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Gli esami di maturità e l’assenza di politiche per la lettura nel disinteresse generale

ELENA STANCANELLI - “Il tuffatore” - La nave di Teseo

Ci troviamo nella settimana della maturità, nella consueta liturgia delle interviste siamo subissati da polemiche, incertezze e domande su come si svolgerà l’esame, su cosa verrà fuori dagli scritti. Ora, dopo due anni di pandemia e in generale ritrovandoci in una società dominata dall’analfabetismo funzionale, nessuno si domanda come l’abbandono della lettura, intesa come pratica vitale e connaturata alla scrittura sia, forse, l’elemento più vistosamente mancante dalla vita dei nostri studenti e ancora di più dei maturandi e delle loro famiglie.

Se, infatti, l’esame non può e non deve essere inteso e vissuto come un momento esclusivo di giudizio ma come il naturale passaggio dalla vita adolescenziale alla vita adulta, forse la lettura deve essere concepita come quella vitamina immancabile nell’accompagnamento alla crescita dei nostri figli. Il disinteresse della società, della politica e della stragrande maggioranza dei genitori al problema che innesca la mancanza di lettori nella nostra società è emblematico di come si lascino andare certi valori a discapito di una comunità distratta e logora in cui al concetto di scuola corrisponde l’immaginario di parcheggio generazionale e non quello di ascensore sociale che aiuta ad elevarsi, proprio come l’esame di maturità o licenza media che serve a crescere, confrontandosi anche con il fallimento o con la difficoltà.

FABIO BACÀ – “Nova” – Adelphi
Del cervello umano, Davide sa quanto ha imparato all’università, e usa nel suo mestiere di neurochirurgo. Finora gli è bastato a neutralizzare i fastidiosi rumori di fondo e le modeste minacce della vita non elettrizzante che conduce nella Lucca suburbana: l’estremismo vegano di sua moglie, ad esempio, o l’inspiegabile atterraggio in giardino di un boomerang aborigeno in arrivo dal nulla. Ma in quei suoni familiari e sedati si nasconde una vibrazione più sinistra, che all’improvviso un pretesto qualsiasi – una discussione al semaforo, una bega di decibel con un vicino di casa – rischia di rendere insopportabile. È quello che tenta di far capire a Davide il suo nuovo, enigmatico maestro, Diego: a contare, e spesso a esplodere nel modo più feroce, è quanto del cervello, qualunque cosa sia, non si sa. O si preferisce non sapere.

ELENA STANCANELLI – “Il tuffatore” – La nave di Teseo
Nel tuffatore convivono eleganza e passione per il rischio. Raul Gardini aveva imparato da ragazzino a tuffarsi dal molo di Ravenna. Bello, seduttivo, sempre abbronzato, erede acquisito di una delle più potenti famiglie industriali italiane, aveva l’ambizione di cambiare le regole del gioco e la spregiudicatezza per farlo. Spinto dal desiderio, dall’ossessione di andare più dritto e veloce verso la risoluzione di qualsiasi problema. A qualunque costo. Elena Stancanelli racconta la parabola di Raul Gardini come il romanzo di una generazione scomparsa, fatta di uomini sconfitti dalla storia, fieri del loro coraggio, arroganti, pronti a rischiare fino all’azzardo. Uomini a cui era difficile resistere. La vicenda di un imprenditore partito da Ravenna per conquistare il mondo entra nella vita e nei ricordi della scrittrice, intreccia le canzoni di Fabrizio De André, si muove sullo sfondo di una provincia romagnola tra fantasmi felliniani, miti eroici, ascese improvvise e cadute rovinose. Intorno, i sogni di gloria di un paese che guarda all’uomo della provvidenza con speranza prima, e con sospetto poi. Fino a quando tutto crolla. E il tuffatore resta lassù, da solo, sospeso in volo tra la vita e la morte.

Antonio Mandese
Libraio ed editore