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Le testimonianze preziose dei tanti amici e conoscenti

Il ricordo di Liborio Igino Tebano
Liborio Igino Tebano

Venerdì 2 settembre è deceduto Liborio Igino Tebano, storico personaggio di Taranto, appartenente ad una famiglia che è nella storia della città da oltre un secolo. Di seguito le preziose testimonianze di amici e conoscenti.

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Alberto Altamura – «Ho appreso con grande tristezza la notizia della scomparsa del caro Liborio. Di lui serberemo un vivo ricordo per la sua gentilezza, cordialità, premurosa amicizia. Quando poteva mi telefonava e parlavamo di tutto. Era curioso intellettualmente, si interessava di letteratura, di arte, di sport, dell’amato Taranto. Sempre affabile e sorridente. Me lo vedo davanti come se fosse ieri. Nonostante gli anni e gli acciacchi, anche noi speravamo che potesse tirare ancora, ma l’odioso covid ce lo ha strappato…»

Antonio Basile – «Caro Liborio, in queste circostanze tristi, le parole non sempre riescono ad esprimere la tristezza che stringe il cuore. Dopo Claudio De Cuia, Taranto perde un altro figlio “illustre”, che gli ha reso omaggio componendo canzoni, poesie, dipinti e piccoli gioielli calcografici. Caro Maestro, mi mancheranno molto le nostre conversazioni sull’arte, sulla poesia e sulle nostre canzoni dialettali. Spesso mi cantavi al telefono, le canzoni scritte da tuo nonno Liborio, con la collaborazione di Quintavolo o altri musici che gravitavano nella “nostra” via Cava. Tra le composizioni di tuo nonno, eri solito recitare i versi dedicati alla tragedia che la notte del 2 agosto 1916, colpì la corazzata Leonardo Da Vinci. Quei versi, pregni di viva e sincera commozione. scossero l’animo e il cuore della moglie del comandante, Capitano di Vascello Galeazzo Sommi Picenardi, al punto da indurla a donare a tuo nonno Liborio, la medaglia commemorativa di quel triste evento. Quella storica medaglia, tu l’hai donata al nascente Museo dell’Arsenale, a ricordo di quella immane tragedia, evidenziando con questo gesto, l’amore per la tua amata Taranto. Caro amico, riposa in pace».

Roberto Brundisini – «Ci mancherà. Un uomo giusto, amante del bello e dei rapporti sani, cordiali, costruttivi, positivi. Con la speranza sempre accesa nei suoi occhi, quasi incapace di vedere il male nelle persone. Una fede solo apparentemente semplice, di fatto profonda e lungimirante. Con lui all’improvviso le tensioni si stemperano e torna la pace, non come rassegnazione ma come milieu ideale per crescere, per sognare, per vivere pacificati ».

Franco Buono – «Ho saputo qui a Milano della scomparsa di Liborio, persona affettuosa e gioviale da sempre con tutti noi. Ora è vicino al Signore e alla sua famiglia, preghiamo per lui».

Giovangalberto Carducci – «Ho conosciuto tuo Liborio Igino Tebano negli anni ’80: mi fu presentato, se ben ricordo, da Giacinto Peluso, erano sodali e si stimavano reciprocamente. Ricordo anche che viveva in Via Emilia nello stesso stabile di Ottavio Guida, per lunghi anni direttore dell’Archivio di Stato di Taranto, di cui pure era amico. Insomma, queste come altre sue consuetudini amicali lo tenevano organicamente dentro il mondo dei cultori della storia e delle tradizioni di Taranto, cui egli era già naturalmente vocato per essere il nipote omonimo di una delle voci più limpide e veraci della poesia dialettale tarantina. Egli stesso ha dato il suo contributo a valorizzare le tradizioni della nostra città anzitutto con il suo talento grafico e pittorico. Inoltre, era persona di una dolcezza e di una premura deliziose, sempre affettuoso e cordiale, per il quale l’amicizia era un valore sacro. Insomma, un gentiluomo, autenticamente tarantino».

Filippo Casamassima – «Ho conosciuto il signor Liborio e la signora Giulia alla fine degli anni ‘50, durante alcune visite di cortesia che i miei genitori rendevano periodicamente, secondo una usanza molto in voga in quegli anni. Io ragazzino, li ricordo come due persone molto distinte e molto fini che mi riempivano di attenzioni. Del signor Liborio ho subito apprezzato l’entusiasmo, la sobrietà, la grande cultura e, soprattutto, la voglia di essere utile alla comunità tarantina: con irriducibile determinazione, cercava di portare avanti il progetto e la realizzazione di un’edicola sull’isola di San Paolo, per ripristinare la testimonianza della sepoltura su quel luogo del Generale giacobino Choderlos de Laclos. Obiettivo finale del suo sogno era quello di aggiungere un’altra perla alla rinascita della città, creando un punto di attrazione turistico ma anche culturale, riferito ad un movimentato periodo storico che l’aveva vista protagonista protagonista. Il suo progetto da realizzare sull’isola era qualcosa di semplice e allo stesso tempo straordinario, un disegno dai tratti perfetti che mi diede conferma delle sue decantate qualità di artista e pittore. Ci siamo più volte sentiti e, nonostante non ci fossero progressi tangibili per la pandemia e le ristrettezze economiche generali, il tono era sempre garbato e fiducioso che prima o poi, il sogno sarebbe diventato realtà. Caro Liborio, irriducibile sognatore, lassù se vorrai potrai far visita ai miei genitori, e ti assicuro che, come loro, continuerai a vivere nella mia mente e magari potrai aiutarci a realizzare il tuo sogno. Riposa in pace».

Diego Durante – «Liborio ha vissuto a cavallo di due secoli testimoniandoci sempre lucidamente con la sua cultura, i suoi racconti, la sua arte e il suo impegno civile ed intellettuale, una Taranto che – nonostante le sue mille contraddizioni dei nostri giorni – rimane sempre una città da un fascino unico. Aneddoti, storie sconosciute e dimenticate, continue richieste di ricerche per le quali non smetteva mai di essere affamato, sono un lascito per tutte le generazioni nell’avere sempre sete di pura ed autentica conoscenza anche quando il tempo passa e segna inesorabilmente».

Augusto Correr – «Liborio è stato per anni caro a noi tutti, ma così è la vita: ma qui da noi è stato sempre nei nostri cuori: indimenticabile!!! Questo è certo!»

Paolo De Stefano – «Piango, con animo sincero, fraterno, affettuoso, la scomparsa dell’amico carissimo Liborio Tebano, che mi è stato sempre vicino nell’esercizio della sua arte e della sua cultura. Con lui ho lavorato con gli scritti più volte e Liborio mi ha risposto con devoto animo non solo di amicizia ma di profonda stima. Conservo due ritratti da Lui elegantemente creati: quello di mia madre e quello mio. Lo ricorderò anche attraverso lettere da lui inviate in un numero prossimo con una più estesa memoria dell’illustre amico scomparso».

Emanuele Gallo – «Sono molto dispiaciuto per la morte di Liborio, persona da me poco conosciuta ma che ha saputo attrarre la mia stima per nobiltà d’animo e spessore morale: un uomo d’altri tempi. Una grave perdita».

Fabio Matacchiera – Il Maestro Liborio Tebano rappresenta la memoria storica di Taranto. un uomo di grande cultura e saggezza, instancabile studioso fino agli ultimi giorni della sua vita. Con lui mi rapportavo frequentemente per sapere segreti e inediti dei tempi passati. Partecipo al dolore della famiglia esprimendo le mie più sentite condoglianze.

Guglielmo Matichecchia – «Il sorriso, la sua familiare cordialità, il suo garbo da gentiluomo di altri tempi, la sua magnanimità ci mancheranno. Conosceva e praticava generosamente il valore dell’amicizia, con la quale sapeva stabilire rapporti sinceri e duraturi con tutti. Era il custode della memoria della migliore Taranto, quella di Piero Mandrillo, di Giacinto Peluso, di Giovanni Acquaviva, di p. Adiuto Putignani, di Cosimo Fornaro, di Antonio Durante, di Alberto Carducci, di Ottavio Guida, di Nicola Gigante, di Giacinto Spagnoletti, di Michele Pierri, di Cataldo Pierri, di Guglielmo Motolese, di Claudio De Cuia di tanti che accoglieva familiarmente nella sua casa, rispettandolo e amandolo per la sua capacità di essere sempre positivo, di saper scrutare, nelle varie situazioni, ogni germe di bene! Indimenticabili le sue preziose cartoline in china acquerellata, con scorci colorati della Taranto più bella, che inviava – per gli auguri a Natale e a Pasqua – ai tanti amici ai quali desiderava essere sempre vicino e far sentire la dolcezza del suo singolare affetto. Quanta sensibilità nelle sue ultime telefonate, nelle quali la voce chiara e squillante nascondeva l’età avanzata; quanta lucidità nelle sue argomentazioni e quanta purezza di sentimenti con cui sapeva dare il senso di una cultura profonda, di un’umanità vera, autentica. Amava Taranto, desiderava sempre una città migliore, con il rispetto della grandezza delle sue gloriose tradizioni e con uno sguardo ad un futuro in grado di valorizzare le tante speranze delle nuove generazioni! Grazie, Liborio!»

José Minervini – «Per me Liborio Tebano era una voce chiara e ben impostata: la voce di un uomo rimasto incredibilmente giovane nella mente e nell’anima. Lo conoscevo solo di fama, come artista, ma circa tre mesi fa mi telefonò, pur non conoscendomi di persona. Una telefonata inaspettata che mi stupì e mi recò molta gioia. Tebano, infatti, volle congratularsi con me perché aveva letto e apprezzato il mio articolo sul libro di Guglielmo Matichecchia intitolato “Quel padre e quel maestro. Il San Francesco di Dante”; un articolo pubblicato nel giugno scorso su “Taranto Buonasera”, il giornale che egli leggeva assiduamente. Le sue erano le parole, cordiali e sincere, di un gentiluomo affabile, di un signore d’altri tempi. Con lui, esempio di uno stile, ormai perduto, di antica signorilità, si conclude un’epoca. Da parte mia, ora, il rimpianto di non aver avuto il tempo di stringere un’amicizia con un artista che mi avrebbe arricchita con tutta la sua esperienza culturale e la sua umanità di autentico umanista».

Fedele Moretti – «Liborio Tebano, mio affezionatissimo zio, ha impersonificato la locuzione “gentiluomo d’altri tempi”. Il tratto elegante, i modi gentili, la finissima educazione, hanno caratterizzato sempre la sua persona ed il suo rapportarsi con gli altri, che fossero essi amici, colleghi o conoscenti; egli aveva per tutti un sorriso ed una parola affabile. Ha saputo così coltivare amicizie in ogni ambito, sempre con animo disinteressato, approfondendo rapporti nati sul posto di lavoro o nel mondo culturale tarantino, cui egli apparteneva per il suo grande amore per la pittura e la poesia: chi non ricorda le sue cartoline dipinte a mano, di cui omaggiava amici e parenti in occasione delle più importanti festività? Nel privato è stato un uomo attento, affettuoso, premuroso, sino all’ultimo giorno “preoccupato” per la sua amata Giulia e le adorate Elvi e Rossana; per noi pochi nipoti sempre presente, con la discrezione che gli era consueta, nel darci consigli e nel chiederci, anche adesso che siamo tutti uomini fatti e padri di famiglia, come stessimo e se avessimo bisogno di qualcosa con la sua immancabile telefonata. Con lui se ne va una delle ultime colonne della famiglia e di una Taranto che non c’è più».

Enzo Risolvo – «Ho appena appreso della dipartita del mio caro e mite amico, Liborio Tebano. Una persona a cui ho voluto tantissimo bene, uomo di profonda cultura, un artista tra i più importanti del territorio tarantino, degno della sua rinomata famiglia. Negli ultimi 20 anni Liborio è stato il mio “rifugio” culturale. L’ho voluto ospite in due mie trasmissioni; sono riuscito anche ad ospitarlo sulla motonave; ha fatto la prefazione ad un mio libro e in tanti altri ho voluto un suo autorevole approfondimento. Piango un vero amico, e mi unisco al dolore di tutta la famiglia. Che Iddio, nella sua immensa misericordia lo abbia tra gli Eletti. Ciao Liborio!»

Domenico Sellitti – «La comunità tarantina perde un’altra espressione artistica di alto livello. Liborio Tebano rappresenta, insieme con Claudio De Cuia, scomparso anch’egli, pochi mesi fa, una tensione artistica e culturale squisitamente e accoratamente legata all’amore per la terra natia. Fu proprio Claudio De Cuia a farmelo conoscere, anche e soprattutto attraverso la sua arte incisoria. Una voce autorevole, una mano inimitabile quanto ineguagliata. Così Claudio mi raccontava spesso di come, insieme con un ristretto gruppo di intelligenze tarantine, avessero in altri tempi creato un sodalizio spontaneo, da taluni definito di provincialisti, che si opponeva al facile campanilismo di propaganda di un illustre comitato tarantino, promotore di un altrettanto illustre premio oggi dimenticato, che demagogicamente premiava le eccellenze nazionali sacrificando – sosteneva sempre De Cuia – la grandezza e l’originalità di artisti e letterati tarantini. Una schermaglia intrisa di dignità e di decoro, dote di altri tempi. Resta oggi a noi la responsabilità della memoria, che non può e non deve essere distrattamente trascurata».

Cataldo Sferra – «È la perdita di un grande amico! Che tristezza non ricevere più quelle e quotidiane telefonate. Liborio era un amico, un maestro di vita e di arte; dal 1970 (come attesta il ricordo di una foto che ci ritrae insieme) fino a pochi giorni prima che ci lasciasse abbiamo vissuto momenti intensi di collaborazione reciproca sulla “tarentinità”. Quanti ricordi mi ha lasciato l’amico Liborio. Conserverò gelosamente: le foto che volle fare insieme a me a casa sua; quello che probabilmente è il suo ultimo disegno a matita: un mio ritratto, da lui realizzato e datato 6 giugno 2022, che prende a modello, dal retro di copertina di uno dei miei libri in dialetto tarantino, una mia fotografia e due sue xilografie con l’orologio di piazza Fontana e il largo San Gaetano. Terrò il tuo ricordo sigillato nel mio cuore per tutta la vita Grazie Liborio!»

Paolo Domenico Solito – «Dopo Claudio De Cuia, ci lascia Liborio Tebano. Anche in questo caso un “vecchio tarantino” (era il rispettoso soprannome del principe Giannantonio Orsini del Balzo, e può adattarsi a questi vegliardi contemporanei). Con lui scompare un artista che ha onorato la sua città, appartenente ad una talentuosa famiglia in cui l’arte è intrisa di tarentinità. Conserviamo la memoria di questi uomini benemeriti».