21 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 20 Giugno 2021 alle 16:41:48

foto di Un agente della Squadra Mobile di Taranto
Un agente della Squadra Mobile di Taranto

Ha ferito a colpi di pistola un conoscente per un debito di 300 euro. La sparatoria, a fine ottobre del 2020, tra via Capecelatro e piazza Messapia. Al presunto autore del ferimento, il trentaduenne Luca Oliva, i poliziotti della Squadra Mobile hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Taranto.

II provvedimento restrittivo è stato notificato direttamete in carcere anche alla vittima, il trentenne Salvatore Cerfeda, il quale deve rispondere di detenzione e porto illegale di una pistola calibro 7.65. Il trentenne, quella notte, (l’agguato è avvenuto intorno alle 3), è stato centrato da colpi d’arma da fuoco ad una coscia. La vittima è stata trovata sanguinante vicino ad uno stabile e l’allarme è stato lanciato da una inquilina del palazzo, che ha chiamato la Polizia, impaurita per la presenza di un uomo sul pianerottolo. Gli agenti della Squadra Volante, sono piombati sul posto e hanno trovato Cerfeda riverso per terra con ferite ad una coscia. Perdeva sangue anche dalla testa. Subito soccorso dal personale del 118, il giovane è stato trasportato all’osedale SS. Annunziata. La Polizia di Stato subito dopo la “gambizzazione” ha avviato le indagini e durante un sopralluogo in piazza Messapia ha rinvenuto quatto bossoli e due ogive, oltre a macchie di sangue in diversi punti dell’asfalto. Nel corso delle indagini gli investigatori della Squadra Mobile hanno accertato che Oliva quella sera era andato a casa di Cerfeda e aveva sfondato la porta dell’abitazione.

Hanno inoltre appurato che la stessa sera Cerfeda dopo aver saputo del raid si era armato di pistola ed era andato a minacciare un familiare di Oliva. Cerfeda interrogato dai poliziotti aveva riferito di non conoscere il suo aggressore e di non sapere per quale motivo la porta della sua abitazione fosse stata danneggiata. Dalle immagini di un impianto di videosorveglianza della zona erano però arrivati importanti riscontri investigativi: quella notte Cerfeda era stato immortalato mentre percorreva a piedi, impugnando una pistola, il marciapiede di via Messapia. Grazie poi a intercettazioni telefoniche e ambientali eseguite dagli investigatori della Mobile era stato chiarito lo scenario in cui era maturato l’agguato ai danni di Cerfeda. Alla base della lite e del ferimento a colpi di pistola un debito non pagato.

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