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Non hanno e non sono “marche territoriali”, e non hanno confini

Ercole Incalza

Sabato e domenica 14 e 15 maggio si è svolto a Sorrento un evento che potremmo definire “gli Stati generali del Sud” e la cosa davvero interessante è la serie di presenze, dal Presidente del Consiglio a Presidente della Repubblica, e con un numero rilevante di membri del Governo, di rappresentanti al massimo livello delle forze politiche nonché di riferimenti chiave del mondo della produzione e di livelli dirigenziali altissimi della Unione Europea e di personalità istituzionali di Paesi che si affacciano sul Mediterraneo. In realtà, è emerso da tale forum che il teatro economico del Mediterraneo assume un ruolo più incisivo e strategico in questo particolare momento storico caratterizzato dall’aggressione russa alla Ucraina e da tutto ciò che ne consegue a cominciare dalla crisi del gas e dei combustibili.

Il nostro Paese diventa automaticamente HUB dell’Europa nel Mediterraneo, per l’energia ma anche per le materie prime. In fondo in questo approccio, senz’altro condivisibile, trova spazio un obiettivo perseguito da sempre da Gabriele Pescatore, da Pasquale Saraceno e dallo stesso Donato Menichella: quello cioè di trasformare le rendite geografiche del Mezzogiorno in vere e misurabili realtà geo economiche. Ma questo obiettivo lo cercavano Pescatore, Saraceno e Menichella all’inizio degli anni ’50 e, dopo praticamente 70 anni, continuiamo ad inseguire gli stessi obiettivi, le stesse finalità ed ogni volta ci illudiamo che per rilanciare il Sud, per renderlo attore e gestore diretto delle sue misurabili potenzialità occorra assegnare risorse dimenticando, invece, che occorra spendere concretamente le risorse assegnate ed in particolare occorra verificare se, davvero, tali risorse siano disponibili. Continuiamo, usando spesso gli impegni programmatici come slogan; continuiamo a sentirci soddisfatti da titoli mirati essenzialmente ad assicurare la volontà a fare qualcosa che ribalti ciò che, da anni, rimane come riferimento misurabile di una assenza proprio nel “fare”, di una assenza nel rimuovere una inconcepibile abitudine a considerare il Sud come una area fondamentale per lo Sato ma al tempo stesso marginale. Sembra un paradosso ma per noi meridionali questo paradosso è congenito nel nostro DNA.

Avrei quindi preferito, in una occasione così interessante e senza dubbio ben organizzata, che si affrontassero i fallimenti che, sempre a mio avviso, hanno caratterizzato e caratterizzano tuttora ciò che definiamo “azioni strategiche nel Mezzogiorno”; mi riferisco in particolare a: Le Zone Economiche Speciali (ZES); la portualità nel Paese ed in particolare nel Sud; gli assi ferroviari ad alta velocità, sono praticamente quattro: l’asse Napoli – Bari, l’asse Taranto – Potenza – Battipaglia, l’asse Salerno – Reggio Calabria ed il sistema Palermo – Messina – Catania: la viabilità in Calabria, Sicilia e in Sardegna; la offerta di trasporto nelle aree metropolitane di Napoli, Bari, Palermo, Catania, Taranto, Messina; i nodi logistici interportuali; la crisi nelle realtà produttive di Termini Imerese, Priolo e Taranto; il collegamento stabile sullo Stretto. Sono queste oggettive denunce la testimonianza di un vuoto di Governo che dal 2015 al 2020 non ha, praticamente, assegnato risorse in conto capitale ma solo in conto esercizio (80 euro per l’adeguamento dei salari bassi, il Reddito di Cittadinanza e il Quota 100) e, al tempo stesso, in questi ultimi due anni abbiamo assistito ad una interessante attività programmatoria che ormai dura da due anni, una attività programmatoria in cui si è cercato di descrivere le fasi e gli impegni delle opere dax inserire nel PNRR. In realtà per oltre otto anni (dal 2014 ad oggi) non sì è aperto nessun cantiere se non quelli previsti dalla Legge Obiettivo del 2001. Avrei ad esempio apprezzato che, in occasione dell’incontro di Sorrento, fosse stata avanzata la seguente proposta: visto che per otto anni si è praticamente assistito alla stasi completa, tutte le attività progettuali e realizzative vengono avocate alla Presidenza del Consiglio. Non per toglierle alle competenze degli attuali organismi ma per fare in modo che tutte le criticità siano affrontate non da singoli Dicasteri, non da singole Regioni, non dalle varie Aziende, ma dalla Presidenza.

Prima di completare questo mio sfogo voglio ricordare quello che spesso precisava Pasquale Saraceno: “quando il PIL pro capite del Sud sarà simile a quello del Centro Nord vorrà dire che è successo qualcosa”. Oggi il PIL pro capite nel Sud è pari a 18.000 euro, al Nord è pari a 36.000 euro (con punte fino a 42.000); purtroppo finora non è successo nulla. Mi chiedo e vi chiedo quindi: questa sintetica serie di criticità può essere affrontata singolarmente dalla Regione Sardegna, Sicilia, Campania, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria? La risposta è sicuramente sì, può essere affrontata singolarmente come è avvenuto finora e in tal modo sarà possibile garantire per i prossimi settanta anni lo stesso gap del PIL pro capite. L’Assemblea di oggi deve chiedere una azione congiunta delle Regioni del Sud non per produrre Piani, non per produrre Programmi e per chiedere risorse, ma deve scegliere precisi interventi condivisi contestualmente da tutte le otto Regioni e addirittura non legate ad una logica di equidistribuzione finanziaria e territoriale. Ad esempio sarebbe già un segnale di cambiamento se le otto Regioni chiedessero, con la massima urgenza, l’affidamento delle opere della 106 Jonica entro l’anno per un valore di 4,6 miliardi di euro. Sì, sarebbe un segnale forte se le Regioni del Sud segnalassero congiuntamente solo un’opera e poi, sempre congiuntamente, un’altra opera e così di seguito. In fondo in tal modo saremmo coerenti a quanto espressamente detto, in modo diverso ma concettualmente identico, nella Costituente da Randolfo Pacciardi e Pietro Nenni: le Regioni sono tessere di un mosaico Paese e per questo non hanno e non sono marche territoriali e quindi non hanno confini.