21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 09:30:12

Il commercialista

Ora è in fase sperimentale. Il Cashback sarà definitivo da gennaio 2021

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Pagamenti con carte di credito

Misura controversa che premia con un rimborso i consumatori che fanno uso di carte di credito o bancomat, dopo aver conseguito parere favorevole del Garante della Privacy, parte il Programma di rimborso in denaro (cashback) finalizzato a disincentivare l’utilizzo del contante. I rimborsi in favore dei consumatori che effettuano acquisti con strumenti di pagamento elettronici partono con la fase sperimentale dall’8 al 31 dicembre. Il Programma di rimborso riguarda esclusivamente i pagamenti elettronici effettuati presso pubblici esercizi e non riguarda pagamenti effettuati online (che sono esclusi dal sistema di rimborso).

I rimborsi inoltre saranno tutti esentasse. Sulle spese relative al mese di dicembre sono previsti rimborsi fino a 150 euro, con un minimo di soli 10 pagamenti tracciabili da effettuare nel periodo natalizio. Successivamente, i rimborsi dovrebbero arrivare con cadenza semestrale e si parla di un minimo di 50 operazioni a semestre con una spesa massima di 1.500 euro, per un rimborso del 10% e quindi pari ad un massimo di 150 euro. A ciò dovrebbe aggiungersi il cosiddetto supercashback che premierà i primi 100mila acquirenti che hanno effettuato più operazioni con carte di pagamento: in questo caso dovrebbe trattarsi di due premi l’anno da 1.500 euro ciascuno. La partecipazione al programma di rimborsi è volontaria ed è aperta a tutte le persone fisiche maggiorenni, residenti nel territorio dello Stato, che, fuori dall’esercizio di una attività d’impresa, arte o professione, effettuano acquisti da esercenti, con strumenti di pagamento elettronici.

Ogni partecipante può scegliere di aderire al programma in due modi: utilizzando l’App IO o utilizzando i sistemi messi a disposi-zione da un emittente di carte di pagamento convenzionato (issuer). In entrambi i casi, si dovrà:

  • registrare il proprio codice fiscale;
  • associare ad esso uno o più strumenti elettronici di cui intende avvalersi per effettuare i pagamenti, dichiarando, al momento della registrazione, di utilizzare gli strumenti di pagamento registrati esclusivamente per acquisti effettuati fuori dall’esercizio di attività d’impresa, arte o professione;
  • comunicare l’IBAN su cui si desidera ricevere i rimborsi. Se si utilizzano più carte di pagamento, la somma totale su cui si riceverà il rimborso sarà quella riferita allo stesso codice fiscale, a prescindere dal numero di carte utilizzate.

Ogni volta che il consumatore effettuerà un pagamento con una carta di pagamento registrata, verranno trasmessi alla PagoPA SPA, società che raccoglie e gestisce i dati al fine di sviluppare la graduatoria necessaria a stabilire l’entità ed i tempi per i rimborsi. Al termine di ogni semestre, sarà calcolato il rimborso spettante a ciascun consumatore sulla base dei pagamenti effettuati. Per l’erogazione del rimborso, i dati verranno trasmessi alla Consap Concessionaria servizi assicurativi pubblici S.p.A. Il consumatore verrà informato tramite l’App IO o dall’emittente delle proprie carte di pagamento utilizzate per i pagamenti dei rimborsi a lui spettanti. Il garante della Privacy si è assicurato che i dati venissero trasmessi da mezzi idonei a garantire la privacy dei consumatori: i dati trasmessi non conterranno infatti informazioni sensibili circa le spese sostenute o sulle quantità acquistate, e verranno utilizzati solamente per il tempo necessario a stabilire l’entità dei rimborsi e successivamente eliminate.

Nonostante le rassicurazioni espresse dal Garante della Privacy tuttavia non è certo se il sistema opererà fuori dal perimetro delle verifiche di Agenzia delle Entrate, in particolare di quelle destinate alla misura di verifica denominata “Redditometro”. Attraverso questa procedura l’Agenzia fiscale italiana è in grado di intrecciate costantemente le informazioni di spesa dei cittadini rispetto alle proprie dichiarazioni dei redditi e procedere successivamente ad accertare il contribuente che presenta forti squilibri tra capacità di spesa e reddito prodotto. Sebbene si tratti di una misura di contrasto all’evasione fiscale oggettivamente funzionante, nel corso degli anni ha prodotto anche notevoli livelli di contenzioso specie con riferimento alle transazioni che avevano ad oggetto operazioni nel mercato immobiliare. In moltissimi casi, cittadini che avevano ricevuto denaro da congiunti o parenti per l’acquisto di una abitazione e allo stesso tempo non avevano un reddito dichiarato sufficiente, perché ad esempio ancora studenti o in cerca di occupazione, si sono visti recapitare verifiche fiscali tese a giustificare la propria capacità di spesa.

In troppi casi, in assenza di un processo regolare di tracciamento del passaggio di denaro, perché ricevuto in contanti dai risparmi messi da parte nel corso degli anni, le sanzioni sono state pesanti e quasi sempre inopponibili in giudizio. Il timore degli operatori di settore è proprio quello che, dietro il vantaggio di ricevere un rimborso e la dissuasione dell’uso del contante come metodo di pagamento a fini antievasione, si nasconda una ulteriore forma di vigilanza e controllo sui comportamenti di consumo e di spesa dei cittadini avverso i quali è sempre molto complesso costruire una difesa perché la normativa a riguardo è piuttosto insidiosa. In molti denunciano inoltre che il sistema di cashback non è previsto nei confronti degli acquisti effettuati online, i quali notoriamente sono tutti effettuati con carte di credito o prodotti simili, generando un ulteriore squilibrio tra operatori.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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