20 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Aprile 2021 alle 09:30:53

Il commercialista

In arrivo controlli fiscali per i percettori del contributo a fondo perduto “covid-19”


Sviluppo economico

I n questa fase di grande confusione sul futuro economico del Paese c’è una certezza: sono partiti i controlli fiscali per coloro i quali hanno percepito il contributo a fondo perduto COVID19 tra tutto il 2020 e l’inizio del 2021. Nel ginepraio di contributi, bonus e agevolazioni che il Governo Conte aveva messo in campo per contrastare la crisi economica causata dalla pandemia, una misura non trascurabile è stata quella dei contributi a fondo perduto inviati da Agenzia Entrate ad alcune categorie di imprese particolarmente colpite dai diversi e successivi lockdown. Si cominciò all’inizio della estate con una prima misura e poi la stessa è stata replicata automaticamente nei mesi successivi via via che le imprese transitavano in zona arancione o rossa.

Ne abbiamo parlato in diverse occasioni in questa rubrica. La misura prevedeva l’invio di una istanza telematica mediante il portale di Agenzia Entrate e la stessa, classificando il tipo di imprese in base alla attività svolta, inviava somme a sostegno di ciascun richiedente in base ad una percentuale del fatturato perso. Alcune imprese, lo abbiamo ricordato, sono ancora in attesa di esito delle proprie domande perché rimaste incagliate nei sistemi di verifica automatizzata dei server dell’Agenzia e sono state costrette a richiedere presso le locali Direzioni Provinciali un intervento mediante presentazione di una istanza di autotutela.

È arrivato invece per tutte le altre il tempo delle verifiche che la Guardia di Finanza ha iniziato ad operare dalla scorsa settimana analizzando la veridicità dei dati trasmessi. Contestualmente è stato introdotto un controllo informatizzato volto ad incrociare direttamente le informazioni contenute nella anagrafe tributaria dei cittadini con quelle dichiarate nella istanza. La prima delle verifiche che verrà effettuata dalla polizia economico amministrativa sarà rivolta alla certificazione della esistenza della Partita IVA affinché sia dimostrabile che essa non sia stata aperta appositamente per godere del beneficio – la posizione IVA doveva in particolare essere aperta prima del 25 ottobre 2020 nella seconda misura di ristoro prevista dal Governo e almeno all’1 gennaio 2019 nella prima misura. Altra area di accertamento sarà certamente rivolta alla verifica della coerenza del tipo di attività svolta con quella dichiarata in istanza. Si vuole verificare che i percettori del beneficio non abbiano dichiarato di svolgere attività diversa da quella reale per fruire appositamente del contributo.

Non sono pochi i casi già accertati di questo tipo. Terzo argomento di verifica sarà rivolto alla identificazione della presenza dei requisiti contabili richiesti a partire dall’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 che doveva essere inferiore ai due terzi dello stesso dato del 2019 nonché l’esistenza in anagrafe tributaria della partita IVA all’1 gennaio 2019 per quelle imprese soggette al controllo dei parametri di fatturato 2019/2020. Saranno soggette a verifica le fatture elettroniche, i corrispettivi telematici, le comunicazioni IVA periodiche e tutti i dati trasmessi al sistema di Agenzia Entrate. Verifica ulteriore sarà quella rivolta al contrasto ai fenomeni di infiltrazione criminale; questi controlli saranno rafforzati e disciplinati da un protocollo di intesa sottoscritto tra Ministero dell’Interno, dell’Economia e Agenzia delle Entrate. I dati recuperati nel corso delle verifiche potranno essere trasmessi alla Guardia di Finanza, per le attività di accertamento. Grazie a questo sistema incrociato di controllo, in verità, nella prima edizione del “contributo a fondo perduto” della estate 2020 furono bloccati 160 milioni di euro di somme destinate ad indennizzare imprese in odore di mafia e furono denunciati migliaia di contribuenti alle rispettive Procure della Repubblica competenti.

Nelle ipotesi in cui il contributo non sia dovuto l’Agenzia delle Entrate procederà al suo recupero applicando una sanzione minima del 100% e una massima del 200% delle somme incassate. Per questa sanzione non sarà possibile ottenere alcuno sconto o definizione agevolata. Inoltre, sul fronte penale, l’indebita percezione del bonus prevede la reclusione dai 6 mesi ai 3 anni o nel caso in cui il contributo avesse avuto importo inferiore ai 4 mila euro, una sanzione amministrativa del valore compreso tra i 5.164 euro e i 25.822 euro, con un massimo di tre volte il contributo indebitamente percepito. Opera in ogni caso l’istituto della confisca in queste circostanze. Sono infine aperti ancora tutti i temi lasciati in sospeso dal Governo Conte e dei quali non vi è certezza che possano essere nuovamente affrontati dal Governo Draghi con le stesse modalità. Ci si riferisce in particolare alle misure di indennizzo che dovevano essere introdotte dal “Ristori 5” in favore dei liberi professionisti colpiti dalla crisi, dalle misure legale al rinvio delle scadenze delle rottamazioni e delle rateazioni in corso, delle misure che dovevano introdurre un nuovo condono fiscale di cui si erano avute notizie non ufficiali. Dato ancor più grave riguarda invece l’incentivo alla riduzione contributiva che doveva passare da INPS per le assunzioni al SUD. Anche questo tema, già annunciato in un precedente articolo su questo giornale, ha trovato un improvviso stop allorché alla scadenza del pagamento dei contributi in misura agevolata del mese di gennaio 2021, l’INPS non ha ancora validato l’iniziativa attraverso un proprio provvedimento. Così coloro i quali attendevano una cospicua riduzione di oneri sul costo del lavoro da versare per il primo mese del 2021 hanno avuto in questi giorni una amara sorpresa. Il Governo Draghi avrà parecchie questioni da affrontare e poco tempo a disposizione.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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