27 Novembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Novembre 2021 alle 07:37:00

foto di Dichiarazione dei redditi
Dichiarazione dei redditi

La revisione dell’IRPEF e l’abolizione, graduale, dell’IRAP erano tra le promesse che il Governo Draghi ha fatto in Parlamento nell’impianto più generale di una riforma fiscale attesa dagli anni ’70. Nei mesi precedenti ci siamo occupati di descrivere, per sommi capi, la complessità del sistema erariale italiano che si è evoluto nel corso degli anni attraverso una corposa stratificazione di norme sempre utili per concorrere al pareggio di bilancio dello Stato, piuttosto che ad instaurare un rapporto corretto tra contribuente e fisco, basato quantomeno su consolidati principi costituzionali di progressività. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, è un fisco complesso, che richiede costante studio, mutaforme di anno in anno, difficilmente comprensibile per gli investitori esteri e gestito sotto il profilo della giustizia tributaria in maniera troppo diversificata nei territori e costosa.

Le promesse del Governo dei Migliori hanno a tema perciò la semplificazione, la lotta alla burocrazia, una riduzione generalizzata delle imposte attraverso l’eliminazione di quelle che apportano più costi di gestione che utilità per lo Stato. Il primo obbiettivo da raggiungere è quello dell’IRPEF. L’imposta progressiva per eccellenza, è l’imposta che colpisce i redditi degli italiani ed attualmente prevede l’applicazione di cinque aliquote, via via crescenti, mitigate da un complesso di deduzioni e detrazioni che generalmente operano in dichiarazione dei redditi. Secondo le tesi del ministro Franco nel 2022 le aliquote scenderanno a quattro per poi scendere ancora a tre dall’esercizio successivo. In altri termini si ridurranno gli scaglioni di reddito da cinque a quattro, allargandosi profondamente. L’attuale funzionamento è il seguente: fino a 15 mila euro di reddito si applica una aliquota del 23%, dai 15 mila euro ai 28 mila euro del 27%, dai 28 mila euro ai 55 mila euro del 38%, dai 55 mila euro ai 75 mila euro del 41% e oltre i 75 mila euro del 43%. Non paga IRPEF totalmente chi percepisce redditi inferiori ad euro 8174. Nel sistema della riforma si avrebbe una aliquota del 23% per i redditi fino a 15 mila euro, del 25% per i redditi compresi tra i 15 mila e i 35 mila euro, del 34% per i redditi compresi tra i 35 mila ed i 55 mila euro e del 43% dai 55 mila euro in su.

A conti fatti per chi percepisce redditi maggiori l’aggravamento fiscale è assai evidente, mentre per chi percepisce quelli di fascia medio bassa l’alleggerimento sarà sostanzioso. Dal 2023 il sistema a tre aliquote e tre fasce dovrebbe prevedere una percentuale del 23% per i redditi fino a 25 mila euro, del 33% per i redditi fino a 55 mila euro e del 43% per i redditi superiori. Si accompagnerà a questa riforma anche quella del sistema delle detrazioni e delle deduzioni, cosa che comporterà quasi certamente una rivisitazione del bonus Renzi in busta paga. Mentre si discute di riforma fiscale il MEF fa sapere, in una nota del 5 novembre 2021, che le entrate tributarie dei primi 9 mesi del 2021 sono in netto miglioramento. Lo Stato ha raccolto 340 miliardi di euro con un incremento di 37 miliardi rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Probabilmente l’aumento si deve anche alla contrazione che il sistema fiscale ha subito nel pieno periodo della pandemia ma l’incremento del 12% di entrate fiscali è anche da attribuire al funzionamento di alcune misure del Governo Conte.

Secondo le dichiarazioni ufficiali del MEF: “Il confronto tra i primi nove mesi 2021 e quelli del corrispondente periodo dell’anno precedente presenta ancora un evidente carattere di disomogeneità per effetto del lockdown e delle conseguenti misure economiche e di sospensione dei versamenti dirette ad affrontare l’emergenza sanitaria. Inoltre, si segnala che, per i contribuenti che applicano gli indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), la conversione in legge del decreto Sostegni bis ha prorogato al 15 settembre 2021 il temine di versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni dei redditi, IRAP e IVA, con scadenza dal 30 giugno al 31 agosto 2021.” Tra le altre imposte dirette gli aumenti e le diminuzioni riguarderebbero: imposta sostitutiva sui redditi e ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale, con 1.294 milioni di euro in più, ossia il 20 per cento; le ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche, con un aumento di 733 milioni di euro, ovvero del 60,9 per cento; l’IRES che in valore assoluto registra entrate per 17.066 milioni di euro e una diminuzione del 7,2 per cento. Tra le imposte indirette si registrano aumenti ai fini IVA del 20,4%, imposte sulle importazioni aumentate del 9,7% ed un aumento dell’imposta di registro del 38,9%, indice che almeno nel campo immobiliare, dove questa imposta opera maggiormente, si registrano maggiori scambi. Nelle prossime settimane si entrerà nel vivo della legge di Bilancio e delle riforme attese che in essa saranno contenute. Ci auguriamo che perseguano le attese di milioni di famiglie italiane.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

Ti potrebbero interessare anche