27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

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Congedo di maternità, come funziona la misura a tutela della genitorialità

foto di Congedo di maternità
Congedo di maternità

I l congedo di maternità è il periodo durante il quale la madre ha l’obbligo di astenersi dal lavoro e di ricevere dall’INPS un’indennità sostitutiva della retribuzione. Come precisato è un periodo di astensione obbligatoria e non rinunciabile. Hanno diritto al congedo di maternità 2021 sia le lavoratrici dipendenti che le autonome e le iscritte alla Gestione separata INPS. Questa classificazione copre sostanzialmente tutte le lavoratrici iscritte ad INPS ed in tutte le casse di previdenza che fanno capo all’Istituto. La durata complessiva del congedo di maternità INPS è pari a cinque mesi e l’indennità riconosciuta, anticipata dal datore di lavoro, spetta non solo nel caso di parto ma anche a seguito di adozione o affidamento di minori.

Sono tuttavia piuttosto differenti le regole di accesso alla misura in base alla Gestione INPS di appartenenza – lavoratrici dipendenti, autonome o iscritte alla Gestione Separata. Durante il periodo di congedo obbligatorio la madre ha diritto a ricevere una retribuzione pari all’80% dell’ultima retribuzione giornaliera percepita. L’indennità è a carico di INPS ma può essere erogata dal datore di lavoro che la recupera direttamente da INPS oppure può essere erogata direttamente da INPS nel caso di alcune specifiche categorie di lavoratrici come le colf o le badanti. Per le iscritte alla Gestione separata INPS, il congedo di maternità è riconosciuto soltanto a fronte del versamento di almeno tre mesi di contributi. La maternità per i dipendenti, invece, spetta fin dal primo giorno di lavoro. Hanno diritto a percepire l’indennità in ogni caso le lavoratrici dipendenti apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti con un rapporto di lavoro in corso all’inizio del congedo; le lavoratrici disoccupate o sospese purché il congedo di maternità abbia inizio entro 60 giorni dall’ultimo giorno di lavoro.

Se sussiste il diritto all’indennità di disoccupazione o alla cassa integrazione, il congedo può iniziare oltre i 60 giorni. Per le disoccupate che negli ultimi due anni hanno svolto lavori esclusi dal contributo per la disoccupazione, il diritto all’indennità di maternità spetta solo se il congedo di maternità è iniziato entro 180 giorni dall’ultimo giorno di lavoro e sono stati versati all’INPS 26 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo. Spetta inoltre alle lavoratrici agricole a tempo indeterminato o determinato che, nell’anno di inizio del congedo, siano in possesso della qualità di bracciante con iscrizione negli elenchi nominativi annuali per almeno 51 giornate di lavoro agricolo; spetta inoltre alle lavoratrici addette ai servizi domestici e familiari (colf e badanti), con 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio del congedo di maternità oppure 52 contributi settimanali nei due anni precedenti l’inizio del congedo; spetta ancora alle lavoratrici a domicilio, lavoratrici LSU o APU, lavoratrici iscritte alla Gestione Separata INPS e non pensionate, lavoratrici dipendenti da amministrazioni pubbliche ed a quelle iscritte all’ex ENPALS. La durata del congedo di maternità obbligatorio e retribuito dall’INPS è di cinque mesi per tutte e parte da due mesi prima dalla data presunta del parto.

La decorrenza è tuttavia anticipata nei casi di gravidanza a rischio o di mansioni incompatibili con la gravidanza e, in tal caso, il periodo di congedo potrà essere ulteriormente prorogato. Dopo il parto la durata del congedo è di tre mesi tuttavia la legge consente di modulare il periodo di astensione obbligatoria posticipandolo di modo che la lavoratrice possa lavorare anche fino all’ottavo mese di gravidanza, in assenza di rischi per il nascituro, fruendo di un mese in più dopo il parto. Il diritto al congedo di maternità non è rinunciabile e il datore di lavoro ha il divieto di obbligare e chiedere alla lavoratrice di lavorare. Al contrario il congedo per adozione o affidamento preadottivo non è obbligatorio e la madre può anche rinunciarvi. Per l’affidamento non preadottivo, invece, la durata del congedo è ridotta di due mesi ed è pari quindi a tre mesi. La domanda va presentata ad INPS attraverso il servizio dedicato messo a disposizione sul portale dell’Istituto.

Al fianco di questo beneficio obbligatorio ed al termine dello stesso è possibile che entrambi i genitori possano chiedere al proprio datore di lavoro di astenersi facoltativamente dalle attività fruendo della maternità facoltativa o del congedo parentale. La durata di questo istituto è di sei mesi per le madri o 7 per i padri ed è remunerato al 30% del valore dell’ultima retribuzione. Anche in questo caso l’indennità è corrisposta da INPS e può essere richiesta sino al compimento dei 12 anni del figlio. A differenza del congedo obbligatorio, quello facoltativo spetta solo a tre categorie di lavoratori: ai dipendenti che abbiano un rapporto di lavoro in essere al momento della presentazione della domanda, agli iscritti alla Gestione Separata INPS che abbiano almeno 3 mesi di contribuzione negli ultimi 12 mesi dalla presentazione della domanda e le lavoratrici autonome iscritte ad INPS che abbiano effettuato versamenti di contributi relativi al mese precedente a quello in cui ha avuto inizio la maternità facoltativa. Non spetta purtroppo ai genitori disoccupati o sospesi, ai lavoratori domestici o a quelli che prestano servizio a domicilio.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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