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Pasolini, un intellettuale scomodo

All’Istituto Righi una riflessione e una mostra sulla poliedrica attività del poeta e cineasta
La mostra su Pasolini allestita nella biblioteca dell’Istituto Righi

C’è stato un tempo in cui gli istituti tecnici erano considerati scuole di serie B. Adatti, più che altro, ad assicurare un “pezzo di carta” a chi non intendeva proseguire gli studi all’università o a chi riteneva che fossero percorsi didattici più sbrigativi rispetto, magari, ad un liceo. E in quel tempo, le materie umanistiche negli istituti tecnici erano considerate del tutto marginali, come se un buon tecnico industriale o un perito elettronico non avessero diritto e dovere di costruirsi una formazione culturale di base che, comunque, sarebbe risultata utile, utilissima, anche nella vita privata, nella propria crescita di uomini e donne, come in una qualsiasi attività lavorativa.

La piacevole novità è che quel tempo, fortunatamente, è messo alle spalle. E così accade che all’Istituto Righi – oggi con una presenza femminile tra gli studenti fino a non molti anni fa del tutto impensabile – si organizzi una intera giornata di approfondimento sulla figura di Pier Paolo Pasolini, un degli intellettuali più scomodi e controversi del Novecento. Ed è ancora più sorprendente che lo si faccia con una magistrale riflessione di una delle più alte espressioni della cultura umanistica e letteraria della città: il professor Paolo De Stefano, già preside del liceo classico Quinto Ennio nonché infaticabile motore di eventi culturali. Merito, tutto ciò, della dirigente scolastica Iole De Marco che ha voluto aprire gli orizzonti culturali dell’istituto tecnico anche attraverso queste felici opportunità sui temi umanistici. In particolare, la giornata su Pasolini ha visto come animatore il responsabile della biblioteca dell’istituto, Vito Donato Litti.

L’incontro si è aperto con alcune sequenze teatrali messe in scena dai ragazzi della classe V AL, diretti dalla professoressa Carmela Mancini. Gli studenti hanno interpretato i ragazzi di vita dei quali Pasolini narra nel suo romanzo “Una vita violenta”, forse il cuore della sua poetica sui giovani delle periferie e del sottoproletariato. Momenti pasoliniani anche in altri interventi recitativi, questa volta degli studenti delle classi III BM e IV AI, diretti dalla professoressa Stefania Albertucci. Nel suo intervento il professor De Stefano ha tessuto un interessante filo conduttore tra Pasolini e Gramsci, al quale il poeta, scrittore e cineasta aveva anche dedicato il poemetto “Le ceneri di Gramsci”. Nella poetica pasoliniana si legge infatti la critica all’indifferenza della borghesia e a quel perbenismo il cui contraltare era appunto la vita nei sobborghi.

Sul piano più strettamente letterario, il professor De Stefano ha messo in luce il Pasolini massima espressione dello “sperimentalismo”: «Lo fu per la sua originalità linguistica che gli permetteva, attraverso lo sperimentalismo del dialetto friulano, di avvertire la realtà; e la Storia dei modi che poi gli furono congeniali nella scrittura». Un ritratto lucido, quello disegnato dal professor De Stefano, che non ha mancato di sottolineare, sotto il profilo politico-ideologico, il difficile rapporto che Pasolini ebbe con il Partito Comunista dal quale fu persino espulso per “indegnità morale”. Un vissuto travagliato, quello di Pasolini, che comunque ha segnato un capitolo importante nella cultura e nella storia di questo Paese. «Visse tragicamente la storia – ha concluso il professor De Stefano – perse tragicamente la vita». All’incontro sono intervenuti anche il direttore della biblioteca Acclavio, Gianluigi Pignatelli, e il direttore di TarantoBuonasera, Enzo Ferrari, il quale ha ricordato i momenti in cui Pasolini ha incrociato la sua opera con Taranto: le due partecipazioni al Premio Taranto; la realizzazione del film “Il Vangelo secondo Matteo”, le cui riprese furono effettuate anche nelle gravine di Massafra e Ginosa; il suo reportage “La lunga strada di sabbia” nel quale parla della bellezza di Taranto come di una conchiglia, di un’ostrica aperta. Nella biblioteca dell’istituto, infine, è stata allestita una mostra ricchissima sull’intera opera di narrativa, poesia, saggistica e cinematografica di Pasolini: fotografie, articoli d’epoca e tanti libri. Davvero, quello vissuto al Righi, un momento di alta intensità culturale.