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“Terrarossa” di Gabriella Genisi e “Rancore” di Gianrico Carofiglio

GABRIELLA GENISI - “Terrarossa” - Sonzogno

Se pensiamo che dalla nostra Puglia provengono scrittori importantissimi e dettaglio non trascurabile, tra i più venduti in Italia e forse anche all’estero, dovremmo ritenerci fortunati ma forse non sappiamo quanto. De Cataldo, in primis, tarantino. Mario De Siati, di origine martinese, candidato alla prossima selezione del Premio Strega. Giancarlo Liviano D’Arcangelo martinese pure lui, Nicola La Gioia, Omar di Monopoli, manduriano, Angelo Mellone. Potremmo continuare con Flavia Piccinni, Marcello Veneziani, Cosimo Argentina, Giuse Alemanno cercando di inerpicarci nel pericoloso esercizio di una ricerca delle penne brillanti di Puglia ma non serve, se non a provare che abbiamo una missione da compiere. Dovremmo provare a mettere questi grandi scrittori, di fronte al compito di aprire una riflessione sulla mancanza di lettori in Puglia. Sul perché siamo, non solo qui ma un po’ genericamente al sud, una delle aree del paese in cui si legge di meno.

Sono brillanti ma non abbastanza da restituire qualcosa al territorio? Oppure serve mettere insieme un’idea coordinata per vincere questo vuoto culturale da cui siamo totalmente assorbiti, magari chiedendo aiuto a questi grandi e lasciandoci guidare dal quel patrimonio che, qui, non abbiamo ancora saputo sfruttare? Come sempre la risposta è nel dibattito, nella ricerca di interlocutori politici che sappiano farsi aggregatori, coordinando quel lavoro, culturalmente imprescindibile, che ci deve guidare ad una evoluzione necessaria per quel cambiamento cui tutti aspiriamo; in definitiva per trasformarci da città industriale a città turistica, serve quel pezzo (quasi mancante) del dna culturale che, accelererebbe molti processi di evoluzione. La lettura può guidare questo cambiamento.

GABRIELLA GENISI – “Terrarossa” – Sonzogno
Sullo sfondo di una città stravolta e quasi irriconoscibile, eppure pervasa come ogni estate dal profumo della salsa di pomodoro, la tenace commissaria barese torna con un nuovo caso da risolvere – intricato come la sua relazione con Caruso -, lottando ancora una volta per far trionfare la giustizia. Bari, primi giorni di agosto. Mentre Lolita Lobosco cerca di godersi le ferie, nella rimessa dell’azienda agricola Terrarossa viene ritrovato il cadavere di Suni Digioia, giovane imprenditrice, attivista per i diritti dei braccianti ed ecologista convinta. Sul portone d’ingresso, scritta a lettere scarlatte, campeggia la frase: «Entrate, mi sono impiccata.» Ma la pista del suicidio, da subito la più battuta, non convince affatto la commissaria Lobosco, che torna in servizio decisa a vederci chiaro. Quando l’autopsia conferma che la ragazza è stata strangolata, la sua vita privata viene rivoltata come un calzino: era troppo bella, libera e indipendente per non suscitare invidie e maldicenze. Lolita, però, non si accontenta dei pettegolezzi e non esita a immergersi nelle acque torbide del caporalato per cercare di far affiorare la verità.

GIANRICO CAROFIGLIO – “Rancore” – Einaudi
Come è morto, davvero, Vittorio Leonardi? Perché Penelope Spada ha dovuto lasciare la magistratura? Un’investigazione su un delitto e nei meandri della coscienza. Un folgorante romanzo sulla colpa e sulla redenzione. «Cosa vogliono le vittime dei reati? Le persone ingiuriate dal crimine, quelle che hanno perso i propri cari o la propria dignità? La punizione dei colpevoli? Certo, anche questo. Ma la punizione – la vendetta piú o meno regolata dalle leggi – è in gran parte un’illusione ottica. Ciò che le vittime vogliono davvero è la verità. L’unica cosa che nel lungo periodo è capace di guarire le ferite, di placare il dolore». Un barone universitario ricco e potente muore all’improvviso; cause naturali, certifica il medico. La figlia però non ci crede e si rivolge a Penelope Spada, ex Pm con un mistero alle spalle e un presente di quieta disperazione. L’indagine, che sulle prime appare senza prospettive, diventa una drammatica resa dei conti con il passato, un appuntamento col destino e con l’inattesa possibilità di cambiarlo. Nelle pieghe di una narrazione tesa fino all’ultima pagina, Gianrico Carofiglio ci consegna un’avventura umana che va ben oltre gli stilemi del genere; e un personaggio epico, dolente, magnifico.

Antonio Mandese
Libraio ed editore