11 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 11 Aprile 2021 alle 17:10:34

Il commercialista

Al via le domande per i contributi del Decreto Sostegni. Presto anche l’assegno unico per i figli a carico

foto di Assegno unico per i figli
Assegno unico per i figli

Come preannunciato nel precedente contributo pubblicato la scorsa settimana, da ieri, martedì 30 marzo 2021 è finalmente aperta la procedura per trasmettere l’istanza e ottenere il nuovo contributo a fondo perduto erogato dal Governo per il tramite di Agenzia Entrate.

A parziale correzione delle indicazioni già fornite, per effetto dei nuovi chiarimenti introdotti da Agenzia Entrate solo nella tarda serata di lunedì 29 marzo 2021, il contributo viene calcolato applicando le percentuali già indicate alla differenza mensilizzata media dei fatturati 2020 rispetto a quelli 2019 ammesso che si sia subita una perdita non inferiore al 30% tra i due periodi. Il contributo viene calcolato per una singola mensilità e non per due come la bozza del provvedimento aveva indicato. Inoltre sono forniti chiarimenti anche in merito a coloro i quali hanno aperto partita IVA nel corso dell’anno 2019, 2020 e nel primo trimestre 2021, sino alla data di pubblicazione del DL Sostegni. Per tutti questi soggetti sarà possibile richiedere il contributo minimo (1000 euro per le persone fisiche e 2000 per quelle giuridiche) indipendentemente dalla identificazione di una perdita subita non essendo possibile rapportare interamente il differenziale tra due anni in forma piena.

Si fa presente che all’atto redazione della domanda, sul portale di Agenzia Entrate, occorre selezionare un flag apposito che consente di distinguere questa categoria di soggetti da tutti gli altri. Importante novità riguarda invece la riforma del sistema di welfare familiare che passa tradizionalmente attraverso l’assegno mensile per i figli a carico. Il disegno di legge delega di riforma del settore cancella tutte le differenti tipologie di assegni esistenti attualmente – se ne riconoscono diversi – e ne introduce uno unico che accompagnerà le famiglie con figli a carico sino al compimento dei 21 anni di età. L’introduzione dell’assegno determinerà la graduale soppressione di alcune misure come l’assegno ai nuclei familiari con almeno tre figli minori, il bonus bebè e il premio alla nascita o all’adozione. L’assegno è riconosciuto mensilmente per per ogni figlio nascituro a decorrere dal settimo mese di gravidanza, per ciascun figlio minorenne a carico, per ciascun figlio maggiorenne a carico e fino al compimento del ventunesimo anno di età purchè (si tratta di condizioni alternative) frequenti un percorso di formazione scolastica o professionale o un corso di laurea; svolga un tirocinio ovvero un’attività lavorativa limitata, con reddito complessivo inferiore a un determinato importo annuale; sia registrato come soggetto disoccupato e in cerca di lavoro presso un centro per l’impiego o un’agenzia per il lavoro; svolga il servizio civile universale.

È riconosciuto inoltre per ciascun figlio disabile anche dopo il compimento del ventunesimo anno di età, qualora risulti ancora a carico. L’assegno è riconosciuto ad entrambi i genitori, tra i quali viene ripartito in egual misura. In loro assenza, spetta a chi esercita la responsabilità genitoriale. In caso di separazione legale ed effettiva, annullamento, divorzio l’assegno, se manca un accordo, viene erogato al genitore affidatario mentre, nel caso di affidamento congiunto o condiviso, l’assegno è ripartito in pari misura tra i genitori. In caso di figlio maggiorenne a carico l’importo può essere corrisposto direttamente al figlio, su sua richiesta, al fine di favorirne l’autonomia. I genitori (o gli altri richiedenti) devono essere possedere cumulativamente i seguenti requisiti: – avere la cittadinanza italiana o essere cittadini comunitari, o un suo familiare, con diritto di soggiorno o diritto di soggiorno permanente, ovvero essere cittadini extracomunitari in possesso del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo o del permesso di soggiorno per motivi di lavoro o di ricerca, di durata almeno annuale; – essere soggetti al pagamento dell’imposta sul reddito in Italia; – essere residenti e domiciliati, con i figli a carico, in Italia per l’intera durata del beneficio; – essere stato o essere residente in Italia per almeno due anni, anche non continuativi, ovvero essere titolare di un contratto di lavoro a tempo indeterminato, o a tempo determinato di durata almeno biennale. Sulla quantificazione del valore dell’assegno non ci sono ancora elementi di certezza.

Il DDL delega traccia le linee guida da seguire per la determinazione dell’ammontare dell’assegno. In primo luogo, viene stabilito che il beneficio è modulato sulla base della condizione economica del nucleo familiare, individuata attraverso l’indicatore della situazione economica equivalente (ISEE) o sue componenti, tenendo conto dell’età dei figli a carico e dei possibili effetti di disincentivo al lavoro per il secondo percettore di reddito nel nucleo familiare. L’importo base in tal modo definito è soggetto a maggiorazioni in caso di figli successivi al secondo (dal terzo in poi) nonchè per le madri con meno di 21 anni. Indicazioni più dettagliate vengono fornite per la determinazione dell’assegno a favore dei figli disabili. La maggiorazione dell’assegno dovrà essere prevista secondo un’aliquota non inferiore al 30 per cento e non superiore al 50 per cento, per ciascun figlio con disabilità, rispettivamente minorenne o maggiorenne e di età inferiore a ventuno anni, con importo della maggiorazione graduato secondo le classificazioni della condizione di disabilità. Ai figli disabili di età pari o superiore a ventuno anni, ancora a carico, non spetta invece alcuna maggiorazione.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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