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Quasimodo e Leonida: la mostra al Mudit

Si chiude il 20 gennaio l’esposizione sulle traduzioni “tarantine”
Da sinistra. l’assessore Fabiano Marti, Aldo Perrone, Flavio Santi e Barbara Gortan

Sta per concludersi presso il Mudit, il museo degli illustri tarantini, la mostra su Salvatore Quasimodo ed il Leonida di Taranto (iniziativa organizzata dal Gruppo Taranto con la cooperativa culturale Museion, con il patrocinio del Comune di Taranto) che è stata prolungata fino al 20 gennaio del presente anno. Con la presenza del poeta Flavio Santi il 15 dicembre scorso, aperta dall’assessore alla cultura del Comune di Taranto Fabiano Marti, presentato da Aldo Perrone, presidente del Gruppo Taranto e la prolusione di Barbara Gortan sulla poesia di Flavio Santi (premio Viareggio 2021), l’iniziativa è proseguita con la Mostra che si concluderà il 20 gennaio con una cerimonia conclusiva.

Com’è noto, cinquantacinque anni fa Quasimodo svolse nel salone della Provincia, l’11 aprile del 1967, la celebre conferenza “Il nome di Leonida non è morto”, saggio sul grande poeta tarantino della Magna Grecia. A completare le traduzioni degli epigrammi ed a scrivere il saggio il Premio Nobel era stato convinto dall’operatore culturale tarantino Antonio Rizzo – direttore della Voce del Popolo -. La critica più avveduta acclarò che quel saggio e quelle traduzioni avevano consegnato un nuovo Quasimodo, in un certo modo gemello del greco Leonida “poeta degli umili e della morte” e di Edgar Lee Master. Oltre tremila persone quella sera accorsero ad ascoltare quella conferenza, persino con problemi per la pubblica incolumità. “Folla per le scale” scrissero i quotidiani del giorno dopo. Per la prima volta in Italia per un poeta – e per la poesia – accorreva tanta gente. Flavio Santi ha approfondito il “Quasimodo traduttore”, anzi il Quasimodo traduttore di epigrammi. Le sue traduzioni ha detto, sarebbero piaciute al grande tarantino Livio Andronico, fra i gloriosi nostri padri dell’antica Taranto greca, per il quale le civiltà nascono proprio dalle traduzioni. Tradurre è non solo riprodurre ma è come scrivere una propria poesia, sforzandosi di “dare lo spirito del poeta che traduci”, quasi immaginando come il poeta, in questo caso Leonida, avrebbe scritto quei versi, se invece che greco fosse stato italiano. È in realtà il suggerimento di Ezra Pound. La modernità ed efficacia delle traduzioni di Quasimodo del Leonida si distinguono nel panorama di quanti si sono occupati del poeta della Magna Grecia tarantina: il Nobel siracusano si è non solo identificato con il poeta tarantino della Magna Grecia ma anche con il suo dolore dell’uomo di fronte alla vita.

La Mostra è ricca di documenti originali, autografi, e presenta le lettere autografe del Poeta inviate nell’occasione ad Antonio Rizzo. Inoltre è possibile vedere il saggio di Quasimodo che fu poi pubblicato, nel 1968, in uno splendido libro d’arte in folio, dalla milanese Galleria Apollinaire, guidata dal milanese-martinese Guido Le Noci, in un ristretto numero di copie numerate. Quasimodo le firmò imprimendo la mano destra sul penultimo foglio delle “pubblicazioni di lusso”. Il saggio, in formato tascabile, fu in seguito stampato dall’editore Lacaita (1969). La Mostra “Leonida di Taranto con Quasimodo torna nella sua città in veste moderna” è visitabile da martedì a venerdì, dalle ore 10.30 alle ore 13 e dalle 16.30 alle 18.30 mercoledì e venerdì, in via Plateja n. 51.