x

x

La Puglia si apre al mondo, con una visione mediterranea

Terminal container

La guerra in Ucraina ha causato un nuovo shock all’economia globale e in particolar modo agli scambi commerciali: il secondo in meno di tre anni, dopo il primo “cigno nero” rappresentato dalla pandemia. In questi ultimi mesi, a causa degli alti prezzi delle commodities e delle difficoltà a livello logistico e di trasporto soprattutto nella regione del Mar Nero, si è tornati a mettere in discussione la globalizzazione economica preconizzandone la sua fine. Eppure, nonostante il Covid, i colli di bottiglia lungo le supply chains, i prezzi elevati dei container, il sistema commerciale globalizzato ha dimostrato di saper reggere allo shock. Certamente, la guerra in Ucraina rappresenta un altro shock, le cui conseguenze non sono ancora del tutto chiare.

Lo shock attuale è in parte simile a quello provocato dalla pandemia, essendosi originato sul lato dell’offerta che, a causa della guerra e delle sanzioni economiche, ha causato un’ulteriore impennata dei prezzi di energia e materie prime. Ad oggi, lo scenario più probabile è quello ottimistico, perché nessuno dei principali attori in campo ha l’interesse a rinunciare alla fitta rete di rapporti economici che è dovuta proprio alla globalizzazione. Smantellare adesso queste interdipendenze porterebbe a una frammentazione insopportabile per tutti i principali attori: Cina, Stati Uniti, UE. Due sviluppi dell’economia mondiale andranno però tenuti attentamente sotto controllo. La prima è di breve periodo ed è rappresentata dalla crisi del multilateralismo e delle organizzazioni internazionali. La seconda area di possibili cambiamenti invece riguarda il medio-lungo periodo ed è legata al sistema monetario e ai mercati finanziari, in conseguenza di una crescente frammentazione nel sistema dei pagamenti internazionali (tendenza che le sanzioni alla Russia potrebbero accelerare). Questa crisi geopolitica che ha innescato una serie di tensioni anche nei meccanismi di pagamento internazionali, potrebbero svilupparsi iniziative parallele, per esempio guidate dalla Cina.

L’UE, fatta esclusione dell’approvvigionamento energetico, è autosufficiente per il 70% del proprio fabbisogno e solo una minima parte di ciò che importiamo viene da Russia e Ucraina. Una simile eventualità potrebbe invece materializzarsi nei Paesi della sponda sud del Mediterraneo, che dipendono dalle importazioni di cereali da Russia e Ucraina in maniera vitale, con ricadute in termini di instabilità e geopolitiche che potrebbero riproporre problematiche e tensioni in parte già viste con le Primavere Arabe del 2011. Guardare al profilo del nuovo continente che si va delineando, alle infinite possibilità che offre, diventa così determinante per giocare un ruolo di primo piano. Il mondo oltre i balcani, l’Africa, il Medio Oriente diventano quindi sempre più Europa, e il Mediterraneo assume pertanto un ruolo centrale nella ridefinizione dei confini vecchi e nuovi. E la Puglia, che è il più importante avamposto dell’Europa nel Mediterraneo, deve riscoprire la sua funzione di dialogo e di incrocio fra culture, promuovendo il confronto. La Puglia comprende che è necessario aprirsi ai nuovi confini e divenire piattaforma logistica e insieme politica, per conquistare quella antica centralità.

La Puglia si apre al mondo, con una visione mediterranea che, a partire dalla sua storia, dalla sua posizione geografica e dalle sue tradizioni culturali, la incastona a pieno titolo in dinamiche di relazione rivolte ai Balcani e ai Paesi del Mar Mediterraneo. E non potrebbe essere diversamente nella terra di Federico II di Svevia, della Magna Grecia, delle mille culture. La Puglia è in relazioni di cooperazione con 37 Paesi esteri, nei Balcani, Mar Nero, Medio-Oriente, Sponda Sud del Mediterraneo. E lavora di concerto con Università e centri di ricerca, con Enti locali e imprese, con Organizzazioni Non Governative e con il Ministero degli Esteri. In sostanza, la proiezione internazionale della Puglia sta divenendo una realtà prestigiosa e robusta. Taranto, si prepara a perseguire obiettivi importanti: è una città resiliente, che sta affrontando il passaggio tecnologico dell’acciaieria più importante d’Italia con una visione fondata sulla decarbonizzazione, in accordo col governo che ha annunciato investimenti su impianti a gas o elettrici. Il progetto bandiera del Pnrr della Puglia è quello di trasformare la minaccia per la salute delle persone in un punto di forza. Sarà il centro italiano per le tecnologie dell’idrogeno. Insieme a Claudio Signorile e tanti amici di alto profilo professionale di Mezzogiorno Federato oggi siamo punto di riferimento imprescindibile per il cambiamento e la transizione. Pensare per sistemi, governare per progetti è diventata la nostra identità distintiva.

Ci sta accompagnando e guidando in una partita decisiva in cui abbiamo scelto di essere protagonisti. Lo dico con motivato orgoglio, perchè ci abbiamo creduto, non abbiamo avuto esitazioni e ci è stato persino facile raccogliere adesioni per una lista competitiva che porta il nostro marchio d’origine: Taranto Mediterranea Un progetto, quello di Mezzogiorno Federato, che parte, nel rispetto delle nostre origini valoriali, dal territorio e dalle Comunità amministrate con la visione di guardare al Mediterraneo come luogo strategico per la ripresa del Paese. Quella di Taranto è sempre stata una centralità geografica che oggi può divenire strategica come polo attrattivo della stransizione manifatturiera, energetica, tecnologica. Taranto è il Mezzogiorno che si candida a divenire “sistema”, motore dello sviluppo dell’economia nazionale.