazzi con la quale la poesia ha rincontrato la sua vecchia amica melodia, ritornando nel suo habitat originario: il mondo della musica. Piscazzi, infatti, ha fatto risuonare la poesia tramite il piano in una splendida performance poetico-musicale dal titolo “L’erranza” «un progetto piano poetico che parte dalle dinamiche creative, espressive e musicali della parola poetica che si intreccia con le improvvisazioni pianistiche della stessa autrice.

L’erranza è la necessità di un forte cambiamento nella relazione con l’altro, errare significa sbagliare, perdere i punti di riferimento più sicuri. L’uomo è continuamente in cammino anche quando pensa di restare. Dunque, l’erranza non può esistere senza la restanza, aspetti inseparabili della vita che stabiliscono una reciprocità». Il Festival prevede altri appuntamenti: la residenza poetica La cameriera di poesia, dipanata nelle date 30 settembre e 1° ottobre per gli adulti e 2 ottobre riservato ai più piccoli e alle loro famiglie o accompagnatori e, infine, l’incontro conclusivo del 30 ottobre con l’assegnazione del Premio “Taranto poesia”.