19 Giugno 2021 - Ultimo aggiornamento il: 18 Giugno 2021 alle 18:23:13

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Processo Ambiente Svenduto e Consiglio di Stato, il futuro sospeso per l’area a caldo

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Processo Ambiente Svenduto

Due camere di consiglio parallele. Quella della Corte d’Assise di Taranto si è aggiunta a quella del Consiglio di Stato. La prima per il processo penale, la seconda per quella amministrativa. Due aspetti paralleli che convergono su un’unica questione: le emissioni dell’area a caldo e gli effetti, ritenuti nocivi, per l’ambiente e per la salute dei tarantini. La camera di consiglio dei giudici amministrativi è cominciata il 13 maggio. La Corte d’Assise, invece, si è ritirata la sera di mercoledì 19. Alle 23, il presidente Stefania D’Errico ha dichiarato chiuso il dibattimento di “Ambiente svenduto”, dopo 329 udienze e cinque anni (a parte la falsa partenza di dicembre 2015). I giudici si sono riservati la decisione sull’eccezione di incostituzionalità dell’impostazione dell’accusa di disastro ambientale doloso nei confronti dei vertici dell’Ilva targata Riva.

Questione sollevata durante l’arringa dall’avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva che risponde di disastro ambientale doloso e avvelenamento di sostanze alimentari col fratello Nicola e con gli ex vertici dello stabilimento siderurgico. Perrone è stato uno degli ultimi difensori a discutere in serata insieme agli avvocati Vincenzo Vozza e Pasquale Annichiarico. Il collegio ha accolto il deposito di tutti i documenti prodotti da accusa, parti civili e difesa degli imputati. Fra gli avvocati che hanno presentato ulteriori memorie dopo le repliche i difensori di Gianni Florido, Carlo e Claudio Petrone. Secondo i difensori, sulla base delle “affermazioni e valutazioni del pm Remo Epifani” nella requisitoria del 7 febbraio e nella memoria, l’ipotesi di concussione nei confronti del dirigente della Provincia, ingegner Morrone, sia che la si consideri tentata che consumata, è prescritta “alla data del 12 marzo 2010”.

L’episodio è quello dell’intercettazione di una conversazione di Morrone la cui trascrizione contiene una parola, “firmare”, inesistente nell’audio, come emerso durante il dibattimento. Un “errore” che qualche investigatore ha cercato di spiegare alla Corte, non senza difficolta e imbarazzo. In aula, infatti, un finanziere ha ammesso l’ “errore” e ha chiesto scusa. “Il pm Epifani – si legge nelle note dei difensori di Florido- ha ritenuto erroneamente di continuare a considerare irrilevante la mancanza della parola ‘firmare’ su cui è stata basata la cattura di Giovanni Florido. Invece, il dibattimento ha consentito di dimostrare non solo l’assenza di quella parola dalla citata conversazione, ma soprattutto -hanno sottolineato i difensori- la diversità del contesto rispetto a quello originariamente ed erroneamente ipotizzato dalla pubblica accusa”.

Il pm ha chiesto la condanna a 4 anni di reclusione sia per Florido che per l’assessore Michele Conserva. Conclusione che, ovviamente, la difesa non condivide: “Fermamente contestiamo tale ‘epilogo’ in quanto è fuorviante e cozza con le incontestabili risultanze ed acquisizioni processuali dettagliatamente rilevate oralmente e nelle memorie prodotte in difesa di Giovanni Florido”. Gli avvocati Carlo e Claudio Petrone hanno ribadito la richiesta di assoluzione: “Abbiamo formulato espressa, motivata e dcumentata richiesta innanzitutto di assoluzione con formula piena dai due capi di imputazione”. In attesa di conoscere la loro sorte processuale ci sono 47 imputati, dei quali 44 persone fisiche e 3 società. Il pm Mariano Buccoliero ha chiesto condanne molto pesanti, di 28 anni di reclusione per Fabio Riva e altri esponenti di vertice dell’Ilva come Luigi Capogrosso e Girolamo Archinà, 25 per Nicola Riva e condanne non inferiori a 17 anni per gran parte diversi dirigenti fra cui l’ex prefetto Bruno Ferrante, presidente del cda per meno di un mese. Nei loro confronti i reati più gravi ipotizzati sono quelli di disastro ambientale doloso e di avvelenamento di sostanze alimentari.

Mentre per i politici la richiesta più pesante è stata formulata dal pm a carico del presidente della Regione Puglia dell’epoca Nichi Vendola, 5 anni per concussione ai danni di Assennato. Sulle richieste deciderà la Corte nella camera di consiglio i cui tempi, a quanto pare, non saranno brevi.

Annalisa Latartara

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