23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 12:23:14

Il nutrizionista

Intolleranze alimentari, allergie e aumento di peso

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Intolleranze alimentari

Spesso si associa la difficoltà a perdere peso con un’intolleranza alimentare, o allergia, ma è davvero così? Un’intolleranza alimentare è una condizione in cui un alimento crea reazioni avverse per via di una incapacità enzimatica del corpo ad assimilarne alcune componenti.

Questo difetto degli enzimi deputati al metabolismo di determinate sostanze generalmente è congenito, ma talvolta può essere acquisito nel tempo. Le intolleranze alimentari su base enzimatica sono numerose e comprendono un certo numero di malattie che riguardano il metabolismo dei carboidrati, delle proteine e dei lipidi. I sintomi causati da queste reazioni tipicamente sono: gonfiore, diarrea, colon irritato, dolori articolari. sintomi possono colpire persone diverse in modi diversi e possono durare per ore o giorni a seconda dei casi. Il caso piu tipico è intolleranza al lattosio. La più diffusa tra le intolleranze è causata dalla mancanza di un enzima, la lattasi, che consente la digestione del lattosio, uno zucchero contenuto nel latte, scindendolo in glucosio e galattosio Interessa circa il 3-5% di tutti i bambini di età inferiore ai 2 anni. Nel periodo dell’allattamento i casi di intolleranza sono quasi sempre secondari a patologie intestinali e si manifestano con diarrea, flatulenza e dolori addominali.

Anche nell’individuo adulto si può̀ manifestare tale intolleranza, ed è dovuta principalmente al cambiamento delle abitudini alimentari e alla diminuzione dell’attività̀ della lattasi. Non tutti i soggetti con deficit di lattasi avvertono sintomi quando assumono un alimento contenente lattosio, perché́ esistono diversi gradi di deficit dell’enzima specifico. Può essere diagnosticata attraverso il test del respiro (breath test) Le intolleranze farmacologiche sono determinate dall’effetto farmacologico di sostanze contenute in alcuni alimenti, quali l’istamina (vino, spinaci, pomodori, alimenti in scatola, sardine, filetti d’acciuga, formaggi stagionati), la tiramina (formaggi stagionati, vino, birra, lievito di birra, aringa), la caffeina, l’alcol, la solanina (patate), la teobromina (tè, cioccolato), la triptamina (pomodori, prugne), la feniletilamina (cioccolato), la serotonina (banane, pomodori). A differenza dei soggetti allergici, che devono evitare qualsiasi contatto con gli alimenti a rischio, i soggetti intolleranti possono in genere consumarne piccole quantità senza sviluppare alcun sintomo. Un’altra categoria di problematiche legate all’assunzione di cibi è quella delle allergie. In questo caso i sintomi sono acuti e direttamente connessi con l’ingestione dell’alimento. Si tratta di reazioni acute mediate dalle immunoglobuline IgE. La persona allergica ai pomodori o al pesce se ne accorge ben presto e deve evitare ogni esposizione per i rischi ad essa connessi Accade che alcune persone abbiano sintomi come gonfiore, bruciore di stomaco, crampi intestinali e perfino reazioni cutanee o sistemiche come il mal di testa senza che esse siano né intolleranti al lattosio o al glutine né allergiche agli alimenti.

Si tratta di risposte immunitarie mediate da una classe di immunoglobuline dette IgG e sono responsabili delle risposte allergiche (perché coinvolgono il sistema immunitario e non un deficit enzimatico). La confusione nasce dal fatto che a queste reazioni si è associato erroneamente il termine generico di intolleranze. “Sono allergico ai vari alimenti per questo non riesco a perdere il peso”. In realtà non è possibile, anche perché se il paziente non viene in contato con l’alimento al quale è allergico non c’è nessuna reazione fisica. È diverso invece il caso di intolleranze. Le intolleranze creano nell’organismo un tossicità che provoca un ritenzione dei liquidi. Questa maggiore ritenzione dei liquidi fa salire l’ago della bilancia e può essere interpretata dal paziente come aumento di peso. Secondo una ricerca dell’Internati Journal of Obesity ogni volta che una persona mangia il cibo che il suo organismo non tollera si innesca un processo infiammatorio che stimola il pancreas a produrre insulina e di conseguenza può facilitare maggiore deposito nl tessuto adiposo. Eliminando temporaneamente alcuni alimenti a cui si è intollerante si possono perdere anche 3-4 chili di liquidi.

Il paziente confonde erroneamente il gonfiore con l’aumento di peso. L’approccio nutrizionale alle intolleranze è sostanzialmente una dieta di esclusione: una volta eliminati gli alimenti incriminati, il paziente potrebbe anche ristabilire una corretta relazione biochimica con l’alimento e nel tempo provare a introdurlo nuovamente. Le diete di esclusione come la dieta a basso contenuto di salicilati, eliminazione del glutine, del lattosio e diete FOODMAP, che eliminano gli zuccheri fermentabili, devono essere eseguite solo nel caso di una diagnosi affidabile e sotto controllo della persona qualificato. Dopo aver riacquistato un equilibrio si reintroducono gli alimenti. L’inclusione dei nuovi alimenti precedentemente eliminati, dopo aver acquisito un equilibrio è importante in quanto le diete di eliminazione , se non controllate, possono portare a gravi squilibri nutrizionali.

Dr.ssa Monika Szczesna
Biologa nutrizionista
www.dieta metabolic.it

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