x

x

Autonomia differenziata, freno per lo sviluppo

È UN DANNO PER TUTTO IL PAESE
Sondaggio sull'autonomia differenziata

Quella dell’autonomia differenziata è una bandiera che non sventola. Calderoli ci ha provato ad issarla sul pennone del Governo ma il fiato della Lega rischia di essere insufficiente per farla muovere e presto sarà ammainata, o almeno si spera. I numeri in parlamento teoricamente ci sarebbero, la spinta di alcune regioni del nord continua ad esserci, come la trasversalità degli schieramenti.

Tra i Presidenti delle Regioni storicamente favorevoli i leghisti Luca Zaia e Attilio Fontana. Stefano Bonaccini dell’Emilia-Romagna e il presidente della Toscana Eugenio Giani, hanno tentato incursioni distinguendosi su le materie che giustificherebbero la scelta: beni culturali e geotermia, di fatto agevolando il disegno della Lega. La traiettoria del Carroccio, in trenta anni di attività politica, propose inizialmente un’unione federativa della macro-regione Padania, con le restanti parti della Repubblica Italiana, mutando nome in Lega Nord per l’Indipendenza della Padania. Successivamente il Carroccio depose l’ascia della secessione a favore di un progetto più moderato di devoluzione, ovvero del trasferimento di una parte significativa delle competenze legislative e amministrative dallo stato centrale alle regioni. Dopo la prima riforma del Titolo V della costituzione (nel 2001) voluta dal centrosinistra, il governo di centrodestra approvò nel 2005 una complessa riforma costituzionale che conteneva anche la devolution: il passaggio alle regioni della potestà legislativa esclusiva in alcune materie come organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria.

Ma tutto andò in fumo con la bocciatura del referendum costituzionale del 2006. La lega secessionista e separatista oggi si rifugia nel tentativo di autonomia differenziata, che persegue scientemente il tentativo di minare l’unità della nazione. E’ una partita tutta interna alla maggioranza che potrebbe consumarsi nello scambio: autonomia differenziata/ presidenzialismo. Ma così facendo, la Meloni e Fratelli d’Italia commetterebbero il grossolano errore di cedere il passo alla Lega al nord, consentendole di recuperare consensi, e FdI perderebbe appeal nel mezzogiorno.

L’impressione è che l’iter sarà molto lungo e denso di ostacoli. Certo e scontato che questa scelta colloca il mezzogiorno all’opposizione, provocando una profonda divisione nel Parlamento e nel Paese. Alcuni partiti si sono mostrati subdolamente indifferenti al richiamo del Sud, inesistente nei loro programmi elettorali. Riserve di caccia di candidati del nord catapultati nelle regioni meridionali per essere eletti. Lontani fisicamente, idealmente e culturalmente, da quei territori. Gli esempi hanno riguardato tutti, senza alcuna distinzioni. Sarebbe facile quanto inutile produrne l’elenco. In ogni caso, su questo campo, si disputerà una bella battaglia politica, come quelle di una volta… L’abbiamo detto per tempo: Non esiste vantaggio del Nord a svantaggio del Sud. Esiste invece la necessità indifferibile di determinare una perequazione che garantisca i livelli essenziali di servizi per tutti i cittadini sul territorio nazionale. Può e deve esistere per tutti, attraverso il mezzogiorno, la sua dimensione di piattaforma strategica, un vantaggio per l’Italia mediterranea e per l’Europa.

La nostra mobilitazione per la raccolta delle 50.000 firme per il disegno di legge d’iniziativa popolare è partita dalle università ma si completerà nelle piazze di ogni comunità meridionale, a cominciare dalle più piccole. Sarà un successo di partecipazione popolare. La stragrande maggioranza degli italiani è contraria a concedere l’autonomia regionale differenziata alle regioni più ricche come emerge dal sondaggio realizzato dall’istituto di ricerca Quorum/YouTrend. E’ il momento per rilanciare la proposta fondante di Mezzogiorno Federato: l’unità pattizia delle regioni meridionali. Dobbiamo costringerle ad essere unite, pensando per sistemi e governando per progetti condivisi. Una proposta praticabile a Costituzione invariata. Lo strumento di attuazione dell’articolo 117 che regola i poteri delle Regioni. Non si tratta di federare le istituzioni, ma i loro poteri. Il nostro riformismo meridionale, il civismo, espressione della cittadinanza attiva, e il Mezzogiorno Unito, saranno decisivi per rovesciare le sorti del Sud. E’ tempo di ritrovarsi per farsi sentire…