24 Novembre 2020 - Ultimo aggiornamento il: 23 Novembre 2020 alle 17:16:06

Commercialista
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Il 15 ottobre 2020 oltre 9 milioni di cartelle esattoriali sospese dai decreti susseguitisi a causa della pandemia da Covid19 si sarebbero abbattute nelle case degli italiani e nei giorni subito precedenti a quella data, da più parti, si sono levate proteste a sostegno di cittadini ed imprenditori ancora impossibilitati ad affrontare la riapertura dei termini di riscossione.

Ad onor del vero fu il Direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, in audizione alla Camera dei Deputati in pieno lockdown, a segnalare che se la sospensione dei termini di notifica di avvisi, cartelle e accertamenti si fosse protratta troppo a lungo, prima o poi una valanga di nuove scadenze, tutte troppo vicine tra loro, si sarebbe abbattuta sui cittadini, inevitabilmente.

Così pare che non accadrà. Almeno per un paio di mesi ancora. Un Decreto Legge emanato solo il 17 ottobre salva in extremis milioni di contribuenti alle prese con problemi di particolare rilevanza in termini di riavvio, restrizioni di orari di apertura, settori a forte dipendenza turistica al collasso e grande incertezza per questa nuova fase di diffusione del virus.

Ripartiranno di conseguenza solo nel 2021 tutte le procedure esecutive sospese per effetto del blocco dei pignoramenti in tutta Italia e l’incasso delle somme rateizzate che riprenderanno regolarmente la loro mensilizzazione rispetto alle date di sospensione comprese tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020, senza interessi suppletivi e senza sanzioni.

Di conseguenza in sintesi:

  1. A) tutte le cartelle esattoriali, gli avvisi di addebito e gli avvisi di accertamento che scadevano nel periodo compreso tra l’8 marzo 2020 ed il 31 dicembre 2020 andranno pagati a partire dal 1 gennaio 2021 (ovvero il 21 febbraio 2021 nelle zone classificate quali “zone rosse” dal DPCM dell’1 marzo 2020).
  2. B) L’incasso delle dilazioni o rateizzazioni riprenderà dal 1 gennaio 2021 e non si decadrà dal beneficio della dilazione se non dopo l’omesso versamento di almeno 10 rate consecutive.
  3. C) Coloro i quali sono decaduti dai benefici di “Rottamazione ter” e “Saldo e Stralcio”, per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate dovute nel 2019 potranno chiedere una dilazione delle somme scadute e non versate.
  4. D) Coloro i quali sono in regola con i benefici di “Rottamazione ter” e “Saldo e Stralcio” riprenderanno ad effettuare i versamenti pagando tutte le rate del 2020 entro il 10 dicembre 2020. Occorre fare attenzione a questo caso perché non sembra sia stato prorogato nel Decreto Legge di recente emanazione, salvo successive integrazioni.
  5. E) Torneranno sempre dal 1 gennaio 2021 ad essere azionabili tutte le procedure esecutive e di pignoramento.

Vale la pena ricordare come operano queste ultime secondo la legge italiana con le seguenti modalità:

– i pignoramenti eseguiti presso il datore di lavoro non possono eccedere 1/5 dell’importo mensile al netto di tasse, contributi e assegni familiari.

– I pignoramenti eseguiti presso istituti di credito di emolumenti da lavoro dipendente che non sono stati eseguiti presso il datore di lavoro non possono essere superiori al valore del triplo dell’importo dell’assegno sociale cioè nel massimo di € 1.359,00.

– I pignoramenti di pensioni eseguiti sempre presso istituti di credito non posso eccedere la misura di 1,5 volte l’importo dell’assegno sociale per un importo massimo quindi di € 679,50.

Si profila così un autunno meno complesso per i cittadini italiani che avevano iniziato a trarre qualche forma di giovamento dalle misure legate alle rottamazioni dei governi Renzi e Conte e che faticosamente stanno cercando di riavviare le proprie attività nella totale incertezza legata al protrarsi della pandemia.

Specie nel settore della ristorazione e dell’accoglienza turistica, un numero di aziende già pari a 90 mila, secondo fonti di Unioncamere, non potrà ripartire nei prossimi mesi quando, contestualmente, si prevede anche l’introduzione del nuovo codice fallimentare, denominato “Codice della Crisi e dell’Insolvenza” che inizia a preoccupare non poco gli imprenditori italiani.

Non resta che confidare nel buon senso del Governo e del Parlamento nell’affrontare con urgenza il capitolo di un nuovo possibile condono fiscale in favore di soggetti particolarmente colpiti da questa crisi.

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