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24 Maggio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 24 Maggio 2022 alle 09:59:00

Il commercialista

Controlli a tappeto sui bonus edilizi, lo annuncia l’Agenzia delle Entrate

foto di Controlli a tappeto sui bonus edilizi
Controlli a tappeto sui bonus edilizi

Agenzia delle Entrate comunica ufficialmente che la strategia di verifica sui bonus fiscali per il 2022 riguarderà il 60% delle comunicazioni di sconto in fattura o cessione del credito e che la percentuale salirà al 70% nel prossimo anno. Un invito a fare bene tanto le attività di ristrutturazione che le attività di compliance documentale ormai tutte soggette a visto di conformità. Saranno verificati cittadini ed imprese alle quali è sempre utile suggerire che a fronte di lavori e forniture realizzate sarebbe bene essersi già dotati delle relative fatture di acquisto. Saranno 5 gli indicatori di allarme che potrebbero fare scattare una verifica e che diventeranno 8 nel corso del prossimo anno e così almeno metà degli italiani coinvolti in operazioni di ristrutturazione edilizia o Superbonus subirà un accertamento fiscale.

Il recupero fiscale stimato nel 2022 da parte di Agenzia Entrate è preventivato in 14,8 miliardi di euro, importo che diverrà pari a 15,8 miliardi nel 2023 e 16 miliardi nel 2024. In un triennio circa 46,6 miliardi da recuperare. Il piano così importante di recupero ovviamente non si ferma ai soli bonus fiscali ma saranno anche quelli a poter generare una verifica soprattutto segnalando alcuni aspetti spesso sottovalutati: la dotazione di denaro che il contribuente spenderà per ristrutturare e per quanti immobili in particolare. L’idea più generale degli uffici finanziari della Agenzia è quella di dotarsi di un piano organico di controlli, utilizzare alcuni alert sistemici e verificare una percentuale specifica di contribuenti. L’Agenzia Entrate non tralascia di comunicare inoltre che almeno al mese di dicembre 2021 sono state effettuate 4 milioni di comunicazioni relative alla cessione del credito. Numeri da capogiro che hanno messo in difficoltà non poco gli uffici per la enorme mole di dati da gestire. Inoltre almeno a tutto il 2021 l’Agenzia annuncia di aver provveduto a rimborsare almeno 19 miliardi di euro di rimborsi fiscali pendenti rispetto al passato per almeno 3,2 milioni di cittadini. Attenzione inoltre al “risparmiometro”. Di questi tempi potrebbe suscitare ilarità ma esiste davvero ed è anche piuttosto efficace. Si tratta di un algoritmo che è in possesso dell’Agenzia Entrate e che serve a incrociare dati di reddito dei cittadini con le loro giacenze di risparmio e di conto corrente. Come funziona?

Gli istituti bancari trasmetto ogni anno all’anagrafe tributaria una serie complessa di informazioni che poi Agenzia Entrate può rielaborare ai fini dei controlli. I dati trasmessi dagli istituti di credito sono: dati afferenti conti correnti, conti di deposito titoli, dati relativi ai libretti di risparmio, dati afferenti portafogli di investimento, cassette di sicurezza, carte di credito o di debito, finanziamenti, mutui, fondi pensione, prodotti finanziari emessi da imprese di assicurazione e altri dati ad essi connessi. La massa di queste disponibilità finanziare o del loro utilizzo viene spesso incrociato con i dati delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini per generare alert che finiscono in lettere di compliance volte a suggerire l’adempimento spontaneo da parte dei cittadini in caso di elusione o evasione fiscale ovvero semplicemente a richiedere giustificativi di spesa per l’effettuazione dei controlli. Il cittadino che ad esempio avesse venduto un immobile conservando il prezzo di vendita sul proprio conto potrà dimostrare la totale liceità della provenienza dei suoi risparmi mostrando agli uffici l’atto di vendita del bene. Così anche chi ha ricevuto una eredità o una donazione da parenti che si ricorda sempre sia opportuno fare attraverso strumenti tracciati di trasferimento. Specificatamente questo tipo di controlli può essere effettuato anche dalla Guardia di Finanza e non solo da Agenzia delle Entrate. I dati reddituali ovviamente sono incrociati attraverso le informazioni trasmesse dai cittadini, dai CAF e dai commercialisti italiani con le dichiarazioni dei redditi. E’ chiaro che in assenza di informazioni da esse provenienti ed in presenza di depositi bancari crescenti sarà impossibile evitare una verifica. Cosa centri poi tutto questo con le verifiche sui bonus fiscali è presto detto. Non sono stati rari casi di soggetti privi di dimostrata attività reddituale nell’ambito degli scorsi anni che hanno comunque deciso di procedere a ristrutturare casa e avendo dovuto tracciare necessariamente il pagamento delle prestazioni di loro competenza alle imprese edili interessate, potrebbero trovarsi nel novero di soggetti che potrebbero subire un accertamento.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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