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Sessant’anni dall’esplosione nei cieli di Bescapè

L'attentato che cambiò la storia energetica del Paese e dell'Europa
Il caso Mattei

“Enrico Mattei? Un pescatore di trote…” A definirlo così, in un libro che porta lo stesso titolo, e che è stato pubblicato nel 1997, a firma di Salvatore Brancati, che ne raccoglie le memorie, è Graziano Verzotto, ideatore del metanodotto che dalle sabbie del deserto del Sahara, attraversando il Mediterraneo, porta in Europa il preziosissimo metano algerino. Verzotto è stato per diversi anni uno dei più importanti referenti della Democrazia Cristiana in Sicilia, partito nel quale fu eletto al Senato della Repubblica.

Amico fraterno del presidente dell’ENI, al quale fu particolarmente vicino nelle difficili e sanguinose giornate della lotta partigiana, Verzotto, condannato a morte dalle formazioni comuniste che operavano nel Padovano, non crede alle “confessioni” del “pentito” Tommaso Buscetta secondo il quale Enrico Mattei, perito nella sciagura aerea di Bascapè, non venne ucciso da cosa nostra per ordine della mafia americana. “Mattei”, ha spiegato in merito Paul Frankel, scrittore e collaboratore del presidente dell’ENI, nel suo libro dal titolo “Petrolio e potere” pubblicato a Londra nel 1966 e tradotto in Italia solo nel 1970, “difficilmente avrebbe raggiunto l’importanza che realmente ebbe per un breve lasso di tempo, se non avesse affrontato, prima per caso, poi con sempre crescente decisione, man mano che proseguiva per la sua strada, uno dei gruppi più potenti che determinano la vita degli anni del dopoguerra, vale a dire l’industria internazionale del petrolio”.

“Eppure”, si stupisce ancora Frankel, che non esclude che l’incidente che costò la vita a Mattei non fosse di natura dolosa, “non posso dimenticare che un americano, appartenente alle alte sfere, seppure non alle prime file, di una delle massime compagnie petrolifere, circa due anni prima del tragico evento, mi disse una volta, con tutta calma, con tono sincero, mentre prendevo il caffè, che egli non riusciva a comprendere come mai nessuno avesse ancora trovato il modo di far uccidere Mattei”. Si tratta di un’affermazione particolarmente grave che avrebbe meritato maggiore attenzione e qualche approfondimento da parte delle autorità competenti! È per questa ragione che, secondo Graziano Verzotto, che per anni fu presidente dell’Ente Minerario Siciliano, nel periodo del suo massimo splendore, Mattei non poteva e non può essere ricordato soltanto come un morto in circostanze ancora non del tutto definite. Per lui il presidente dell’ENI deve e dovrà essere ricordato come la vittima di un attentato che ha cambiato il corso della storia e della politica energetica del nostro Paese e dell’intera Eurfopa, come sappiamo benissimo, anche alla luce della situazione venutesi a creare a seguito della drammatica invasione dell’Ucraina da parte della Russia.

È questo il motivo, secondo quanto spiega Verzotto nel suo libro, ai fini degli effetti venutisi a determinare, non importa conoscere l’identità materiale del mandante di quel delitto, per il quale c’era e ci sarà ancora solo l’imbarazzo della scelta. A giudizio dell’ex presidente dell’Ente Minerario Siciliano, quali che siano i risultati delle inchieste: passate, attuali o postume, l’attentato a Mattei rimane un grande indecifrabile enigma, un capitolo della storia d’Italia che non è mai stato chiuso. La morte di Enrico Mattei, l’uomo che si batteva contro tutto e contro tutti, per assicurare autonomia energetica al Paese, torna periodicamente d’attualità ed impegna la cronaca, avida di saperne di più su uno dei suoi principali protagonisti, come sta accadendo in questi giorni. Non sempre, però, gli utilissimi confronti pubblici, le inchieste giornalistiche, gli approfondimenti sono sufficienti a fornire elementi in grado di chiarire i fatti al di là di ogni ragionevole dubbio.