14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 15:33:27

foto di Lo stemma dei Calò
Lo stemma dei Calò

La famiglia Calò abitava in Via Duomo nel palazzo dell’attuale numero civico 273 che fa angolo con Vico Calò che della famiglia ha preso il nome. La famiglia Calò, come scrive De Vincentiis, ebbe il suo capostipite tarantino in Pietrantonio Calò, ufficiale di guarnigione, venuto a Taranto nel 1580 per motivi di servizio. A Taranto Pietrantonio conosce e sposa nel 1584 la nobile tarantina Ippolita Imbeverato. I Calò si imparentarono oltre che con gli Imberverato anche con i Cimino, i De Angelis di Manfredonia, i Morrone, e i Basurto di Racale.

Un Francesco Antonio sposò la signora Maria Raffaele De Angelis di Manfredonia ma non ebbe eredi per cui con lui si estinse la famiglia agli inizi del XIX secolo. I beni della famiglia passarono, attraverso le mani di compratori leccesi, i Basurto di Racale, nella disponibilità del marchese D’Ayala Valva. Questa notizia è importante poiché nel 1865 l’architetto Davide Conversano, l’autore del primo piano regolatore della città ed ingegnere capo del Comune, per dotare la città di un teatro trasformò la galleria di rappresentanza di Palazzo Calò, ormai acquistato dai D’Ayala, in teatro. La famiglia Calò era originaria della Grecìa e fu associata alla nobiltà di Ostuni, dove era nata nel sec. XIV, di Gallipoli, Bari, Brindisi, Oria e Taranto. Al patriziato di Taranto fu ascritta per grazia di Sua Maestà il 2 gennaio del 1759. I Calò di Taranto furono padroni del Casale di Torricella.

La famiglia Calò aveva come stemma del casato un albero di pomi su fondo argenteo sul cui tronco era attorcigliato un serpente che tenta di azzannare un pomo. Lo scudo è sormontato da una corona gentilizia. I Calò diedero alla città due sindaci: – Calò Francesco Antonio, sindaco nel 1705; – Calò Francesco Antonio, sindaco nel 1786 e nel 1795.

Mario Guadagnolo

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