27 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 27 Settembre 2021 alle 17:59:00

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Apartire dal 1° Gennaio 2021 entrerà in vigore la nuova definizione di default (inadempienza), che stabilisce criteri e modalità più stringenti in materia di classificazione a default rispetto a quelli finora adottati, il tutto per allinearsi alla regolamentazione tra i diversi paesi dell’Unione Europea. Sono tutti preoccupati, non solo le imprese, per le nuove regole che verranno adottate dalle banche, ma anche i semplici clienti. Ci saranno soglie più basse per i tempi di pagamento e una diversa modalità di calcolo dei giorni di scaduto, questo produrrà l’effetto che finiranno nella lista nera dei cattivi pagatori piccole e grandi imprese, oltre alle diverse singole persone.

Questi nuovi incombenti e paletti nel rapporto banche/ clienti, potrebbero peggiorare ulteriormente lo stato di salute di molte piccole e medie imprese italiane, già danneggiate dagli effetti negativi della pandemia da Covid-19, con un ulteriore aggravio sulla ripresa economica. Ha manifestato preoccupazione sulle modalità di rilevazione dello stato di inadempienza, lo stesso presidente dell’ABI, Antonio Patuelli che ha definito senza le nuove regole unionali come “un meccanismo micidiale soprattutto in epoca di pandemia perché chi accusa quel ritardo finisce per essere inserito nella lista dei cattivi pagatori, con tutto quello che ne consegue. Tutto ciò, in periodo di pandemia, finirebbe per strangolare l’economia”.

Allo stato attuale, un cliente viene considerato in stato di default, se presenta arretrati per oltre novanta giorni consecutivi pari ad almeno il 5 % del totale delle esposizioni del cliente verso la banca. Se ci sono disponibilità su altre linee di credito, sia utilizzate anche solo parzialmente che non utilizzate, esse consentono la compensazione degli importi scaduti. Lo stato di default, oggi, viene meno nel momento in cui il cliente sana la sua posizione di inadempiente nei confronti della banca o rientra dallo sconfinamento di conto corrente ed è assente il meccanismo dell’automatismo del contagio del default nel caso di obbligazioni congiunte (c.d. cointestazioni). ( https:// www.2020revisione.it/default-creditizio-nuove-linee-guidaeba-dal-01-gennaio-2021/?print=pdf) Tuttavia questo cambierà con l’applicazione della normativa europea a cui ci si dovrà adeguare per il 2021. Va da sè che rientrare nella classifica dei clienti bollati come inadempienti dalle banche, sarà effettivamente molto facile, rispetto alla situazione attuale e questo vale sia per le imprese sia per i normali clienti.

Le nuove regole
Sarà sufficiente superare per 90 giorni due soglie – ridotte, rispetto all’attuale disciplina – e cioè avere un arretrato da oltre 90 giorni, il cui importo risulti, allo stesso tempo: – per privati e piccole medie imprese, superiore ai 100 euro e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la Banca; – per le imprese, superiore ai 500 euro e superiore all’1% del totale delle esposizioni verso la Banca. – Decorsi i 90 giorni, quindi, il debitore entra in stato di default e la banca può avviare azioni di tutela dei propri crediti. Non è poi consentita la compensazione degli importi scaduti con altre linee di credito non utilizzate dallo stesso debitore. Le nuove regole in materia di default devono essere applicate non solo dalle banche, ma da tutti gli intermediari finanziari che esercitano il servizio di concessione di finanziamento sotto qualsiasi forma, anche società di leasing.

I giorni di arretrato o sconfinamento, si calcolano a partire dal giorno successivo alla data in cui gli importi dovuti per capitale, interessi e commissioni non sono stati, anche parzialmente, corrisposti. Nel caso in cui i pagamenti dovuti alla Banca o ad altro ente, come definiti nel contratto di credito, siano stati sospesi e le scadenze siano state modificate, il conteggio dei giorni di arretrato segue il nuovo piano di rimborso. Al superamento delle indicate soglie, scatterà quindi la segnalazione presso la Centrale Rischi della Banca d’Italia, l’imprenditore diventerà in automatico un cattivo pagatore e per un certo tempo non potrà accedere ad alcuna liena di credito presso nessun istituto.

La normativa di riferimento, che oggi è sotto accusa, è il regolamento delegato (UE) 171/2018 del 19 ottobre 2017. Con la detta regolamentazione la banca dovrà classificare l’impresa in default anche nel caso in cui abbia linee di credito ancora disponibili con la stesso istituto di credito che potrebbero essere usate per la compensazione degli inadempimenti in essere ed evitare il default. L’impresa in default, anche con riferimento a un solo finanziamento, potrebbe vedere in stato di default tutte le sue esposizioni nei confronti della banca. Per uscire dal default, dovranno trascorrere almeno tre mesi dal momento in cui non sussistono più le condizioni per classificare il cliente in default. Una volta regolarizzato l’arretrato e passati almeno 90 giorni da tali regolarizzazioni, senza che si verifichino ulteriori eventi pregiudizievoli, decadrà la segnalazione di inadempienza. Durante tale periodo, la banca eseguirà un monitoraggio valutativo sul comportamento e la situazione finanziaria dell’impresa e, trascorsi i tre mesi, potrà riclassificare il cliente in uno stato di “non default”, qualora riterrà che il miglioramento della qualità creditizia di quest’ultimo sarà effettivo e permanente.

L’Autorità bancaria europea (EBA) ha deciso, in questi ultimi giorni di dicembre 2020 di riattivare la moratoria legislativa e non legislativa sui crediti deteriorati rivedendone le relative linee guida, che si applicheranno fino al 31 marzo 2021 per colmare le carenze di liquidità causate dai nuovi lockdown. In considerazione della difficile congiuntura economica determinata dall’emergenza COVID, infatti, banche e imprese chiedevano da tempo a Governo e Parlamento di evitare l’entrata in vigore del nuovo regolamento sul default.

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