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Anna Ferruzzo: “Porto con me Taranto nel cuore”

Pubblico delle grandi occasioni quello che, lunedì scorso, ha assistito allo spettacolo che ha inaugurato l’Auditorium Tarentum, lo spazio culturale finalmente rinato dopo l’incendio che lo vide coinvolto nel 1996. Tra gli illustri ospiti spiccava la presenza di un’attrice tarantina di grande spessore,  Anna Ferruz-zo, conosciuta a livello nazionale. L’abbiamo incontrata durante le prove dello spettacolo. E, con grande disponibilità, si è raccontata alla nostra testata, confermando il suo forte legame con la città.

“La mia passione per il teatro è nata proprio qui, a Taranto, nel laboratorio teatrale del Crest. Ho mosso i primi passi in questo ambito grazie alla mia insegnante d’italiano delle scuole superiori, la professoressa Capozza: un mito per noi tutti. E’ lei che mi ha procurato la prima tessera scolastica, a 15 anni, per andare a teatro. Ma già a sei, ricordo, cominciavo a riprodurre la scena clou del film con Anna Magnani,  “Roma città aperta”. Evidentemente, l’amore verso questa forma d’arte, è nel mio Dna”.

Qual è stata l’occasione che l’ha portata a proseguire la sua attività “fuori porta”?
“La vita, a volte, ci fa prendere strade che mai penseremmo di percorrere. Anche in questo caso, tutto è accaduto in maniera inaspettata. Non dico si sia trattato di un colpo di fortuna, ma non avevo mai pensato di fare cinema prima di essere notata durante uno spettacolo a Gioia del Colle, ‘Le rose di Franz’, lavoro importante che trattava la spinosa vicenda dei campi di sterminio: in quella occasione fui scelta da Edoardo Winspeare per un film che avrebbe girato a Taranto. Se non fosse stato per lui, non sarei partita per Roma all’avventura. Non fa parte del mio carattere. Di lì, la svolta: la pellicola è stata scelta per andare a Venezia. Poi sono entrata a far parte di un’importante agenzia che opera nella Capitale. Mi sono trasferita e mai mi sono pentita della scelta fatta”.

E’ rimasta, in ogni caso, legata alla sua città e non perde occasione per sostenere le cause che la vedono protagonista anche a livello nazionale, come l’inquinamento.
“Vero. Tra l’altro, non potrebbe essere altrimenti visto che tutta la mia famiglia vive qui. E, come tante altre, si trova quotidianamente a fare i conti con quelle che sono le conseguenze dell’inquinamento. Non c’è nucleo familiare che non sia stato flagellato dal cancro. Per questo, qualsiasi iniziativa che possa aiutare la città ad acquisire consapevolezza riguardo a questo problema, mi vede in prima linea sempre. E comunque”.

Cosa è cambiato, a riguardo, rispetto a vent’anni fa?
“Penso che la presa di coscienza dei problemi legati alla città, sia arrivata tardi. Quando io ero giovane, non c’era la facilità di comunicare. Cosa che oggi, grazie ad Internet, è migliorata. Maturando, in ogni caso, e vivendo lontano ho imparato ad amare di più Taranto. Ad apprezzarla. Ad acquisire la volontà a cambiarla quando ritorno. Ed essere qui, questa sera, sul palco dell’Auditorium, mi emoziona particolarmente”.

Lo scorso primo maggio era sul palcoscenico a denunciare i disagi che la città vive.
“Come l’anno scorso, anche quest’anno la partecipazione dei ragazzi è stata una cura per il cuore: una voltà lì, ti rendi conto che attraverso il palco, la musica o un concerto, possono arrivare messaggi altrimenti difficili da trasmettere. Per questo, osando, ho presentato alcuni passi tratti dal “Saggio sulla lucidità”, di José Saramago, nel quale l’autore parla della libertà, della democrazia e del rapporto dei cittadini con quest’ultima. L’ascolto, da parte del pubblico, è stato sorprendente. Si è creata energia tra me e loro. Un bel momento…”

E non è poco, aggiungiamo noi.