14 Maggio 2021 - Ultimo aggiornamento il: 13 Maggio 2021 alle 18:30:05

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Processo Ambiente Svenduto, “Archinà non ha corrotto il perito della Procura”

foto di Processo Ambiente Svenduto, Archinà col suo difensore Caiazza
Processo Ambiente Svenduto, Archinà col suo difensore Caiazza

Video, audio e la dimostrazione in aula delle dimensioni sufficienti di una busta contenente 10.000 euro. La ricostruzione del difensore di Girolamo Archinà, avvocato Giandomenico Caiazza, mira a colpire alle fondamenta il castello accusatorio della presunta vicenda di corruzione del perito della Procura di Taranto con una mazzetta di 10.000 euro consegnatagli dall’addetto alle relazioni istituzionali dell’Ilva.

È il 25 marzo 2010 quando una telefonata di Archinà all’ufficio contabile del Siderurgico viene ascoltata dai militari della Guardia di Finanza. La richiesta di 10.000 euro suscita sospetti ma le telefonate di quel giorno e della mattina seguente raccontano la destinazione di quel denaro: l’offerta pasquale (è la Settimana Santa) da consegnare all’arcivescovo monsignor Benigno Papa. La mattina del 26 marzo alle 12,30 Archinà aveva appuntamento col presule. “Questo si evince chiaramente dalle intercettazioni. C’è un programma chiaro e lineare, riscontrabile nelle telefonate di Archinà”. Afferma l’avvocato Caiazza spiegando che la telefonata all’ufficio contabile dell’Ilva e la richiesta della somma di 10.000 euro rientravano in quel programma e che l’appuntamento col professor Liberti, nella stazione di servizio di Acquaviva delle Fonti, viene fissato successivamente.

Nel 2012, al Tribunale del Riesame, la difesa di Archinà ha prodotto non solo la ricevuta dall’offerta pasquale del 2010 ma anche quelle degli anni precedenti per dimostrare che quella donazione si ripeteva con puntualità ogni anno prima delle feste pasquali. “Archinà non ha corrotto il consulente della Procura”, ribadisce il legale che nel corso dell’arringa, mentre mostra su un maxischermo le immagini dell’incontro acquisite dalla Guardia di Finanza dalle videocamere dell’area di servizio. Immagini che mostrano Archinà e Liberti mentre parlano guardando “dei fogli formato A4” che restano in possesso di Archinà. Questo, evidenzia il difensore, conferma che non ci fu alcun passaggio, tantomeno di denaro di cui, infatti, non si vede traccia.

Caiazza esibisce anche un busta bianca di dimensioni ridotte per dimostrare che 10.000 euro in banconote non hanno bisogno di un plico per fogli A4 per essere nascoste. Questioni processuali e aspetti umani della vicenda Archinà si mescolano nella discussione in cui il difensore Caiazza, che è anche presidente delle Camere Penali Italiane, sottolinea come l’ex pr dell’Ilva “non aveva alcuna responsabilità gestionale e amministrativa” ed era “privo di poteri decisionali”. Quindi, come tale non gli si possono contestare responsabilità nei reati di disastro ambientale doloso, avvelenamento delle sostanze alimentari e violazione delle norme di sicurezza sul lavoro. “Quali sono le strade attraverso le quali Archinà ha dato il suo contributo alla consumazione di quei reati? In camera di consiglio dovete spiegare quali sono stati questi comportamenti nelle vicende di presunta concussione. Primerano è stato assolto in appello dal reato di disastro ambientale. Voi avete una sentenza definitiva che esclude la responsabilità in quei reati”.

Ha detto Caiazza rivolgendosi soprattutto ai sei giudici popolari della Corte d’Assise presieduta dal giudice togato Stefania D’Errico (a latere il togato Fulvia Misserini). Riguardo agli aspetti umani, Caiazza ha sottolineato le conseguenze avute dalla vicenda giudiziaria in cui rischia 28 anni, secondo la richiesta di condanna del pm Mariano Buccoliero (in aula era presente anche Remo Epifani). “Archinà per molti anni ha avuto difficoltà ad uscire di casa, lo ha fatto ugualmente perché ha la coscienza tranquilla ma ha avuto difficolta a girare per strada, perché preso di mira con insulti e minacce fisiche. Adesso che voi siete chiamati a scrivere parole di giustizia è arrivato il momento di restituire la dignità ad Archinà”. Conclude il difensore per poi lasciare i banchi della discussione all’avvocato Carlo Raffo, difensore del professor Lorenzo Liberti, che rischia 17 anni per corruzione in atti giudiziari. La sua arringa proseguirà il 3 maggio.

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