Legge di Bilancio, Draghi anticipa nuovi tagli | Tarantobuonasera

09 Dicembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 09 Dicembre 2021 alle 10:55:00

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Adempimenti fiscali

La conferenza stampa tenuta dal Presidente Draghi appena la scorsa settimana e che annunciava il contenuto della Legge di Bilancio per il 2022 ha tracciato una linea politica di nuovi tagli e revisioni alle misure espansive previste dal precedente Governo e che hanno fatto segnare un balzo del PIL in Italia senza precedenti. A dirla tutta dopo la caduta catastrofica della produzione del Paese a causa del Covid, che ci fosse un balzo in avanti era cosa normale. Che fosse di quella dimensione no. Adesso che il merito sia ascrivibile all’attuale Governo pare una valutazione impropria a chiunque. Al Governo Draghi probabilmente va riconosciuta una stabilità piuttosto rara nella politica italiana degli ultimi venti anni ed una stima incondizionata che arriva dalle autorità della Unione Europea.

Certo è che la spinta propulsiva alla ripresa economica parte da lontano e sicuramente proviene da alcune intuizioni del Governo Conte II. In particolare la cartolarizzazione dei bonus fiscali, il loro rinnovo e la spinta che sta provenendo dal settore immobiliare mai così in ripresa grazie agli incentivi in vigore. Il problema di fondo però è che questa espansione ha un prezzo e che il Ministro Franco ritiene sia troppo oneroso per le casse dello Stato. In effetti il debito pubblico ha sfondato quota 2.800 miliardi di euro, il patrimonio dell’INPS è ufficialmente in negativo per oltre 900 milioni di euro quando prima della crisi ammontava ad oltre 15 miliardi in attivo ed il costo delle misure di promozione del comparto edilizio ha raggiunto i 18 miliardi di euro tutti a carico pubblico. C’è poi il tema del rinnovo del reddito di cittadinanza e la soluzione alla questione pensionistica di Quota 100 di cui abbiamo già trattato lungamente su queste pagine. In sintesi il Governo intende procedere come segue. Va a scadenza il Bonus Facciate e non dovrebbe essere rinnovato nel 2022. Si tratta della misura che consente di fruire di uno sconto del 90% a carico dell’erario per i condominii, i proprietari di immobili su strada e tutti coloro i quali detengano una unità immobiliare che affacci nelle zone di tipo A e B dei comuni italiani per l’adeguamento della facciata appunto. La misura non ha un limite di spesa se non un generico riferimento al prezziario per le opere pubbliche ricorrente in ogni regione e questo esporrebbe di fatti i conti dello Stato ad un costo non preventivabile.

Per tale ragione la misura non dovrebbe essere rinnovata. Saranno fatti salvi i lavori incominciati nel 2021 e finiti entro il 2022 purché il pagamento sia avvenuto nel 2021. Il Superbonus 110 ed il Sismabonus 110 dovrebbero restare in funzione sino al 2023, ma subirebbero un ridimensionamento sostanziale essendo ammessi fino al 2023 solo per i condominii, mentre nelle proprietà individuali non potranno essere rinnovati. Sulla tempistica di questo ridimensionamento purtroppo non ci sono notizie certe perché a difesa della misura si sono levati diversi scudi in Parlamento. Attendiamo fiduciosi. L’Ecobonus al 65% ed il bonus ristrutturazioni dovrebbe restare in vigore ma è incerta la loro cartolarizzazione, cioè la vendita del credito ad istituti bancari. Il reddito di cittadinanza resta. Una certezza per le classi meno abbienti. Verranno tuttavia inaspriti i controlli all’ingresso del sostegno. Quota 100 invece scompare. Dovrebbe essere sostituita temporaneamente da una misura denominata Quota 102 – dalla somma tra contributi versati e anzianità anagrafica – ma per il futuro si prevede il ritorno alla Legge Fornero così come prevista a suo tempo.

L’allarme dell’osservatorio dell’Università Cattolica sul tema pensioni sostiene che, a queste condizioni, i nati dopo il 1980 rischiano di andare in pensione solo dopo i 70 anni di età. Decisamente insopportabile per chiunque. Il ridimensionamento della spesa pubblica non finisce qui purtroppo. Di colpo e senza preavviso, il Ministero dell’Economia ha tagliato un’altra misura incentivante che questa volta non proveniva dal Governo Conte ma ha una genesi assai precedente. Si tratta della cancellazione del Patent Box sostituito da una maxi deduzione dei costi di ricerca e sviluppo aziendali per le imprese che investono in beni intangibili. Di che si tratta? Più complicato a dirsi che ad applicarlo. Per una larga parte dell’ultimo decennio l’economia italiana è stata selciata dall’avvento di nuove forme di commercio online fatto da imprese con sedi in paesi a fiscalità agevolata; anche europei. Le imprese italiane hanno lungamente lamentato l’impossibilità di competere con questi players internazionali tanto per dimensioni, quanto perché la fiscalità italiana è troppo pesante rispetto a quella di paesi nei quali tradizionalmente queste imprese si collocano – Irlanda, Cipro, Lussemburgo e Malta. Una delle misure dell’ultimo governo Berlusconi poi ripresa dal Governo Renzi fu quella di introdurre una detassazione delle imprese che investono fortemente nel settore informatico, in quello della ricerca e sviluppo ed in quello di beni immateriali da alto contenuto scientifico per portare il livello di tassazione di queste imprese in pari rispetto alla media dei competitori stranieri. Era una misura sinceramente funzionante. Verrà tuttavia cancellata perché ritenuta onerosa per lo Stato. Il problema è che tale cancellazione avviene proprio mentre alcune imprese avevano già comunicato ad Agenzia delle Entrate la volontà di rinnovare la propria partecipazione all’incentivo almeno per un prossimo quinquennio ed Agenzia Entrate aveva già approvato molte di queste richieste non prevedendo una radicale revisione della misura. Cosa accadrà nelle prossime settimane dipende ora dal Parlamento della Repubblica.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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