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Pasolini, una ricerca poetica nella realtà del Novecento

Da lunedì all’Istituto Augusto Righi la mostra sul poeta e regista ucciso 47 anni fa
Pier Paolo Pasolini

Lunedì 28 novembre, alle ore 11, nell’Aula Magna dell’Istituto Righi, si inaugura la mostra evento su Pier Paolo Pasolini con una lectio magistralis del Prof. Paolo De Stefano alla presenza di autorità comunali, rappresentanti della cultura e di alcune classi liceali. Alcuni docenti hanno seguito i propri studenti, che reciteranno pagine pasoliniane tratte dal romanzo “Una vita violenta”, quindi si procederà in rassegna della interessante mostra fotografica e della interessante esposizione di libri dell’opera pasoliniana, alla quale hanno partecipato anche altre note biblioteche della città. La mostra sarà aperta fino al prossimo Natale. La cittadinanza è invitata.

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“ a dì … 1935, carissimo amico, sono giunto ieri a Casarsa (finalmente), dopo un lungo ed estenuante viaggio da Bologna. Mia madre, benché fosse molto stanca, pressata dalle continue richieste mie e di mio fratello Guido, la vedevo con gli occhi sereni, era seduta su quel sedile vicino al finestrino, sul quale scorrevano le immagini del panorama padano, che ci accompagnava dolce e monotono fino alla staczioncina di Casarsa. Già, Casarsa! Il suo pensiero vola sempre lì durante l’inverno; ovunque ci troviamo per il lavoro di mio padre, capita che durante il giorno si assenta, ma noi sappiamo dov’è. A volte ci stordisce il suo silenzio, «…mà, a che pensi…».

Scusate bambini, dice lei, poi, senza volerlo, comincia a raccontare qualcosa della sua infanzia… del suo paesello sul fiume… una storia che viene fuori come la lettura di una fiaba, dalla quale negli anni abbiamo assunto le sue stesse sensazioni. A volte quando ci ritroviamo a Casarsa, specialmente in estate per trascorrervi il lungo periodo estivo, tutti e tre abbiamo l’emozione di trovarci in quella favola, che solitamente racconta durante le buie sere nell’inverno padano.” Ma oggi siamo qui, e quello che più conta è che siamo felici di essere noi i veri protagonisti della favola, che anche ieri la mamma ci ha raccontato prima di addormentarci”. Quella lettera di Pier Paolo Pasolini mi riportava alla sua infanzia, quando era soggetto ai continui spostamenti in città diverse e ritornava spesso nel paese della madre Susanna, maestra di scuola elementare. “ a dì……amico carissimo, mi trovo a Casarsa, solo per qualche ora ancora, ma domani tornerò nella nuova città presso la quale mio padre è stato destinato. Odierò fino alla morte la vita militare e la filosofia dell’autoritarismo, come quella che egli esercita in famiglia, perché frena l’umanità fra le persone e scoraggia ogni sentimento affettivo. Io non ho mai parlato con mio padre. Non so chi sia.”

Pasolini trascorre i suoi primi anni della giovinezza nell’altalena di sentimenti tra tensione e lontananza affettiva verso il padre Carlo Alberto, ufficiale di artiglieria di nobile famiglia ravennate, invece la madre Susanna Colussi, le è vicino, affettuosa e dolce, così sarà per tutta la via. “ a dì …1937, amico mio carissimo. Ancora un’estate da trascorrere qui a Casarsa. Che io sia felice è dir poco. Non mi puoi comprendere, lo so, ma i fremiti che mi scuotono dentro, il pensiero di giocare con gli amici, le sensazioni di fratellanza che condivido con quanti incontro in questo luogo ogni giorno mi riempiono l’anima e la fanno serena. Tremo anche a parlare…, ma si può essere tanto felici? Ti giuro che ho già letto abbastanza e tra tesi filosofiche, argomenti psicologici, poemi, romanzi, poesie, tutto affascinante e credibile, ma è qui che mi sembra cogliere il vero significato della parola, cosa possa essere questo vortice, che mi travolge qui nella casetta di mia madre a Casarsa, dove ho trovato nascosto quel significato: nelle stradine intasate di tanta umanità, nelle case accoglienti degli amici e della gente onesta e laboriosa, nelle campagne sulle rive del fiume. Vicino all’eterno paesaggio montano!”

In questa lettera è tutta raccontata l’atmosfera che si respira nel verso delle sue “Poesie a Casarsa “, la prima raccolta di versi in dialetto friulano, che Pier Paolo darà alle stampe nel 1942 per i tipi della libreria Antiquaria. Pier Paolo continuerà ancora a scrivere in vernacolo, i suoi studi sul dialetto friulano lo solleciteranno a promuovere nel dopoguerra l’«Accademiuta», una sorta di centro studi del dialetto friulano, fondata con vari amici (tra cui il cugino Nico Naldini) il 18 febbraio 1945. I nuovi testi poetici dialettali verranno successivamente raccolti nel 1954 nel volume La meglio gioventù, ripreso successivamente, fino alla forma definitiva La nuova gioventù (1975). Nel 1939 Pasolini s’iscrive all’università di Bologna, con i suoi tre amici Luciano Serra, Francesco Leonetti e Roberto Roversi daranno vita al progetto degli “ Eredi “, la rivista intendeva seguire il dibattito sulla poesia italiana, nei suoi fascicoli si analizzavano le diramazioni che prendeva la nuova poesia: Montale, Ungaretti, Caproni, procedendo sempre verso la stella polare della tradizione. Sono anni intensi, di studi, di applicazione, non manca la sua collaborazione anche verso altre riviste “ Il Setaccio “ e “ Architrave “, anche in queste la sua ricerca si allinea a quelli che sono i presupposti della nostra letteratura tradizionale, poi i suoi coinvolgimenti tematici, sul cinema e sulle arti figurative. Qui gli approfondimenti della letteratura non sono limitati agli autori italiani, ma recuperano una serie di opere, autori e argomenti appartenenti a figure di livello internazionale.

“A dì ……, 1945, amico mio, come hai già saputo (un colpo tremendo che mi ha fatto dimenticare per un periodo che io avessi amici come te) ERMES c’è stato tolto, restituito nel feretro della storia. Diciamo che sono distrutto dal dolore, ma non è solo questo, mi sconvolge per come siano andate le cose, non puoi trattenerti dal pianto, ti hanno ucciso un fratello, capisci! Si, forse tu riesci a comprendere il mio dolore, ma ti assicuro che è quasi impossibile comprendere quello di una madre che ha perduto suo figlio: deve essere al pari di quello della vergine Maria quando, giù dalla croce, assisteva alla crocifissione di Gesù, poi si mise in una preghiera di pianto, finché non lo uccisero. Amico carissimo, ascoltami…mia madre sta morendo, devo fare qualcosa. Devo!” La fine della guerra fu un momento luttuoso per lui e la madre Susanna. Suo fratello Guido, allora diciannovenne, si era unito alle formazioni partigiane azioniste, che agivano sulle montagne di Udine al fianco della seconda brigata Garibaldi, la quale era una formazione comunista. La morte di Guido è documentata dalla storia sotto il nome di “ la strage di Porzus “, le due unità militari italiane si trovarono in uno scontro frontale contro i tedeschi, l’unità dov’era Pasolini ebbe la peggio a causa di un mancato intervento dei comunisti sloveni. Il giovane Guido rimase ucciso.

Dopo la durissima esperienza della guerra Pasolini prosegue il suo cammino di poeta e intellettuale, egli considera la sua iscrizione nel PCI una improrogabile necessità. Nella poesia de L’usignolo della chiesa cattolica (195 ) c’è il suo travaglio di una coscienza che perdeva la fiducia nella chiesa vaticana (smarrita nel burocratismo di potere attraverso il suo autoritarismo e la sua espressione politica della Democrazia Cristiana) e intravvedeva nell’azione di un partito ateo, come il P.C.I., mettere in pratica i punti cardini del dettato evangelico. La fede cristiana stava perdendo la sua consistenza spirituale per trasformarsi nella ragione di stato: il Dio potere era molto più forte del Dio evangelico, che operava fuori dai palazzi vaticani: Ma c’è nell’esistenza / qualcos’altro che amore / per il proprio destino. / E’un calcolo senza / miracolo che ancora / o sospetto che incrina. / La nostra storia.! morsa / di puro amore, forza / razionale e divina… “ X, La scoperta di MARX L’usignolo è scritto in lingua, Pasolini lascia il dialetto friulano perché va oltre la realtà provinciale, recupera temi e problematiche nuove: egli prende coscienza di aspetti sociali più complessi, è propenso a indagini sociali di più ampio respiro, mette a nudo il suo travaglio religioso. Che lo porta alla militanza marxista. Unitamente all’elaborazione letteraria il suo impegno politico procede nel suo attivismo nelle lotte popolari e pensa che sia del tutto naturale prendere la tessera del PCI, partecipa attivamente a quel fermento teorico del dopoguerra, è propenso a credere che nelle teorie marxiste potessero insinuarsi gl’insegnamenti dei quattro vangeli.

Nel 1947 Pasolini intraprende l’insegnamento nella scuola media di Valvassore, presso Casarsa. Ma qui accade qualcosa d’imprevisto, un episodio rincrescioso che frantuma le aspettative di un uomo: la sua omosessualità dirompe nella piccola realtà di provincia, i fatti di Ramuscello fanno rumore perché Pasolini è conosciuto, stimato, è un intellettuale dinamico e creativo.

Siamo nel settembre del 1949, la realtà gli si scaglia contro, viene allontanato dall’insegnamento con un processo (il primo dei 33 subiti) per atti osceni in luogo pubblico, fu espulso dal PCI «per indegnità morale e politica», la comunità cittadina seguiva la voce clericale ed ecclesiastica, solo la madre gli rimase al suo fianco. E lo segue a Roma. Sono anni difficili, si dovevano fare scelte necessarie per sopravvivere, la madre Susanna trova un’occupazione, si adegua al lavoro di domestico, Pasolini si sarebbe dedicato ad alcune lezioni private, ma…ormai il tempo a sua disposizione era tanto, spesso si trovava il giro per le borgate attorno alla città eterna, incontra molti ragazzi che vagano come lui senza una meta, ragazzi di vita che si fermano con lui e lo faranno riflettere. Nelle borgate di Pietralata, Prenestrina, Pasolini riesce a stabilire un contatto di fiducia con i ragazzi, giovinotti, donne, lavoratori, disoccupati, s’interessa della loro vita, tutto quel sottoproletariato era una realtà che lo attirava e si sviluppavano idee, idee nuove che presero forma di un progetto narrativo, non immaginava che tutto quell’universo lo avrebbe condizionato al punto da inventare la sua arte cinematografica. Nelle borgate romane Pasolini tornerà ripetutamente dopo quei giorni di sconforto, sarà come un luogo essenziale della sua vita quotidiana, in quelle strade polverose o fangose (a secondo le alternanze atmosferiche), costeggiando quegli edifici isolati e bui, in quegli ambienti pubblici: bar, circoli ricreatici, mercati rionali, Pasolini s’ interessa di tutta quella gente, elabora a misura quei personaggi e li propone in trame essenziali, sequenze di vita del sottoproletariato romano.

In Ragazzi di vita (1955) racconta il vagabondare giornaliero di una brigata di giovani, trascorrono il loro tempo in giro senza una meta, le giornate passano comunque, si susseguono tra una bravata e l’altra. In Una vita violenta (1959) la trama ha per protagonista Tommasino, anch’egli fa parte di una combriccola di ragazzi del quartiere periferico di Pietralata, che si avventurano ogni giorno per le strade della città eterna, dove si consumano tutte le loro aspettative di vita. Solo Tommasino sta per uscire dal pantano della vita di borgata, ma non fa in tempo. Nel 1965 pubblica i racconti Alì dagli occhi azzurri, testi narrativi e bozzetti che aveva scritto in anni precedenti. Pasolini non aveva mai lasciato la poesia, anzi, avrebbe voluto riprendere le sue poesie friulane per riunirle e forse per avviare un nuovo progetto, ma poi…quello di Casarsa era un paradiso lontano, quindi anche il dialetto era fuori luogo, Roma era diventata ormai la sua città, nella lingua della sua infanzia, che si portava nell’anima, non ci si poteva più esprimere. L’esperienza di Officina (1955- ’58 e 1959) lo avviò decisamente altrove, il suo nuovo impegno poetico e linguistico era quello di aderire alla Koinè nazionale e, di conseguenza, si diede ad approfondire quelle problematiche linguistiche. Una decisa versione di poesia civile rappresentano i poemetti di Le ceneri di Gramsci (1957), si tratta di componimenti satirici, osservazioni e valutazioni della realtà con una poesia di tono prosastico, che argomenta temi di prospettiva storica e politica, esistenze ricche di aspetti umani ed eventi che rappresentano tratti della società italiana. In La religione del mio tempo (1961) Pasolini insiste nel tono profetico, il mondo che stiamo attraversando ha perduto i suoi riferimenti religiosi, la fede che noi diciamo, in realtà non coinvolge più il nostro spirito. Poesia in forma di rosa (1964) si presenta come un diario doloroso nelle cui pagine (poesie) Pasolini racconta la propria delusione per le vicende politiche italiane e l’amarezza per la falsità intellettuale nel paese.

Nel volume Trasumanar e organizzar (1971) traduce la propria esistenza in un’ avventura retorica. A partire degli anni ’60 l’attività culturale di Pasolini si dirama in tre orientamenti precisi. La più imponente è la sua conversione cinematografica. In verità possiamo convenire con quanti sostengono che in alcuni suoi films lo scrittore opera una rielaborazione plastica dei temi già presenti nella sua narrativa. Il secondo è l’attività di giornalista e saggista, che Pasolini svolge attivamente nei numerosi dibattiti, a cui non si sottraeva ( diversi sono i suoi interventi televisivi o in manifestazioni pubbliche). Molti sono i problemi del nostro tempo: la corruzione, la gestione clientelare del potere politico, la droga, i diritti civili, tutti argomenti in cui fece sentire quasi insistentemente la sua voce, anche con proteste clamorose, nelle manifestazioni di piazza, la sua solidarietà per le minoranze le riportava nei suoi servizi giornalistici: L’Europeo, il Corriere della Sera, il Tempo ecc. I temi sociali furono le costanti polemiche pasoliniane, entrarono anche nei suoi libri, al pari della sua saggistica letteraria, dei suoi studi, approfondimenti, recensioni, testimonianze dirette, che trovarono una definitiva sistemazione nei volumi che definiscono la sua poliedrica personalità: Passione e ideologia (1960) sono saggi scritti fra il ’48 e il ’58, Empirismo eretico (1972) altri saggi e interventi degli anni sessanta nelle tre sezioni Lingua, Letteratura e Cinema; Descrizioni di descrizioni (1979) in questo volume postumo sono stati riuniti considerazioni e interventi letterari o di altro tenore, già pubblicati sul quotidiano Il Tempo. Quindi siamo al suo impegno intellettuale – polemista, che corrisponde all’intellettuale organico di origine gramsciana.

C’è da dire che la produzione saggistica e le sue collaborazioni nelle rubriche giornalistiche hanno amplificato la voce di Pasolini sulle problematiche del nostro tempo. Nel dibattito culturale degli anni ’60 e ’70 s’ inserì quasi prepotentemente, ritagliandosi il suo ruolo, quello di polemista, che gli permise di combattere per la garanzia dei diritti civili, a favore delle classi meno rappresentate: quelle del sottoproletariato, diede voce agli omosessuali, difese energicamente ogni forma di diversità. Si mise sempre dalla parte dei più deboli, delle classi più svantaggiate e lo fece usando tutte le sue forze, facendo leva sul suo personaggio, sul suo peso letterario, sulla sua portata giornalistica, lo fece con impegno politico, sempre presente nelle manifestazioni civili. Pubblicò sul settimanale l’Espresso un componimento in versi, nel quale ritraeva uno degli scontri sociali del periodo sessantottino tra il corteo degli studenti e la polizia: i padri contro i figli.

Pasolini si schierò a favore dei poliziotti, i padri di famiglia, perché in quel caso gli studenti non protestavano per il riconoscimento dei diritti di libertà, ma si disposero contro quei servitori dello stato, avventurandosi in una lotta generazionale assolutamente sbagliata. Queste sue battaglie contribuirono a sollevare le contraddizioni profonde della società italiana, nella politica denunciava un sistema di potere diffuso gestito in nome del popolo italiano, ma che operava per interessi economici privatistici e lobbistici, lasciando i cittadini ai margini della cosa pubblica, Pasolini lasciava intendere dai suoi scritti e con i suoi interventi il pericolo di questa spartizione mafiosa dello stato, che, con il depauperamento delle risorse economiche, potevano determinare fratture non più rimarginabili nel tessuto sociale e, quindi, pericolose per la tenuta del sistema democratico. Di tutto questo si vedano le sue collaborazioni giornalistiche: il Caos e in modo più particolare il suo romanzo incompiuto Petrolio, una montagna di oltre duemila pagine (che il poeta non riuscì a completare), in cui Pasolini avrebbe voluto trattare in forma enciclopedica di quella corruzione politica e malavitosa, che opprimeva la crescita economica e democratica della società italiana. Pasolini muore a Roma il 2 novembre 1975, probabilmente ucciso da uno dei suoi ragazzi di vita nello scalo di Ostia.