30 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 30 Novembre 2021 alle 08:52:00

Il commercialista

Decreto Sostegni Bis, il contributo a fondo perduto si fa in tre

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Contributo a fondo perduto

Il Consiglio dei Ministri nella seduta del 20 maggio 2021 ha dato via libera al decreto Sostegni Bis, che contiene diversi interventi di rilievo ed uno in particolare che cerca di porre rimedio ai limiti della precedente misura in tema di contributo a fondo perduto per i possessori di partita IVA. In un precedente articolo abbiamo trattato l’argomento evidenziando che il contributo riconosciuto dallo Stato per il tramite di Agenzia Entrate, nella prima formulazione, era previsto a coloro i quali avessero maturato una perdita di fatturato di importo superiore al 30% tra la media mensile degli incassi realizzati nel 2019 rispetto a quelli realizzati nel 2020.

La misura ha purtroppo scontentato una vasta platea di soggetti i quali anche con perdite leggermente inferiori a quella indicata nel primo Decreto Sostegni non si sono visti riconoscere alcun aiuto, nonostante i mesi di chiusura imposti dal lockdown delle scorse settimane ed una ingente riduzione delle entrate conseguente. Il Governo Draghi prova adesso a porre rimedio alla questione introducendo tre vie differenti per accedere al sostegno: la prima ricalca esattamente il metodo di calcolo precedente e costituirà anche la via automatica per vedersi accreditato il secondo sostengo promesso. In altre parole coloro i quali hanno beneficiato della misura contenuta nel decreto precedente non dovranno fare alcuna ulteriore richiesta e gli verrà accreditato un nuovo contributo a fondo perduto accettando di fatto le condizioni già note. La seconda opzione, che insieme alla terza può essere sostitutiva della precedente attraverso l’effettuazione di una nuova richiesta ad Agenzia delle Entrate, prevede che si potrà accedere al beneficio di un nuovo contributo a fondo perduto se si è subita una riduzione di fatturato di almeno il 30% non nella media mensile di anno in anno (2019 rispetto al 2020) ma di quella realizzata nel periodo aprile 2019 marzo 2020 rispetto ai dodici mesi successivi – aprile 2020 marzo 2021. In questa seconda fascia dovrebbero rientrare in particolare quelle tra le imprese che sono state maggiormente colpite dalle restrizioni e dalle chiusure ponendo fine alla discriminante precedente che escludeva soggetti con perdite inferiori al 30% anche di poco.

La terza delle possibilità è rappresentata da un contributo che verrà erogato non in funzione di una perdita di fatturato ma in relazione ad una perdita di utili maturata nel 2020 rispetto al 2019. Questa nuova modalità di calcolo, essendo basata su una comparazione di utili, terrà conto ovviamente anche dell’incidenza dei costi di esercizio. Questa formula non prevede ancora un limite percentuale di differenza perché questo verrà stabilito da un successivo decreto e soprattutto perché al momento le regole ammesse nella Unione Europea, nel sostegno alle imprese, si basano solo su un differenziale di fatturato (il 30% appunto) e non di utili e pertanto occorrerà che questa nuova procedura venga in qualche modo approvata dalla Commissione Europea nell’ambito del piano denominato “Temporary Framework”. Per fruire poi di questa terza modalità di beneficio occorrerà che la propria dichiarazione reddituale sia presentata entro il 10 settembre 2021 affinché sia possibile per gli uffici di Agenzia delle Entrate effettuare i relativi controlli. Si tratta di una anticipazione dei termini purtroppo drastica rispetto alla scadenza naturale dei termini che tradizionalmente oscilla tra il mese di ottobre e quello di novembre di ogni anno asseconda delle decisioni assunte dal Governo in base alla complessità dei dati da inserire.

Non si tratta di un problema di poco conto e come sempre è opportuno rivolgersi a professionisti specializzati, quali ad esempio i commercialisti italiani, perché in particolare per la dichiarazione dei redditi dell’anno 2020 occorrerà effettuare una serie di compilazioni suppletive che riguardano in particolare il quadro dei crediti fiscali ricevuti e delle agevolazioni pervenute dalla lunga serie di decreti emessi durante la pandemia. I parametri per il calcolo del sostegno dovrebbero essere delineati in questa maniera: per i contribuenti che fruiscono del primo dei tre benefici nella misura del 60% della perdita media mensile per le partite Iva che nel 2019 hanno generato un fatturato o corrispettivi fino a 100mila euro, del 50% sopra i 100mila e fino a 400mila, del 40% sopra i 400mila e fino a 1 milione, del 30% sopra 1mln e fino a 5mln e infine, del 20% al di sopra dei 5mln e fino ai 10mln; oltre quest’ultima soglia, come in precedenza, non spetta alcun sostegno.

Per i contribuenti che rientrano nella seconda modalità di calcolo l’indennizzo sarà definito applicando, alla perdita media mensile di fatturato, i seguenti parametri: il 90% fino a 100.000 euro di ricavi e compensi; il 70% da 100.000 euro a 400.000 euro di ricavi e compensi; il 50% da 400.000 euro a 1 milione di euro di ricavi e compensi; il 40% da 1mln di euro a 5mln di euro di ricavi e compensi e il 30% da 5mln di euro a 10mln di euro di ricavi e compensi. Oltre tale soglia come in precedenza non spetta alcun sostegno ed inoltre lo stesso non potrà superare il valore complessivo di 150 mila euro. In merito alla terza modalità di determinazione degli aiuti, calcolati su base reddituale e non di fatturato, le metodologie di determinazione del contributo non sono ancora chiare. Il Decreto Sostegni Bis contiene poi una serie ulteriore di incentivi, alcuni molto interessanti per le giovani coppie, dei quali scriveremo nei prossimi giorni.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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