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“Il Commissario Ricciardi”, Alessandra Fichera: «È stata un’esperienza professionale unica»

Dopo il “falso” annuncio della sua messa in onda nel corso della presentazione dei palisesti Rai della stagione televisiva 2019/2020, lunedì 25 gennaio andrà finalmente in onda, su Rai Uno, “Il commissario Ricciardi”. Si tratta dell’attesa serie Tv tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni, con Lino Guanciale nel ruolo del protagonista. La fiction è stata girata tra Taranto e Napoli, da maggio a novembre 2019. La fiction racconta le vicende di Luigi Alfredo Ricciardi, commissario di polizia a Napoli negli anni Trenta, in pieno fascismo: per lui catturare gli assassini è, oltre ad una vocazione, una sorta di ossessione alimentata dalla capacità di vedere i fantasmi delle vittime sul luogo del decesso e di intuire, tra l’altro, le loro ultime parole.

Le settimane che hanno visto la Città Vecchia trasformata in un set, hanno anche offerto l’opportunità ad attori locali di entrare nel prestigioso cast della serie di Rai Uno. Tra questi, Alessandra Fichera – artista di Pulsano – che nella fiction diretta da Alessandro D’Alatri ha avuto un piccolo ruolo. L’abbiamo intervistata.

Il territorio tarantino, dal punto di vista artistico, non smette di sorprendere. Talvolta capita che ci si imbatta in professionisti dello showbiz di cui ignoriamo lo spessore e la professionalità. Una di queste personalità eclettiche e versatili è Alessandra Fichera. L’artista, nativa di Pulsano, non è solo una ballerina, non è solo una coreografa, non è solo una cantante, non è solo una showgirl, non è solo un’attrice. Lei è un coacervo, un melting pot, di queste discipline che riesce a padroneggiare con una perizia e una grazia che le sono naturali. Le nuove generazioni, oggigiorno, pretendono di ottenere il successo senza avere “scuola”. Senza compiere sacrifici. Senza profondere impegno e dedizione. Al contrario Alessandra Fichera il sacrificio e l’impegno sa bene cosa siano. Ho incontrato la poliedrica artista nel suo laboratorio delle arti, nonché negozio vintage, che si trova nel suo amato paese. Nel suo laboratorio si ha l’impressione di introdursi in un negozio francese fin de siècle. L’atmosfera è magica, rarefatta. Ogni angolo nasconde una sorpresa. Immergersi in questo spazio creativo è un’esperienza che andrebbe vissuta. Tra una vecchia fotografia e un abito vintage mi imbatto in lei. La sua figura, alta e diafana, affascina e, in qualche modo, provoca soggezione. Mi fa cenno di accomodarmi ed io, imbarazzato, non la contraddico. Dopo qualche istante, mi sembra di conoscerla da sempre.

Quando ha sentito il fuoco dell’arte nelle vene?
«Ero solo una bimba e mi accorsi che le mie gambe, indipendentemente dalla mia volontà, iniziarono a muoversi al ritmo di musica. Compresi che la danza sarebbe stato il mio futuro. Intrapresi a seguire delle lezioni in una scuola locale e poi, a soli sedici anni, mi trasferii a Roma. Nella capitale, oltre a proseguire gli studi magistrali, frequentai la scuola di Renato Greco. Qui mi specializzai nella danza classica ma non trascurai la danza jazz, il funky, il tip tap. Sono stati anni di formazione indimenticabili».

Le esperienze formative professionali quali sono state?
«Ho avuto la possibilità, grazie alla mia duttilità, di potermi esprimere nel corpo di ballo di “Uno Mattina” su Raiuno, a “Ciao Darwin” su Mediaset, ma sono anche stata intervistata da Enrico Lucci durante una puntata de “Le Iene” e sono stata prima ballerina nell’edizione estiva di “Uno Mattina” estate. Contemporaneamente non ho trascurato di partecipare a esperienze all’estero ballando con la compagnia americana New York Steps e al Crazy Horse a Parigi. In Italia ho collaborato in veste di ballerina o showgirl per il Teatro Chanson di Roma, per il Teatro Sistina di Roma, per il Teatro Brancaccio e per il Teatro dell’Opera di Roma. Mentre nel cinema ho ricoperto piccole parti in film con Christian De Sica, Carlo Verdone e Ornella Muti. Ovviamente non mi è possibile riassumere tutti i molteplici ruoli che ho ricoperto».

Quali personaggi dello spettacolo ricorda con piacere?
«Oltre hai già citati De Sica, Verdone e Muti che mi hanno inculcato il rigore e l’umiltà, non posso dimenticare quanto mi abbiano insegnato, sì insegnato poiché non si finisce mai di imparare, personaggi come la superba Monica Vitti e la maestra Antonella Steni. Ma è impossibile non ricordare Francesco Pingitore e il mitico Bagnalino, Carmen Russo e il suo corpo di ballo, il coreografo Marco Garofalo a “Domenica in” e ultimo, ma non ultimo, l’étoile, coreografo regista teatrale e televisivo, Giuliano Peparini».

Ma giungiamo alla ragione di questo incontro. Lei ha avuto un piccolo ruolo nella fiction “Il Commissario Ricciardi”. La produzione per alcuni mesi ha girato a Taranto vecchia. Come si è trovata?
«È stata un’esperienza umana e lavorativa che difficilmente dimenticherò sia per le maestranze: dagli scenografi ai costumisti, dai truccatori ai parrucchieri; sia professionalmente poiché i componenti della troupe hanno saputo cogliere, in me, la vera essenza del periodo in cui la fiction è ambientata. Naturalmente non rivelerò quale ruolo abbia ricoperto. Mi piacerebbe che il grande pubblico, guardando i sei episodi, possa riconoscermi. Essere stata scelta e diretta da Alessandro D’Alatri è stato così entusiasmante che spero di poter ripetere presto questa avventura non solo con lui, ma con altri registi».

Quali sono le sue aspettative professionali per il futuro?
«Da giovane sono stata testarda e poco incline ai compromessi. Oggi che sono una donna artisticamente completa, vorrei rimettere in ordine la mia vita e per il futuro impegnarmi nel cinema in veste di attrice. Grazie alla mia adattabilità, mi sento pronta a ricoprire ruoli comici e drammatici. Tuttavia non posso dimenticare il mio primo grande amore: il ballo. Per la danza mi piacerebbe essere presa in considerazione in qualità di coreografa. Io appartengo alla vecchia scuola di ballerini e ho tanto da offrire alle nuove generazioni».

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