14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Maggio 2021 alle 19:15:24

Taranto al tempo del coronavirus
Taranto al tempo del coronavirus

Un anno dopo, l’Italia s’è capovolta. Quello che era il Nord flagellato dalla nuova piaga venuta da Oriente va verso la (relativa) serenità della “zona gialla”. Il Meridione, che aveva guardato con sgomento le terri­bili immagini delle bare di Bergamo ma era stato risparmiato dall’ondata di contagi, si ritrova sommerso dall’a­vanzare di un mare in tempesta di nuovi casi, e di lutti.

Il Covid sta colpendo durissimo al Sud, e la provincia di Taranto è il sim­bolo di questo cambio di rotta rispet­to a dodici mesi fa: nella cosiddetta prima ondata uno dei territori dove il Sars-Cov-2 era circolato meno, dati alla mano; ora, guardando gli stessi indicatori, una delle zone d’Italia che paga il prezzo più pesante.

Martedì 20 aprile si sono registrati al­tri otto decessi negli ospedali del Tarantino (dato Asl): nei giorni 17-20 aprile le persone uccise dal virus nei Covid hub della terra io­nica sono state 22, per un totale da inizio pandemia di oltre 750. Le vit­time a Taranto, nel periodo febbraio 2020-luglio 2020 (la cosiddetta “pri­ma ondata”, con l’Italia testa di ponte in Occidente del virus nato a Wuhan) sono state 34, e le persone conta­giate 281. Sempre nella sola giornata del 20 aprile 2021, i contagi sono stati 215 per un totale, da quando è scoppiata l’emergenza Coronavi­rus, di 34.822 positivi – in gran par­te registrati dopo il 31 dicembre 2020 (dato del bollettino regionale).

Come ha scritto La Repubblica, “le grandi Regioni del Nord molto probabilmente da lunedì 26 nelle

piazze e nelle strade festeggeranno le riaperture anche serali di bar e ristoranti” mentre “al Sud i contagi corrono ancora, grandi realtà come la Campania e la Sicilia hanno visto i nuovi casi crescere del 19% e del 15% nell’ultima settimana”.

La Puglia ha fatto registrare un +4%, per buona parte dovuto alle tantissi­me positività rilevate a Bari e Taran­to.

«L’Italia è spaccata in due» sono le parole di Pier Luigi Lopalco, epi­demiologo e assessore pugliese alla Sanità, raccolte dal quotidiano di­retto da Maurizio Molinari. «Perché al Sud abbiamo ancora i contagi in aumento? Al Nord la terza ondata è partita prima e forse è stata anche più violenta. Era prevedibile che lì calas­se prima che da noi, dove è partita dopo. L’ondata forte sugli ospedali sembra passata, anche se l’incidenza è ancora alta. Però bisognerà control­lare bene il comportamento che sarà tenuto nel momento delle riaperture. Rischiamo di vedere di nuovo salire non solo la circolazione virale ma anche i ricoveri, visto che riapriamo e i livelli di protezione vaccinale son bassi» è l’allarme lanciato dall’epide­miologo-assessore.

E sfogliando lo stesso giornale, La Repubblica, del 10 aprile 2020, fa effetto leggere frasi come queste: «L’Italia sopra e sotto l’Emilia, sul fronte del contagio, sono due. Lonta­ne. Il Centro-Sud ha retto. Il contagio da Covid – che in Italia è diventato pubblico 72 giorni fa, in un hotel di Roma – non ha sfondato sotto la Li­nea Gotica. Il sistema sanitario meri­dionale, più fragile, non è stato messo alla prova, come si temeva».

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