22 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 22 Aprile 2021 alle 15:06:21

Il commercialista

Governo Draghi, primi rumors sulla ripresa degli incentivi e sulla riforma fiscale

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Tasse

Arrivano i primi rumors dal nuovo esecutivo sulle intenzioni che il Presidente del Consiglio ha di attuare la riforma fiscale annunciata e portare a termine la campagna di incentivi rimasta sospesa con il decreto “Ristori 5” mai pubblicato. Sul fronte degli incentivi a fondo perduto per i professionisti ed i lavoratori autonomi che sono stati lungamente esclusi da qualsiasi forma di assistenza straordinaria, fatta eccezione, parzialmente, per la prima misura che transitò per l’INPS nella scorsa primavera e che portò al collasso del sito dell’Istituto, le notizie che giungono da Roma riguardano la possibilità che possa essere disposto un contributo di 1000 euro a fondo perduto per tutti.

Stiamo parlando quindi del caso di tutti i liberi professionisti ed i lavoratori stagionali, i primi in particolare iscritti a forme di previdenza privatistica. Non dovrebbe fare distinzione alcun codice ATECO, mentre dovrebbe essere posto un limite a 50 mila euro di fatturato massimo, realizzato nel corso del 2020, oltre il quale non si avrà diritto all’incentivo. Dovrebbe anche restare confermato il tetto del 33% di perdita subita a causa della Pandemia e così coloro i quali non avranno subito alcuna perdita o una perdita non superiore al 33% del fatturato rispetto all’anno precedente verranno anche essi esclusi dall’incentivo. Altra anticipazione che proviene dal Governo riguarda la possibile abolizione di qualsiasi forma di regime fiscale agevolato per le piccole partite IVA.

Per questi soggetti, per i quali vige la possibilità di optare per un regime forfettario con una tassazione secca e non progressiva del 15%, senza possibilità di dedurre alcun costo, si profila l’uscita da questo sistema che dovrebbe essere sostituito da un modello tradizionale con aliquote progressive e crescenti. Si tratta di un probabile addio definitivo alla flat tax, misura che ha prodotto indubbi vantaggi specie in favore di giovani imprenditori. Sul tema generale della riforma IRPEF dovrebbe essere introdotto un nuovo scaglione intermedio, tra il secondo scaglione al 27% ed il terzo al 38% infatti c’è un gradino di 11 punti percentuali che sono percepiti effettivamente come una distanza eccessiva per la fascia di redditi compresa tra i 28 mila euro e i 55 mila euro. Dovrebbe essere posto rimedio anche alla selva di bonus e di agevolazioni e differenziazioni eccessive di deducibilità che esistono nel nostro ordinamento. Il sistema fiscale italiano è una selva di misure, spesso costruite una su l’altra per tamponare esigenze di cassa dello Stato. Draghi ha promesso che verrà rivisto l’intero sistema attraverso il contributo di un gruppo di esperti e non già attraverso le singole proposte di Agenzia delle Entrate, il cui direttore negli scorsi giorni era stato ascoltato in Parlamento circa l’ipotesi di riforma della tassazione delle persone fisiche.

Giova precisare sul punto che una recente sentenza della Corte Costituzionale ha evidenziato quanto non sia più possibile modificare in continuazione la deducibilità di certe spese per le imprese (si pensi al costo delle autovetture o della telefonia) seguendo esclusivamente esigenze finanziarie dello Stato e non considerando, dal lato del cittadino, che il reddito che questi produce è anche funzionale al sostenimento di determinate spese. Il modello fiscale danese è inoltre un ulteriore obbiettivo posto dal Presidente Draghi il quale ne ha fatto apertamente menzione nel suo discorso introduttivo. La Danimarca è riconosciuta come uno degli Stati europei a maggiore pres-sione fiscale, di contro realizza servizi per i propri cittadini tra i migliori nel continente.

Il modello fiscale danese opera quasi esclusivamente per dichiarazioni pre-compilate e spesso con valutazioni di tipo forfettario del reddito sul quale si applica una tassazione progressiva. Si tratta di una rivoluzione per il nostro ordinamento non di poco conto perché il contribuente italiano è condizionato a gestire un complesso di dati fiscali da inserire in dichiarazione che ne rendono oggettivamente molto complessa la compilazione. Una semplificazione del sistema era attesa da anni. Ci auguriamo non passi per una raccolta sistematica di dati, come già in parte avviene, che è tutta a carico di intermediari, professionisti ed imprese. Altro aspetto del modello danese è legato al prelievo automatico delle imposte dai conti dei cittadini alle relative scadenze. Un sistema simile a quello statunitense che dovrebbe ridurre la distanza esistente oggi tra quantificazione del tributo e suo pagamento alle naturali scadenze. Anche questo punto sarà un rospo duro da digerire per gli italiani sebbene oggettivamente finirà per semplificarne la vita. Non ci sono notizie in merito alla conferma della “pace fiscale” o di una rottamazione quater. Gli scostamenti di bilancio sono tali da fare considerare que-sta misura oltremodo necessaria ma probabilmente subirà delle modifiche ri-spetto alle procedure alle quali siamo stati abituati in questi anni. Si attende inoltre notizia del rinvio delle scadenze delle precedenti forme di “condono” in corso che al mese di aprile andranno in riscossione. Se non ci sarà un nuovo rinvio nei prossimi giorni dovranno essere saldate le rate di “saldo e stralcio” e rottamazioni in corso che erano state sospese addirittura dal mese di marzo 2020. In un momento ancora complesso per l’economia del paese sarebbe oggettivamente difficile procedere all’incasso.

 

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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