21 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Settembre 2021 alle 08:58:00

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Pensioni, ecco quali sono le possibili novità in arrivo

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Pensioni, ecco quali sono le possibili novità in arrivo

L’opzione pensionistica a Quota 100 avrà termine alla fine di questo anno e per il 2022 è allo studio del Governo una strategia volta a sostituirne gli effetti in maniera soft o almeno sono queste le intenzioni esposte dal Ministro Daniele Franco. L’accesso al sistema di pensionamento anticipato in Quota 100 (valore dato dalla somma della età anagrafica e della anzianità contributiva) era stato introdotto in forma sperimentale dal primo governo Conte (a maggioranza Lega e Movimento 5 Stelle) come una delle misure maggiormente volute dalla Lega in risposta alla crescente crisi nella condizione di migliaia di cittadini esodati per effetto della perdita del posto di lavoro ad età avanzata.

L’assenza di strumenti di protezione adeguati oltre il semplice assegno di disoccupazione che ha durata biennale massima, non consente a una generazione di mezzo – quella compresa tra i 55 ed i 65 anni di età – di raggiungere il pensionamento in tempi ragionevoli e la formula di Quota 100 in effetti fornisce una risposta a questo problema. Il Governo che licenziò il provvedimento, con il concorso di diversi ministeri e degli organismi di vigilanza del sistema pensionistico, promosse la misura a tempo determinato con un obbligo di revisione per il 2022, cosa che a breve si dovrà necessariamente fare. I partiti di maggioranza propongono sostanzialmente tre opzioni per affrontare il tema: la creazione di due nuovi scalini in uscita in sostituzione della sola Quota 100 – ad esempio una formula in quota 102 o 103 – e la creazione di un fondo speciale peri settore privato che faccia da cuscinetto in sostituzione dell’attuale modello che va a scadenza ma fino ad esaurimento dei fondi. Allo studio del Ministero dell’Economia e di quello del Lavoro tuttavia c’è la revisione dell’Ape sociale che funga appunto da collettore in sostituzione di Quota 100 a particolari condizioni.

L’Ape sociale – il cui acronimo significa Anticipo pensionistico sociale – è stato introdotto nel 2017 e consiste in un sussidio a carico dello Stato ma erogato da INPS che doveva avere termine anche esso nel 2018 prima e nel 2021 poi ma vedrà quasi sicuramente un prolungamento per i prossimi anni. E’ uno strumento di sostegno destinato ai disoccupati di lungo periodo, a chi assiste familiari o persone in estrema difficoltà e ad una quindicina di categorie di lavoratori impegnati in attività estremamente usuranti. L’obbiettivo del Governo sarebbe quello di ampliare questa platea di soggetti secondo le indicazioni che una Commissione Tecnica in capo al Ministero del Lavoro fornirà nelle prossime settimane. Pare inoltre che la possibilità sia anche quella di trasformare l’Ape da strumento sperimentale in strumento consolidato e strutturale. A presiedere la Commissione Tecnica di cui in precedenza è Cesare Damiano il quale in una recente audizione ha confermato che lo strumento in essere non ha consumato tutte le risorse disponibili e ci sarebbero diversi risparmi da utilizzare per la stabilizzazione della misura. Dipenderà tuttavia da come il Parlamento deciderà di affrontare il tema sebbene il MEF abbia già fatto sapere di non poter fare grandi concessioni soprattutto con riguardo ad un rilancio del sistema di Quota 100 per via del generale invecchiamento della popolazione e dell’aumento della spesa pensionistica che la UE aveva già segnalato quando le è stato presentato il piano di finanziamento per le risorse del PNRR.

Le scelte da compiere purtroppo sono complesse per evidenti problemi di tenuta del bilancio dello Stato. La Lega punterebbe ad un rinnovo di Quota 100 almeno per un anno, alla introduzione di Quota 41 – 41 anni di contribuzione a prescindere dalla età anagrafica – o alla costituzione di un fondo a sostegno dei pensionamenti anticipati del settore privato. Per il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle le proposte dovrebbero convogliare intorno ad un modello di uscita flessibile a 62 o 63 anni con un minimo di contributi versati pari a 20 anni. Saranno in ogni caso soluzioni di cui avremo notizie nelle prossime settimane assieme al contenuto della manovra di bilancio prevista per questo autunno. Cosa succederà invece se nessuna delle misure cuscinetto venisse approvata? Tornerebbe in vigore la sola regola esistente che prevede per la pensione di vecchiaia il raggiungimento di 67 anni di età e per quella anticipata almeno 42 anni e 10 mesi di contribuzione – 41 anni e 10 mesi per le donne. Dal 2026 inoltre ripartirà il meccanismo di adeguamento degli assegni alla speranza di vita ristabilendo una età minima per il pensionamento la cui progressione – prevista dalla Legge Fornero – è stata congelata sino al 31 dicembre 2025. La cronaca di questi due anni ha segnalato che la pandemia ha inciso purtroppo “positivamente” sul bilancio INPS e di conseguenza questa revisione potrebbe portare ad una inversione di tendenza rispetto alle previsioni della Legge Fornero, secondo una certificazione che proviene sul piano internazionale anche dall’OCSE. Un triste primato dettato dalla scomparsa di migliaia di cittadini pensionati in ogni parte del Paese a causa del Covid. Altro strano effetto della pandemia è stato l’incremento delle domande di riscatto degli anni di studi universitari presso l’INPS. Sono raddoppiate le domane in un anno (da 20 mila a 40 mila) anche per effetto della misura a firma del Governo Conte I, che prevede una formula particolarmente conveniente sul piano economico per aderire al riscatto anticipato. La convenienza della adesione risiede nel sistema di contribuzione in cui il riscatto cade. Tendenzialmente se esso riporta ad una anzianità comunque compresa in un modello contributivo puro la convenienza alla adesione è piuttosto scarsa.

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