26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 17:47:00

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Acconti di imposte in scadenza il 30 novembre, chi deve pagare

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Tutti i contribuenti italiani sono soggetti ad un sistema di prelievo basato su saldi e acconti. Significa che ogni anno, in sede di dichiarazione dei redditi, sono tenuti a versare il saldo delle imposte dell’anno fiscale che si sta dichiarando e un acconto per l’anno successivo. Sorvolando sulla gradevolezza di questo modello nella opinione generale, ten-denzialmente si è soggetti a versare tasse due volte: per l’anno che si dichiara e per quello successivo. A regime, l’acconto versato nel corso dell’anno precedente si compensa con il saldo dovuto nell’anno corrente e si versano nuovi acconti per l’anno successivo e così via.

La scadenza degli acconti di imposte è fissata generalmente nel 30 novembre di ogni anno, data nella quale lo Stato e gli Enti locali incassano le imposte che presumibilmente sarebbero dovute nella dichiarazione dell’anno successivo. In questo anno particolarmente complesso, per effetto della introduzione dei decreti “Rilancio”, “Ristori” e “Ristori bis”, nonché a causa del DPCM che divide in fasce di rischio la geografia del Paese, la scadenza del 30 novembre è in parte saltata e occorre ricostruire, dalle disposizioni contenute in ogni decreto, chi pagherà e chi no. Iniziamo subito col dire che il decreto Agosto (art. 98, D.L. n. 104/2020) e nel decreto Ristori bis (art. 6, D.L. n. 149/2020) hanno rivisitato la scadenza degli acconti facendola slit-tare al 30 aprile 2021 per alcune categorie di contribuenti, la prima composta da soggetti che sono sottoposti alla disciplina dei nuovi studi di settore in dichiarazione dei redditi (gli ISA) e la seconda composta da coloro i quali risiedono in zone ad alto rischio.

Effettuando una sintesi delle due disposizioni normative discende che potranno fruire dello slittamento al 30 aprile 2021, i contribuenti soggetti agli ISA sia che siano nella loro condizione di applicabilità che non, i contribuenti soggetti alla disciplina della “contribuzione forfettaria o minima” ed i soggetti tassati per trasparenza fiscale perché soci di imprese in quel regime, se: 1) ha subito un calo di fatturato primo semestre 2020 su primo semestre 2019 di almeno il 33%, ovunque eserciti l’attività; 2) non ha subito il calo di fatturato, ma rientra tra uno dei codici ATECO elencati nell’allegato 1 o 2 al D.L. Ristori bis e ha domicilio fiscale o sede in una regione rossa; 3) non ha subito il calo di fatturato ma esercita l’attività di gestione di ristoranti con domicilio fiscale o sede in una regione arancione. Se non ha subito un calo di fatturato primo semestre 2020 su primo semestre 2019 di almeno il 33%, non può godere della proroga e deve versare entro il 30 novembre 2020 se: 1) ha domicilio fiscale o sede in una regione gialla; 2) ha domicilio fiscale o sede in una regione rossa e non rientra tra i codici ATECO di cui all’allegato 1 e 2 sopra menzionati; 3) ha domicilio fiscale o sede in una regione arancione e non esercita l’attività di gestione di ristoranti. Un dedalo di possibilità da considerare con attenzione perché le sanzioni per il tardivo versamento degli acconti sono generalmente piuttosto pesanti.

ACCONTI IRAP
Le misure emergenziali emanate nel mese di agosto 2020 avevano inoltre concesso a tutti i contribuenti uno “sconto fiscale” costituito dal saldo dell’IRAP dovuta per l’anno 2019 e da parte dell’acconto per l’anno 2020. La scadenza del 30 novembre quindi ripristina l’obbligatorietà del versamento di parte dell’acconto IRAP per tutti i soggetti che versano questa imposta regionale, con la quale tra le altre cose si finanzia la sanità di ogni regione d’Italia. Con le stesse regole indicate in precedenza, anche il versamento dell’acconto di novembre ai fini IRAP subirà uno slittamento al 30 aprile 2021.

COME CALCOLARE GLI ACCONTI
L’acconto per le imposte dell’anno successivo si calcola generalmente in una misura che va tra il 90 e il 100% del valore del saldo dell’esercizio corrente. Significa che se devo versare un saldo di imposta di 1000 euro, dovrò versare un acconto di 900 o 1000 asseconda del tipo di imposta di cui trattiamo. La legge prevede che l’acconto si versi in parte nel mese di giungo di ogni anno ed in parte nel mese di novembre come abbiamo sopra descritto. Per venire incontro ai contribuenti che prevedono una forte riduzione del versamento delle imposte nell’anno successivo per effetto magari di una consistente riduzione di fatturato o per altre vicende legate alla vita di impresa, esiste la possibilità di calcolare l’acconto con un metodo previsionale o con uno storico. Sceglieremo quello storico se riterremo possibile che anche nell’anno successivo tendenzialmente pagheremo lo stesso volume di imposte oppure uno previsionale se saremo stati soggetti ad eventi di gestione particolarmente negativi. E’ indubbio che in questa occasione gran parte dei contribuenti stanno optando per una rivisitazione del valore degli acconti, sia che gli stessi si versino a novembre sia ad aprile 2021. Nel corso degli ultimi mesi il Governo, in collaborazione con Agenzia Entrate, hanno paventato l’idea di superare questo modello fiscale, basato su saldi e acconti, introducendo il prelievo mensile come avviene in altre nazioni della Unione Europea. Si tratterà di una svolta epocale per le abitudini fiscali dei cittadini italiani e forse segnerà la soluzione ad alcune iniquità che l’attuale modello genera.

Francesco Andrea Falcone
Dottore Commercialista – Revisore Legale

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