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Le proposte: Rita Indiana e i saggi su Proust di Francesco Orlando

I consigli della settimana per la lettura
RITA INDIANA - “I gatti non hanno nome” - NNE

Sei famoso se hai pubblicato un libro? Certamente no. Meglio, non sei famoso se quel libro non si è imposto nelle cronache per vendite, stranezze dell’autore, per essere tratto da una serie televisiva, se non è stato tradotto in molti paesi stranieri, o semplicemente se il libro non è frutto del passaggio da una trasmissione televisiva. A che serve poi scrivere un libro se non si passa dai media per pubblicizzare la propria opera. Immaginate Dostoevskij, immaginate Hemingway correre dietro presentazioni o eventi social. Andare in televisione come Serena Dandini a promuovere (elemosinare) i propri libri in qualsivoglia buco dell’etere. Capirete che la letteratura non passa dalla televisione o ci passa raramente. Un fatto è certo che siamo diventati come allodole a cui per cadere in trappola non servono più nemmeno specchi così luccicanti. Al mercato editoriale non interessa la qualità ma la quantità. Ci accontentiamo di un mercato abitudinario oggi Bruno Vespa, domani Fabio Volo. Un mercato mono marchio, mono autore, monotono infondo. Un mercato che non consente a tutti gli stessi percorsi o peggio, li ostacola.

RITA INDIANA – “I gatti non hanno nome” – NNE
La giovane protagonista di questo libro non ha nome. Passa l’estate lavorando come segretaria nella clinica veterinaria degli zii mentre i genitori sono in Europa. Intanto annota su un quaderno i possibili nomi per un gatto, ispirandosi alle persone e agli animali che colpiscono la sua immaginazione. Come Zio Fin, che sguscia di stanza in stanza per evitare le sfuriate della moglie, Zia Celia, la cui rabbia si proietta in forma di scritte al neon. Come Armenia, la cameriera che da bambina curava la tubercolosi con un cucchiaio; e ancora come Radamés, il ragazzo di Haiti la cui voce sembra uno sciroppo per la tosse. In un libro impossibile da riassumere se non leggendolo, Rita Indiana illumina quel breve, magico momento della vita in cui ci si mette in cerca della propria identità.

FRANCESCO ORLANDO – “In principio Marcel Proust” – Nottetempo
A cento anni dalla morte di Marcel Proust, questo libro raccoglie cinque saggi sul grande scrittore pubblicati da Francesco Orlando tra il 1973 e il 2010, insieme alla trascrizione di una sua conferenza sulla Recherche. Un volume postumo che contiene, con le parole dell’autore, “quel poco che ho scritto su Proust”: formulazione che in realtà, a leggerla oggi, è un understatement, date la singolarità dello sguardo critico e la profondità del taglio interpretativo che emergono da questi scritti orlandiani – i quali, a partire dagli anni ’70, hanno “inciso un solco in una letteratura specialistica all’epoca ancora prigioniera di una visione spiritualizzante, statica ed elitaria” di Proust, come scrive il curatore Luciano Pellegrini. E infatti, partendo dall’“insolita componente storicizzante e marxisteggiante” (secondo le parole dell’autore stesso) che inizialmente conduce Orlando a interpretare la portata universale della mondanità proustiana, si passa agli studi di originale impostazione psicoanalitica, per giungere infine a un ampio saggio di “genetica tematica” in cui l’autore presenta la sua chiave di lettura complessiva del sistema di costanti e varianti della Recherche.

Antonio Mandese
Libraio ed editore