21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Giugno 2021 alle 19:30:12

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Esonero dal versamento dei contributi 2021 per le partite iva, rinvio all’ultimo istante

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Nella legge di bilancio per il 2021 il Governo Conte aveva previsto come misura di sostegno a tutti gli esercenti una attività economica individuale, l’esonero dal versamento dei contributi per un anno. Una forma straordinaria di aiuto volta ad alleviare la posizione di coloro i quali, e sono tantissimi in tutto il Paese, si sarebbero trovati a versare i contributi dovuti nel 2021 pur nel pieno della crisi economica che fa seguito alla pandemia in corso. L’attuazione di questa misura, prevista dal Governo Conte e attuata da quello Draghi ha ovviamente incontrato una serie di ostacoli sino ad una definizione quasi completa arrivata a poche ore dalla scadenza del 16 maggio 2021, la prima che interessa una enorme platea di commercianti e artigiani.

Come al solito purtroppo si deve registrare una enorme distanza tra i decisori politici di questo Paese e coloro i quali sono chiamati a mettere in pratica le previsioni di legge, siano tra questi gli operatori negli uffici pubblici che i contribuenti. Si tratta meramente della quasi totale assenza delle conoscenze necessarie per capire come funziona il meccanismo di prelievo fiscale e contributivo in Italia che provoca, in danno dei contribuenti ed anche dei tecnici delle agenzie fiscali e contributive, enormi problemi di attuazione. Intanto la misura interessa artigiani e commercianti iscritti ad INPS, imprenditori agricoli autonomi iscritti ad INPS, liberi professionisti iscritti ad INPS e liberi professionisti iscritti a casse di previdenza privatistica. Il “bonus” contributivo ha un tetto massimo di 3000 euro ma è fruibile ad una serie di complesse condizioni, tutte aggregate insieme. Per gli iscritti alle gestioni INPS che abbiano avviato l’attività entro il 2019, i requisiti di accesso all’esonero consistono in un calo del fatturato o dei corrispettivi nell’anno 2020 non inferiore al 33% rispetto al 2019 e in un reddito complessivo di lavoro (o comunque derivante dall’attività che soggetta a contribuzione della gestione Inps) nel 2019 non superiore a 50.000 euro.

Per coloro i quali hanno iniziato l’attività nel 2020 i limiti reddituali di cui sopra non intervengono. Inoltre è richiesta l’assenza di rapporti di lavoro subordinato (fatta eccezione per il contratto intermittente senza indennità di disponibilità) e di trattamenti pensionistici diretti (escluso l’assegno ordinario di invalidità), fermo restando che l’esonero può essere richiesto a una sola gestione e riguarda i soli contributi previdenziali di competenza e dovuti per il 2021, escludendo qualsiasi contribuzione integrativa e premi dovuti a INAIL. È necessario anche il possesso di un DURC regolare in corso di validità. L’eventuale contribuzione già versata ma oggetto di esonero, può essere richiesta a compensazione o a rimborso. L’accredito della contribuzione oggetto di esonero sulla posizione previdenziale del soggetto interessato è subordinato all’integrale pagamento della quota parte di contribuzione obbligatoria non oggetto di esonero. Questi i principi di base. Per artigiani e commercianti, che pagano ogni anno 4 rate trimestrali di contributi minimi e successivamente in dichiarazione dei redditi eventualmente versano delle differenze in base ai redditi, l’esonero riguarda solo 3 delle 4 rate trimestrali di contribuzione minima e sempre nel limite dei 3000 euro.

Per i liberi professionisti iscritti alla gestione separata INPS sono esonerabili gli acconti del 2021 da saldare entro il 31 dicembre 2021. In caso di contributi esonerabili e già saldati è garantito il rimborso, anche tramite compensazione, dell’eventuale saldo eccedente la quota ancora esonerabile. Gli assicurati presso INPS che richiedano l’esonero devono risultare regolari nei versamenti contributivi ed avere saldato la quota di contribuzione non oggetto di esonero. Come sempre le complicazioni non mancano e ne avremmo volentieri fatto a meno in un momento così complesso soprattutto perché, per richiedere l’esonero contributivo occorre presentare domanda entro il 31 luglio 2021 in un momento di accavallamento di numerose scadenze. Per riepilogare quindi, al solo fine di fruire di questa agevolazione, occorreranno le seguenti condizioni: la non titolarità di un rapporto di lavoro subordinato o di una prestazione di pensione diretta, per il periodo oggetto di esonero; l’unicità della domanda presentata (l’esonero può essere richiesto a un solo ente previdenziale e per una sola forma di previdenza obbligatoria); il rispetto del limite reddituale pari a 50.000 euro per il 2019; il calo di fatturato pari almeno al 33% tra 2020 e 2019; la regolarità nei versamenti alla contribuzione previdenziale obbligatoria; il rispetto del limite previsto per gli aiuti di stato (de minimis), in base al quadro temporaneo previsto per la durata dell’emergenza sanitaria Covid-19.

Proprio la scadenza del 16 maggio 2021, la prima per artigiani e commercianti e la prima in particolare relativa alle 3 rate annuali oggetto di agevolazione per questa categoria è stata prorogata all’ultimo minuto con una comunicazione di INPS al 20 agosto 2021 e coloro i quali avevano già provveduto a versare dovrebbero poter recuperare l’importo, in presenza dei requisiti di cui sopra, in un secondo momento. La scelta ha gettato ovviamente nel caos utenti e professionisti in maniera piuttosto irritante anche e soprattutto perché episodi come questo sono diventati piuttosto frequenti. Un consiglio generale invece è rivolto agli iscritti alle casse di previdenza privatistiche: avvocati, ingegneri, geometri, medici, consulenti del lavoro etc. E’ opportuno contattare la propria cassa di previdenza di appartenenza per capire come fruire del beneficio e farlo piuttosto in fretta perché il 31 luglio è una data ormai prossima.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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