26 Luglio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 26 Luglio 2021 alle 17:47:00

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L'Hamburger vegetale

La lotta alla leggibilità delle etichette dei cibi ha raggiunto un momento importante quando il Parlamento Europeo ha rigettato, nei giorni scorsi, i quattro emendamenti presentati per evitare che gli alimenti vegani, ossia senza l’uso di prodotti di origine animale, possano utilizzare diciture come “Hamburger vegetale” definite “fuorvianti per il consumatore finale”.

Diversamente, sempre il Parlamento Europeo ha approvato l’emendamento che chiedeva di non chiamare più “Latte” tutte quelle bevande di origine vegetale, come soia e riso. Quindi sulla medesima vicenda si sono creati due risultati differenti che non aiutano ad avere trasparenza nel quadro globale della descrizione degli alimenti messi in vendita. Tutti vogliono conoscere l’origine e la provenienza del prodotto che si compra e ciò è dovuto al fatto che si vuole mangiare un prodotto sicuro per la salute. Certamente possiamo stare tranquilli per il fatto che difficilmente oggi sarebbe possibile mettere in commercio prodotti alimentari potenzialmente dannosi per l’uomo.

Della differente risposta data dal Parlamento Europeo sulle diciture non autorizzate di “Latte vegetale” e autorizzate “Hamburger vegetale”, resta il problema di informare correttamente in etichetta l’acquirente. È risaputo che sono pochi quelli che leggono gli ingredienti e la tabella nutrizionale, spesso ci si ferma a leggere ciò che troviamo sull’etichetta pubblicitaria principale, quella più grande e posta sulla parte frontale della confezione e crediamo che ciò che viene riportato sia l’elemento caratterizzante il prodotto, ma cosi non è. Ad esempio, c’è una marca di Pesto alla genovese che sull’immagine principale ha messo bene in evidenza la presenza dell’olio extravergine di oliva, cosi che l’acquirente è indotto a pensare di prendere un ottimo prodotto ma, leggendo il retro dell’etichetta può scoprire che c’è l’olio extravergine di oliva ma in una misura davvero minima, pari all’1%, rispetto al restante olio di semi di girasole che rappresenta ben il 45%.

L’argomento, pertanto, è abbastanza sensibile, perché è sempre importante dire la verità in merito agli ingredienti usati per realizzare il prodotto finale. Cosi come è importante chiamare col loro vero nome i prodotti che hanno origine diversa da quella animale ma che, per motivi che credo siano più commerciali che non altro, ne riprendono il loro nome. Il riferimento è al Latte vegetale, che induce in errore l’acquirente che pensa di comprare il classico Latte vaccino e l’Hamburger vegetale, che induce in errore allo stesso modo chi pensa di comprare un Hamburger fatto di carne. Consapevolmente si sa che il prodotto non ha origini animali, ma dare al prodotto vegetale la forma, il nome e, a volte, anche il sapore uguali a quello animale, spinge il consumatore a pensare che stia facendo il migliore acquisto, ossia stia comprando un prodotto con le medesime qualità dell’originale, ma senza gli aspetti negativi dell’originale.

Premesso che nessun alimento dovrebbe essere demonizzato oppure esaltato per via delle sue caratteristiche nutrizionali e stabilito che è sempre la giusta e corretta assunzione degli alimenti che crea il benessere oppure il malessere in termini di salute, non è pensabile di poter indurre le persone a sostituire, se non solo affiancare, il Latte vaccino e gli Hamburger classici a quelli vegetali. Intanto il primo effetto è quello di indurre a mangiarne di più, perché si pensa che essendo vegetale allora dovrebbe fare meno male. Il secondo effetto è che si possano eliminare intere categorie alimentari, come il latte, coi i suoi derivati, e le carni, sostituendoli con i loro surrogati di origine vegetale, che nulla hanno da confrontarsi con i corrispondenti prodotti di cui prendono solo il nome e non le caratteristiche nutrizionali. L’esempio migliore potrebbe essere quello di pensare di poter somministrare il succo d’uva o il vino ai propri figli.

Nessuno lo farebbe ovviamente, ma se si pensa che derivano entrambi dalla stessa pianta, ci farebbe indurre che si tratti di prodotti uguali, ma cosi non è! Allora perché dovremmo pensare che il Latte vegetale possa sostituirsi a quello vaccino e l’Hamburger vegetale a quello classico di vitello? Nessuno deve pensare che si tratti degli stessi componenti nutrizionali e c’è un esempio valido per tutti: negli Usa la principale azienda di prodotti vegetali ha realizzato un Hamburger, l’Impossible Burger, in tutto e per tutto uguale alla vista e al palato all’Hamburger di origine animale, di cui gli unici aspetti positivi sono dovuti all’assenza di colesterolo e alle ridotte calorie. Ma di contro è un alimento che contiene il 60% di grassi saturi in più rispetto all’Hamburger di manzo, meno Ferro e meno Proteine. Sono elementi che devono farci riflettere per capire come introdurre al meglio questo nuovo alimento che ha una origine più industriale che naturale. Infatti, l’Impossible Burger contiene un elemento che si chiama “eme” e che cerca di imitare lo stesso “eme” presente naturalmente nelle carni animali e che serve a trasportare l’ossigeno ai tessuti. La sua presenza si evince dal momento in cui fuoriesce dalle carni il sangue durante la cottura. Per poter replicare la stessa situazione l’azienda ha realizzato in laboratorio una sostanza simile all’eme e lo ha inserito negli ingredienti di origine vegetale come olio di cocco, patate e grano. Insomma, cosa costa mangiare un piccolo Hamburger ogni tanto e poi separatamente le patate ed il grano, magari nella classica forma della pasta?

 

Dr. Martino Martellotta
Biologo nutrizionista
www.martino martellotta.com
presidente A.Bi.Sa

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