x

x

In scena al Tatà Romeo e Giulietta di Shakespeare

Romeo e Giulietta di William Shakespeare é lo spettacolo in scena domani alle 21 al teatro Tatà. Uno spettacolo della “Factory Compagnia”, adattamento e traduzione di Francesco Niccolini regia di Tonio de Nitto, con Lea Barletti, Dario Cadei, Ippolito Chiarello, Angela De Gaetano, Filippo Paolasini, Luca Pastore, Fabio Tinella. Lo spettacolo é inserito nell’ambito della stagione “Periferie” del Crest.

 

Quante “Romeo e Giulietta” avete visto? E quante ne vedrete ancora. Sempre a caccia del nuovo dettaglio, del particolare sfuggito, della virgola mancante che ribalta suoni e veglie e voglie. La lettura univoca dell’amore struggente e mal conciliabile tra i due giovani esponenti di due casati nemici è stato declinato in ogni salsa possibile. Ma in questo spettacolo il drammaturgo Francesco Niccolini ci presenta una sua nuova traduzione in rima (come nell’originale scespiriano), puntando il dito e la penna, non tanto sulle vicende di cuore, ma su quelle della violenza e dell’odio cieco, tema cardine nell’opera del Bardo di Stratford-upon-Avon, che mette fine, in modo autoritario e bieco, a giovani vite piene d’entusiasmo e brio.

Alla regia di Tonio de Nitto il compito di sottolineare l’importanza della giovinezza: “la propria, quella dei genitori, e degli adulti che un giorno saremo; non c’è niente da fare, ci ricorda Shakespeare, la giovinezza morirà per tutti. A noi trovare un modo, un miracolo, perché non muoia. Allora impariamo le parole d’amore di Romeo e quelle di Giulietta, impariamole a memoria, par coeur, come dicono i francesi, ché è più bello”.

 

“Romeo e Giulietta è chiedersi quanto i genitori amino veramente i figli, quanto possano capirli, quanto invece non imparino a farlo troppo tardi. Romeo e Giulietta è un gruppo di famiglia sbiadito e accartocciato dal tempo, una foto che ritrova vigore e carne per poi consumarsi e scolorirsi di nuovo. Romeo e Giulietta sono le morti innocenti, i desideri irrealizzati e la capacità di sognare che non può esserci tolta. Romeo e Giulietta è un meccanismo perfetto, un ingranaggio linguistico e scenico che va avanti nonostante essi stessi, dal quale però ad un certo punto può succedere di voler scendere e in qualche modo di farlo veramente, costi quel che costi. Romeo e Giulietta sono due adolescenti di una comitiva che si cancella per sempre nel tempo di un paio di giorni.

 

Romeo e Giulietta sono il vuoto lasciato, il segno della tragedia che ha sconvolto una comunità e che non sarà mai rimosso. Romeo e Giulietta sono i sette interpreti impegnati con tripli salti mortali in doppi ruoli diametralmente opposti l’uno all’altro. Tutto è gioco, tutto è capriccio, il ritmo e il tono scherzosi, la storia spesso comica, fino a prova contraria, fino al sangue versato, fino alla morte dei compagni di gioco, fino al rimpianto più feroce e alla colpa. Come nel più classico dei casi da tragedia, la colpa dei padri “deve essere gravissima per meritare una così atroce punizione”.