Valle d’Itria, Triola: «Sarà il Festival della rinascita»

Il mito di Arian­na diventa il simbolo della rina­scita in un Festival della Valle d’Itria in versione anti Covid. Fra un mese esatto si alzerà il sipario sulla 46esima edizione con un programma rivisitato e partiture idonee a consentire l’osservanza delle norme che tutelano la salute. Restano im­mutati soltanto i giorni in cui si alzerà e in cui calerà il sipario nell’atrio di Palazzo Ducale, tutto il resto è stato rimodula­to, dal programma agli aspetti logistici.

L’imprevisto ha consentito di catapultare la rassegna lirica internazionale in una cornice nuova e di compiere scelte ar­tistiche con un forte significato simbolico legato a questo perio­do di pandemia e soprattutto ca­riche di buoni auspici. “Arianna a Nasso”, l’opera lirica di Ri­chard Strauss, appuntamento di maggiore interesse e punto car­dine del programma 2020, è il risultato di queste scelte.

Piantata a Nasso (da cui deri­verebbe in asso) da Teseo, dopo averlo aiutato col suo proverbia­le filo ad uscire vivo dal labirin­to, Arianna diventa l’emblema di solitudine e paure ma anche di speranza e di rinascita, salva­ta da Dioniso.

«Partendo dal mito di Arianna proposto in chiave moderna –spiega il direttore artistico, Al­berto Triola – abbiamo rivisto il cartellone. Arianna che inaspet­tatamente si sveglia da sola su una spiaggia deserta credo che rappresenti perfettamente la metafora di questo difficile pe­riodo, della solitudine dell’uo­mo, della paura della morte, del dramma della separazione im­provvisa dagli affetti più cari, che tutti abbiamo vissuto nel periodo del lockdown e che per tanti nostri connazionali è stata tragica.

La paura della morte, però, è se­guita dalla rinascita. Abbiamo scelto quest’opera – sottolinea Triola- anche per il finale di buon auspicio. Arianna viene salvata da un nuovo amore, il dio Dioniso (che è anche il dio del teatro) arrivato dal mare, che la renderà immortale facen­do brillare per sempre il dia­dema, simbolo del loro amore, nella costellazione della Corona Boreale. Un finale felice e ca­tartico secondo la tradizione del teatro classico che vuole essere di buon auspicio per tutti».

Anche per la serata inaugurale, il 14 luglio nell’atrio di Palazzo Ducale, è stata scelta un’opera rara di Strauss, “Il borghese gentiluomo”, la commedia di Moliere ripensata come mono­logo con musiche di scena di­rette da Michele Spotti (repli­che 21, 25 luglio e 1° agosto). “Arianna a Nasso” andrà in sce­na il 19, affidata alla bacchetta di Fabio Luisi, direttore musi­cale del Festival, in una nuova versione in italiano del libretto curato da Quirino Principe (re­pliche 22, 26 luglio e nella sera­ta conclusiva del 2 agosto).

Entrambe saranno proposte nella versione del 1912.

L’Orchestra sarà quella del Tea­tro Petruzzelli di Bari.

Rispetto agli anni precedenti ci sarà una replica in più per soddisfare tutte le richieste in quanto il numero degli spetta­tori sarà abbondantemente di­mezzato.

Inoltre non ci sarà il coro e le opere si svolgeranno in atti uni­ci con una durata più contenu­ta, non più di un’ora e mezza e senza intervalli per evitare spo­stamenti degli spettatori. Musi­cisti e cantanti si esibiranno con un adeguato distanziamento. Il tutto sarà disciplinato da un ri­goroso protocollo di sicurezza sia per l’atrio di Palazzo Ducale sia per gli spazi nelle masserie e nei chiostri che ospiteranno gli appuntamenti musicali. Gli spettatori saranno distanziati e si entrerà con la mascherina e previo controllo col termoscan­ner.

I festival delle principali città europee della musica scandi­scono la ripartenza, da Sali­sburgo, a Verona, a Ravenna, a Spoleto a Martina, a Siracusa. E come Martina anche Siracu­sa ha scelto come simbolo di rinascita una figura mitologica, Apollo dio della luce.

Dopo l’ora più buia si torna a ri­veder le stelle, anche a suon di musica.

 

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