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Leggere per capire il mondo: Enrico Deaglio ed Eduardo Galeano

I consigli della settimana per la lettura
ENRICO DEAGLIO - “Qualcuno visse più a Lungo” - Feltrinelli

Leggere e ascoltare quello che accade, oggi, in Italia è agghiacciante. Un paese moderno, sempre sull’orlo di una nuova ondata di sconvolgimenti politici, militari e sempre diviso. Alla luce di un percorso di redenzione interrotto con il periodo dello stragismo e dopo gli anni di piombo, ci sono casi che si intrecciano paurosamente con la politica e che a loro volta intrecciano il mistero, di certi accadimenti, con interessi occulti. L’Italia, bel paese, intrecciato con una pianta infestante e oscura che mescola bellezza e mistero a oscurità e cattiveria. Siamo come la Sicilia dell’America Latina. Un’isola a ridosso del continente da sfruttare e conquistare, in cui niente è come sembra. Un paese in cui indagare su certe questioni diventa pericoloso e sicuramente sconveniente, la cultura resta l’arma più potente e la lettura, intesa anche come approfondimento di carte e documenti per il tramite di giornalisti e scrittori coraggiosi, è la medicina per curare la malattia della menzogna.

EDUARDO GALEANO – “Le vene aperte dell’America Latina” – Sur
L’America Latina è la regione dalle vene aperte. Dalla Conquista ai giorni nostri ogni risorsa naturale e umana è stata depredata e sfruttata, trasformandosi in capitale europeo e, più tardi, statunitense. Metalli preziosi, rame e ferro, petrolio, caffè, frutta, caucciù e forza lavoro sono confluiti all’interno di un sistema capitalistico che ha condannato alla sudditanza e all’instabilità politica un intero continente, a causa non solo del drenaggio delle ricchezze da parte di interessi stranieri, ma anche dell’arretratezza sociale e di un incompiuto – e sempre minacciato – sviluppo democratico. Uscito per la prima volta nel 1971, e oggi riproposto in occasione del cinquantenario della sua pubblicazione, Le vene aperte dell’America Latina «non è stato un libro muto», come ha constatato discretamente il suo stesso autore. Intessendo elementi di analisi socio-economica con un racconto appassionato, Eduardo Galeano ha ricostruito cinque secoli di storia di quella parte del Nuovo Mondo relegata tristemente al ruolo di America di serie b, spingendo intere generazioni di lettori a riflettere sul valore della memoria e sulle strutture geopolitiche che governano il nostro mondo.

RAFFAELLA FANELLI – “Chi ha ucciso Simonetta Cesaroni” – Ponte alle Grazie
Il 7 agosto 1990, in via Carlo Poma 2, nel quartiere borghese di Prati a Roma, la ventenne Simonetta Cesaroni viene barbaramente uccisa nell’ufficio dove svolge un lavoro saltuario: dopo oltre trent’anni dal suo assassinio, il colpevole non è stato ancora trovato. Quello di via Poma è uno dei più noti casi irrisolti in cui, come spesso accade nei peggiori momenti della nostra storia, si mescolano sbadatezze, falsi indizi, interrogatori mancati, depistaggi veri e supposti, mancati riscontri, suicidi sospetti, testimonianze non verificate e menzogne menzogne menzogne… Nel corso degli anni, i principali sospettati, dopo dolorose trafile processuali, si sono rivelati innocenti. Altri invece sono scivolati tra le maglie della giustizia senza mai essere nemmeno indagati. Fino ad oggi: nel 2022, alcune rivelazioni hanno fatto vacillare l’alibi di una delle persone coinvolte. L’inchiesta è stata così riaperta ed è stata creata anche una commissione

ENRICO DEAGLIO – “Qualcuno visse più a Lungo” – Feltrinelli
Milano, primi anni settanta. A nord-est, vicino al Parco Lambro, sorge Milano 2. Palermo, 1982. Un costruttore edile sconosciuto muore ucciso in un agguato. È uno dei primi di una sanguinosa guerra civile. Dopo di lui muoiono altre diecimila persone. L’uomo aveva investito i suoi soldi nelle banche di Michele Sindona. I suoi figli sono i fratelli Graviano. Il loro capo è Giuseppe, soprannome Madre Natura. A vent’anni prende il comando. Deve gestire un patrimonio enorme, difendere la famiglia nella guerra, guidare il suo esercito. Ce la farà? Può un ragazzo giovane, da solo, tenere testa alla tempesta finanziaria che sta scuotendo l’Italia? Dalla sua parte ha il governo “militare” del più grande quartiere di Palermo, il Brancaccio in cui Cosa Nostra domina incontrastata. Si allea con i corleonesi e con i servizi. Capaci e via D’Amelio, 1992. Giuseppe Graviano schiaccia personalmente il telecomando di via d’Amelio. Curiosamente, nessuno l’aveva mai sospettato, anche perché vive ormai a Milano. E nessuno aveva sospettato che ci fosse lui dietro alla catena di bombe che nel 1993 hanno portato l’Italia sull’orlo della crisi finanziaria e di un possibile colpo di stato. 1994. Berlusconi scende in campo. Nessuno si accorge dell’arresto di Filippo e di Giuseppe Graviano in un ristorante alla moda di Milano.

Tutto, come per magia, finisce. In Italia nessuno più verrà ammazzato. La storia è finita. O forse no. A Palermo un membro della banda Graviano – tale Spatuzza – viene arrestato nel ‘96 e racconta tutto, smentendo tutta la ricostruzione ufficiale delle stragi. Ma la sua cantata rimane nascosta per dieci anni. I Graviano hanno fatto tutto: Capaci, via D’Amelio, Firenze, Milano, Roma, Maurizio Costanzo, i due carabinieri di Reggio Calabria. E perché? Dal 41 bis, dove sono ormai da trent’anni, i Graviano organizzano i loro affari come se niente fosse. Sono ancora giovani. La stirpe deve continuare. Ma una domanda li tormenta: chi ci ha traditi? Gli stessi che ci hanno ordinato le bombe? Già, chi li ha traditi?

Antonio Mandese
Libraio ed editore