18 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Settembre 2021 alle 21:01:13

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Ricorsi tributari, in arrivo la riforma e chi perde pagherà le spese

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I n Italia il ricorso al giudice tributario segue un particolare percorso esterno al tribunale ordinario fino al secondo grado di giudizio, per finire in Cassazione nei casi più estremi. Esistono infatti le Commissioni Tributarie di rango provinciale e regionale a svolgere la funzione dirimente nei contenziosi tra cittadino ed ente impositore e quando non si è soddisfatti delle decisioni assunte dal Giudice, è possibile ricorrere in Cassazione se esistono i presupposti per farlo. Fa eccezione a questa giurisdizione l’intera area del contenzioso in materia di contributi, affidato al Giudice del Lavoro presso i tribunali ordinari.

Con la finalità di ridurre l’enorme carico di ricorsi pendenti – pensate che sono 55 mila solo in Cassazione e numerose migliaia ancora in ogni singola giurisdizione provinciale e regionale – i Governi precedenti a questo avevano introdotto negli scorsi anni l’istituto della mediazione che, straordinario a credersi, deve avvenire sempre presso lo stesso ente impositore che ha emesso un atto impositivo o una cartella e che precederà poi il ricorso vero e proprio dinanzi le Commissioni Tributarie territoriali. Evidentemente, come era logico che fosse, anche l’istituto della mediazione ha fallito se il soggetto che deve mediare tra gli interessi del cittadino e dello Stato è lo stesso che ha emesso un atto tributario, ha fatto un accertamento fiscale o ha emesso una cartella. Così il volume del contenzioso tributario in Italia è lievitato in modo esponenziale, complice un sistema normativo complesso e troppo esposto ad interpretazioni da ambo le parti. Inoltre, come accade piuttosto frequentemente, le spese di giudizio non vengono addebitate alla parte soccombente per la generale complessità della materia. Il 23 agosto 2021 il Governo Draghi ha ufficialmente aperto il dossier della giustizia tributaria, inserendo la questione nell’ambito delle riforme per il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La misura riformatrice corre di pari passo con la riforma del sistema fiscale che sta pian piano sviluppandosi nelle commissioni parlamentari che se ne occupano. In ogni caso il primo obbiettivo del Governo è quello di ridurre il contenzioso per ridurne il carico alla base e non sovraccaricare inutilmente anche la Cassazione. Come? Straordinario a dirsi ma pare che i Ministri competenti in materia stiano pensando alla apposizione di un limite alla possibilità per le Agenzie Fiscali di ricorrere in appello avverso sentenze soccombenti quanto l’appello è solo una maniera strumentale per evitare possibili contestazioni di danno erariale in capo ai funzionari e dirigenti incaricati. Parallelamente altra incredibile misura di equità sarà quella di addebitare le spese di giudizio alla parte soccombente mentre attualmente è solitamente il contribuente a sostenerne il carico sia che sia condannato sia che non lo sia dovendo incaricare comunque un legale o un commercialista per essere difeso. Se inoltre una delle parti non accetterà proposte conciliative nell’ambito di azioni di mediazione antecedenti il contenzioso, allora in caso di condanna le spese di giudizio gli saranno addebitate maggiorate del 50%.

L’interpretazione già espressa in Cassazione inoltre assumerà un rango di rilevanza maggiore, mentre oggi è utilizzata solo con finalità consultiva nei giudizi successivi. In altri termini se la Cassazione si sarà espressa già sull’argomento non sarà possibile presentare ricorsi seriali e si dovrà assumere la decisione in base a quanto già statuito. Sembra una questione scontata ma non lo è affatto considerando che le interpretazioni di Cassazione, per quanto certamente rilevanti, non hanno il rango di norme a carattere generale. Valgono cioè nel singolo giudizio nel quale la Cassazione si è espressa e sono di orientamento generale per gli altri. Resta aperta la questione delle nomine dei Giudici Tributari che attualmente hanno una nomina onoraria e provengono dai ranghi dei tribunali ordinari, delle procure e scelti per concorso tra professionisti della materia – in genere commercialisti o esperti fiscali. Le proposte giunte all’attenzione del Governo sono di segno opposto, una sostiene la necessità di procedere alla nomina per concorso in modo da dare maggiore stabilità al sistema. Una seconda vorrebbe mantenere l’attuale sistema, migliorandolo leggermente, nella considerazione che la materia tributaria è costantemente in evoluzione e richiede competenze via via rinnovabili solo attraverso nomine onorarie. Staremo a vedere come la riforma verrà attuata complessivamente, intanto è fuga dalle professioni legali e commerciali.

Secondo uno studio della Cassa Forense – l’istituto pensionistico degli Avvocati italiani – nell’ultimo anno sono state 5800 le cancellazioni di professionisti della materia legale, fuggiti in massa verso forme di lavoro dipendente e più stabile. A soffrire maggiormente della crisi del settore legale sono soprattutto i più giovani che non hanno retto il peso della contrazione del mercato dei servizi e la bassissima retribuzione rinvenente dalla attività svolta soprattutto nelle zone depresse del Paese, secondo l’Associazione Italiana Giovani Avvocati. Non va meglio alle altre professioni a dire il vero. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili segnala una analoga fuga di nuovi tirocinanti, 1300 in meno solo nello scorso anno. I neo laureati preferiscono collocarsi altrove e in modo più sicuro. Quanto questa costante emorragia peserà anche sul futuro della giustizia tributaria è tutto da vedersi ancora.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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