22 Gennaio 2022 - Ultimo aggiornamento il: 22 Gennaio 2022 alle 08:52:00

Il nutrizionista

Vivere a lungo senza malattie croniche, utopia o realtà?

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Corretta alimentazione

L’anno appena trascorso ci ha portato a riflettere sulla nostra salute, a capire quanto sia davvero importante. Ma quanto ancora potremmo fare in termini di prevenzione? Investire sulla prevenzione non solo consentirebbe di diminuire l’incidenza delle patologie croniche ,ma anche di ridurre i costi per il Sistema Sanitario Nazionale, in continuo aumento. Affinché la longevità non si trasformi in un faticoso percorso ad ostacoli, è necessario poter vivere in salute. Dovremmo quindi ridurre il divario tra la durata della vita e la durata della vita in salute.

Uno studio condotto su oltre 111mila pazienti, pubblicato nel 2020 sul British Medical Journal, lo ha quantificato dimostrando come condurre un sano stile di vita consenta di aumentare di 10 anni l’aspettativa di vita libera da patologie croniche. Sappiamo anche, grazie ad una prestigiosa analisi condotta da 130 scienziati di quaranta paesi e pubblicata su Lancet, che ogni anno una morte su cinque è imputabile al consumo insufficiente di cibi sani. Analizzando alcuni dati, tra le principali cause di mortalità, abbiamo le patologie cardiovascolari e i tumori. Si stima che in Italia vi siano in un anno 377mila nuove diagnosi di tumore, poco più di mille nuove diagnosi al giorno. Il costo per il Sistema Sanitario Nazionale è pari a diciannove miliardi l’anno. Quale importanza hanno gli stili di vita nella prevenzione dei tumori? Il fumo di tabacco da solo è responsabile del 33% delle neoplasie. Un altro 33% è legato ad altri stili di vita, dieta, sovrappeso, abuso di alcool e inattività fisica. Ciò significa che potremmo prevenire il 66% dei tumori e potremmo avere 248mila diagnosi annue in meno con un risparmio per il SSN di oltre 12,5 miliardi l’anno.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel nostro Paese, essendo responsabili del 35,8% di tutti i decessi. Investire e sensibilizzare i più giovani sulla prevenzione primaria è fondamentale, infatti sullo sviluppo delle patologie cardiovascolari giocano un ruolo di primo piano i fattori di rischio modificabili (ipertensione, ipercolesterolemia, diabete, sovrappeso, fumo e sedentarietà). Cosa possiamo fare di concreto? Piccole semplici azioni potrebbero avere un grande impatto, come ridurre il consumo di zuccheri e di bevande zuccherate. Fare una dieta ricca di vegetali. I vegetali secondo le regole del piatto sano dell’Università di Harvard dovrebbero occupare la metà del piatto, costituendo quindi parte integrante del pasto e non solo un accompagnamento, svolgere attività fisica. Non siamo nati per essere sedentari, condurre uno stile di vita attivo diminuisce il rischio di sviluppare sovrappeso/obesità e con esso il rischio di sviluppare patologie croniche. Educare i nostri bambini fin da piccoli ad un’alimentazione buona e sana, riducendo consumo di cibo spazzatura e dando noi adulti il buon esempio. Riscoprire il cibo vero e lasciare sullo scaffale del supermercato il cibo ultra processato, ormai impoverito di preziosi nutrienti e micronutrienti, pensare anche all’ambiente. Piccole azioni possono fare la differenza, Iniziare ad essere più consapevoli della nostra salute, imparando a conoscere i nostri fattori di rischio e a prevenirli, inserire come insegnamento obbligatorio nelle scuola “educazione alla salute/educazione alimentare”.

Così come vengono insegnate tante altre materie perché non aumentare la nostra cultura su un tema così importante come la salute? Se ci venisse insegnata fin da ragazzini l’importanza di mangiare bene per prevenire determinate patologie, probabilmente saremmo tutti più consapevoli, La prevenzione dovrebbe iniziare dal medico di famiglia! Il medico di famiglia dovrebbe essere il primo a conoscere a fondo il suo paziente, ad ascoltarlo, ad indirizzarlo verso la prevenzione. Perché per esempio ad un paziente sovrappeso che presenta alcuni fattori di rischio cardiovascolare viene consigliato il trattamento farmacologico senza sensibilizzarlo anche ad agire sullo stile di vita? Spesso il paziente non lo fa non per mancanza di volontà ma per mancanza di conoscenza. Per concludere vorrei riportare un esempio pratico basato su una condizione assai comune. Prendiamo il caso di una persona che all’età di 50 anni presenta alcuni fattori di rischio: sovrappeso, circonferenza vita superiore a 88 cm, insulino-resistenza, colesterolo LDL elevato, trigliceridi elevati, valori pressori lievemente alterati. Questo soggetto potrebbe sviluppare diabete e/o una patologia cardiovascolare.

Grazie alle terapie mediche potrebbe vivere comunque a lungo ma da malato cronico, con una vecchiaia caratterizzata da una bassa qualità di vita. Al contrario, tale soggetto potrebbe essere informato sulla reversibilità di questi fattori di rischio e potrebbe essere aiutato e incentivato a cambiare stile di vita, grazie ad un’alimentazione corretta e personalizzata e all’attività fisica avrebbe la possibilità di migliorare nettamente le sue analisi e di raggiungere il normopeso abbassando così notevolmente il rischio di sviluppare una patologia cronica e aumentando la durata di vita in salute. Considerati i costi che il Servizio Sanitario Nazionale sostiene per la cura di chi è affetto da patologie croniche, sarebbe più facile investire nella diffusione di sani stili di vita. Una scelta più conveniente per lo Stato e più utile per noi per garantirci una longevità in salute.

Dr.ssa Monika Szczesna
Biologa nutrizionista
www.dieta metabolic.it

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