x

x

Nella testa barbata l’eredità di Lisippo

Continua la rubrica mirata alla conoscenza delle meraviglie del Museo Archeologico Mar/TA, con un taglio scientifico e divulgativo, con particolare attenzione alle fonti. Vi informeremo in un percorso in più puntate su vicende, personaggi, curiosità alla riscoperta dell’arte e della nostra antica storia.

E’ il bisogno della memoria dell’antico di essere corroborata chiedendo aiuto alle moderne tecnologie che oggi come oggi vanno per la maggiore anche negli scrigni dell’antichità: i musei archeologici. Se l’originale bronzeo non c’è più si ricorre ad una riproduzione ingigantita per evocare nell’immaginario del fruitore il Colosso di Herakles, già vanto dei Tarantini, commissionato nel IV secolo a.C. al più creativo e famoso scultore ellenistico dell’antichità: Lisippo di Sicione, una città greca di plasmatori d’argilla, ceramisti e bronzisti; basti dire che tutti i bambini di buona famiglia, a Sicione, dovevano prima di tutto imparare la disciplina del disegno e della pittura. Prendiamo esempio.

Mentre giù nel museo in tanti fan foto alla grande testa moderna di legno dipinto, su la piccola testa di Herakles della sala XIII dedicata alla Taranto Romana, opera d’arte antica autentica in marmo pario, creata in una bottega di copisti nel III-II secolo a.C. (arte ellenistica) viene guardata in fretta, di passaggio senza far mente locale che è proprio lei ad aver originato il testone di legno con l’aiuto del lazer; ma non è affidata a lei, la piccola testa, l’evocazione del Colosso che invece viene proposta con un cartellone abbinato al testone sintetico, un grande pannello, dove alla testa di marmo della XIII Sala si dedica solo un rigo: “testa di marmo da cui è stata ottenuta la copia”. Ecco la meravigliosa copia antica, ellenistica dicono i più, della testa di Herakles e cioè del Colosso che stava sull’Acropoli di Taranto oggi Città Vecchia. è un capolavoro!

Della statua intera si conserva ahimè, solo la testa che vi stiamo presentando, collocata al primo piano del Museo; l’opera è accompagnata da una sintetica didascalia come “testa virile ispirata all’Heracles seduto, statua in bronzo realizzata a Taranto da Lisippo intorno al 311 a.C.”: abbiamo indicazioni stringate, ma importanti per proseguire la ricerca. Presentata così, come testa virile ispirata ad Herakles e non come testa del semidio Herakles, mi pare tenda a suggerire una interpretazione come ritratto eroico di un personaggio, ancora ignoto, idealizzato come Herakles ed ispirato ai più antichi ritratti eroici lisippei. Gli studiosi finora però la leggono solo come testa di Herakles e come una libera copia antica, ma in scala ridotta, del Colosso lisippeo; essa trasmette ancora oggi tutta l’emozione ed il pathos che certo suscitava l’originale in bronzo collocato sull’Acropoli ma ormai perduto. Una cosa penso davanti alla copia antica di marmo: in questa testa barbata, definita dall’Adriani “nervosa e patetica”, c’è una parte dell’eredità dell’arte profusa da Lisippo qui a Taranto, ai Tarantini di ieri e, grazie a questa negletta opera d’arte, e non certo in virtù del capoccione con l’urea, anche i Tarantini di oggi possono provare l’emozione vera che dà l’arte antica di Lisippo ancor più se carica di memorie e di storia della città.

Si tratta infatti dell’unico autentico relitto scultoreo antico tarantino (purtroppo copia anch’esso come stiamo vedendo) dell’originale bronzeo di Lisippo perduto per sempre: il Colosso che lasciava gli antichi visitatori dell’Acropoli tarantina a bocca aperta. Troppo bello sarebbe portare il capoccione di Herakles proprio sull’Acropoli anziché tenerlo chiuso nel Museo! Quell’operazione di copiatura moderna dell’antico avrebbe un significato maggiore, anche urbanistico, e forse si conquisterebbe un’aura tutta sua nel ritorno al contesto originario. Tutta la Città Vecchia dovrebbe avrebbe un altro scatto d’orgoglio per essere stata nel IV-III secolo a.C. la sede di un capolavoro di Lisippo, il più grande e primo scultore ellenistico che il mondo abbia conosciuto.