13 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 06:53:50

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Copertura dei nastri ex Ilva, il Tar concede la proroga ma impone tempi rapidi

Lo stabilimento ArcelorMittal
Lo stabilimento ArcelorMittal

Il Tar ha concesso la proroga imponendo tempi rapidi per i lavori di copertura dei nastri trasportatori dello stabilimento siderurgico. Il Tribunale amministrativo del Lazio, quindi, ha accolto il ricorso di ArcelorMittal e gli ha concesso un termine più ampio per gli interventi. Con una nuova ordinanza la Seconda Sezione Bis (presidente Elena Stanizzi, relatore Salvatore Gatto Costantino) ha accolto le istanze dell’acciaieria che aveva impugnato il Decreto del Ministro dell’Ambiente del 29 settembre 2020, per “l’adozione delle determinazioni motivate di conclusione della Conferenza di Servizi del 25 settembre 2020 per l’attuazione della prescrizione n. 6: interventi di chiusura nastri trasportatori per lo stabilimento siderurgico di interesse strategico nazionale ArecelorMittal di Taranto”. A darne notizia è il Codacons.

Oggetto del ricorso sono le prescrizioni relative agli adempimenti da effettuare entro il 30 aprile prossimo, ossia gli interventi di chiusura dei nastri trasportatori per i quali l’azienda ha chiesto e ottenuto la proroga. Il Tar ha accolto le richieste di ArcelorMittal ma, al tempo stesso, ha imposto che gli interventi di copertura dei nastri siano realizzati con la massima celerità, pena l’accertamento delle responsabilità in caso di ritardi e negligenze. Da quanto si legge nell’ordinanza del Tar, “la ritenuta possibilità di rispetto del termine del 30 aprile 2021 di cui al DM 212/2020 viene affermata dal decreto senza evidente supporto istruttorio – e senza che lo stesso sia stato meglio specificato nelle difese dell’Amministrazione in sede di giudizio – soltanto sulla base della ‘minore complessità’ delle operazioni e dalla accelerazione degli stessi rispetto al cronoprogramma, elementi questi che però disattendono – immotivatamente – il ben diverso quadro operativo che è stato sancito nelle conferenze di servizio”.

Allo stesso tempo il Tar ha riconosciuto all’azienda “l’esistenza di impedimenti nelle forniture e nella esecuzione dei lavori che inducono a ritenere che il rispetto del termine del 30 aprile 2021 sia attualmente irrealistico”. Comunque, secondo i giudici amministrativi, “la concessione di una misura cautelare lascia impregiudicata la valutazione circa la effettiva esigibilità di tempi minori nella effettuazione dei lavori di copertura dei nastri che sarà possibile all’esito del giudizio, con le relative conseguenze in ordine all’accertamento delle eventuali responsabilità”. Quindi, il Tribunale amministrativo del Lazio ha disposto la sospensione di una parte delle prescrizioni del decreto impugnato daArcelorMittal, ma confermando l’obbligo” dell’azienda “di assicurare, nelle more, ogni sforzo per completare i lavori di copertura nel più breve tempo esigibile secondo diligenza e buona fede, comunque non oltre i termini e con le modalità fissate nella conferenza dei servizi del 16 dicembre 2020”.

Intanto, dopo il licenziamento di Riccardo Cristello, inizialmente sospeso insieme ad un suo collega (autore di un analogo post) poi reintegrato, dalla multinazionale arriva un altro provvedimento disciplinare nei confronti di un dipendente. Questa volta si tratta di una sospensione. Dopo l’incidente all’Acciaieria 2, ArcelorMittal, stando a fonti sindacali, ha sospeso dal lavoro il pulpitista centrale di una delle colate continue dell’Acciaieria 2, ossia l’addetto alla postazione di controllo. A quanto pare l’azienda gli imputa responsabilità dell’incidente verificatosi il giorno di Pasquetta quando una fiammata sprigionatasi nell’impianto, per fortuna senza conseguenze per coloro che stavano lavorando. Sembra che il provvedimento abbia suscitato malumori negli ambienti di Fim, Fiom e Uilm e si stia cercando di capire esattamente gli addebiti mossi al lavoratore.

Inoltre, sembra che ieri i sindacati abbiano chiesto all’azienda di fermare la colata continua 3 dell’acciaieria 2, cosa che il capoturno avrebbe fatto. L’azienda, con l’ingresso di Invitalia, dopo aver assunto una nuova denominazione, diventando Acciaierie d’Italia, ha anche un nuovo logo. “Il nome – si legge in un comunicato diramato da Acciaierie d’Italia – è stato selezionato da una rosa di oltre cento opzioni diverse e tende a sottolineare da un lato il prodotto e dall’altro il profondo legame con il Paese dei tre siti produttivi di Genova, Novi Ligure e Taranto. L’azienda è l’unica in Italia a produrre acciaio primario, fondamentale per la filiera nazionale della meccanica, che come è noto incide per una quota molto significativa del prodotto interno lordo”. Il significato del nuovo logo viene spiegato così: “Il pittogramma rappresenta un particolare di un coil, la forma ‘a rotolo’ nella quale viene venduto l’acciaio pronto per le successive trasformazioni, dipinto nei colori della bandiera italiana e rivolta verso l’alto”.

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