23 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 23 Aprile 2021 alle 17:54:14

Legale

Le nuove regole introdotte dalla legge 176/2000 per liberare il debitore incapiente

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Art. 14-quaterdecies Debitore incapiente: di seguito si riporta il testo commentato del nuovo articolo 14-quaterdecies della L. 18 dicembre 2020, n. 176, di modifica della L. 27 gennaio 2012 n. 3 “Codice della Crisi”, che confluirà nel futuro articolo 283 del nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza, D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14, la cui entrata in vigore è prevista per il prossimo 1 settembre 2021.

A chi si rivolge la norma? In merito al quesito il primo comma dell’art. 14-quaterdecies L. n. 176/2020 recita: “Il debitore persona fisica meritevole, che non sia in grado di offrire ai creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in prospettiva futura, può accedere all’esdebitazione solo per una volta, fatto salvo l’obbligo di pagamento del debito entro quattro anni dal decreto del giudice laddove sopravvengano utilità rilevanti che consentano il soddisfacimento dei creditori in misura non inferiore complessivamente al dieci per cento. Non sono considerate utilità, ai sensi del periodo precedente, i finanziamenti, in qualsiasi forma erogati”. Dalla lettura si evince come la norma sia riferita ai soli debitori persone fisiche, i quali potranno beneficiare dell’istituto per una sola volta, sono pertanto escluse le persone giuridiche come società, associazioni ed enti di qualsiasi natura o genere. Tale debitore persona fisica deve inoltre trovarsi in una situazione tale da non poter mettere a disposizione dei propri creditori alcuna utilità, diretta o indiretta, nemmeno in una prospettiva futura. È fatto comunque salvo l’obbligo per il debitore di pagare i propri debiti nel caso in cui entro quattro anni decorrenti dalla decisione giudiziale sopraggiungano utilità che se liquidate consentano il soddisfacimento dei creditori nella misura non inferiore al dieci percento dei propri debiti. Tale ultimo assunto ovviamente costituisce una precisazione di buon senso, poiché non è detto che un debitore incapiente debba restare tale per sempre, non potendo, per esempio, eventualmente per effetto dello stesso decreto di esdebitazione, conseguire utilità che gli permettano di adempiere almeno parzialmente alle proprie obbligazioni debitorie.

Come effettuare la valutazione patrimoniale del debitore ex ante? Il successivo secondo comma dell’articolo dispone: “La valutazione di rilevanza di cui al comma 1 deve essere condotta su base annua, dedotti le spese di produzione del reddito e quanto occorrente al mantenimento del debitore e della sua famiglia in misura pari all’ammontare dell’assegno sociale aumentato della metà, moltiplicato per un parametro corrispondente al numero dei componenti del nucleo familiare della scala di equivalenza dell›ISEE prevista dal regolamento di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 5 dicembre 2013, n. 159”. La valutazione circa l’impossibilità da parte del debitore di mettere a disposizione dei suoi creditori una qualsiasi liquidità dovrà necessariamente essere svolta preliminarmente al momento del deposito della domanda. È importante sottolineare che la necessaria assenza di utilità dirette o indirette non deve essere interpretata come mancanza assoluta di reddito o patrimonio in capo al soggetto incapiente, infatti qualora questi siano presenti, è fondamentale solo che non siano tali da costituire alcuna utilità presente o futura per i creditori.

Pertanto, anche un soggetto titolare di un modesto ed irrilevante patrimonio è ammesso a richiedere l’applicazione della norma, ma sempre a condizione che lo stesso non produca alcuna utilità diretta o indiretta. Nello specifico, il secondo comma della norma precisa che la valutazione di eventuali sopraggiunte o future rilevanti utilità nel corso del periodo di controllo devono essere valutate annualmente, e che dovranno essere messe a disposizione dei creditori, al netto delle spese per la produzione del reddito e nella misura eccedente quanto necessario al mantenimento del debitore e della sua famiglia secondo il calcolo previsto dalla norma stessa.

Come accedere all’istituto? Il terzo comma evidenzia le modalità di accesso all’istituto: “La domanda di esdebitazione è presentata per il tramite dell’organismo di composizione della crisi al giudice competente, unitamente alla seguente documentazione: a) l’elenco di tutti i creditori, con l’indicazione delle somme dovute; b) l’elenco degli atti di straordinaria amministrazione compiuti negli ultimi cinque anni; c) la copia delle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni; d) l’indicazione degli stipendi, delle pensioni, dei salari e di tutte le altre entrate del debitore e del suo nucleo familiare”. Per la presentazione della domanda di esdebitazione non appare necessaria l’assistenza legale, essendo previsto che la stessa dovrà essere presentata al giudice competente tramite l’Organismo di Composizione della Crisi (OCC). La domanda dovrà essere corredata dalla documentazione richiesta, che presuppone un’approfondita istruttoria da parte dell’OCC.

Quale è il ruolo dell’OCC? I successivi quarto, quinto e sesto comma prevedono a riguardo: 4. “Alla domanda deve essere allegata una relazione particolareggiata dell’organismo di composizione della crisi, che comprende: a) l’indicazione delle cause dell’indebitamento e della diligenza impiegata dal debitore nell’assumere le obbligazioni; b) l’esposizione delle ragioni dell’incapacità del debitore di adempiere le obbligazioni assunte; c) l’indicazione dell’eventuale esistenza di atti del debitore impugnati dai creditori; d) la valutazione sulla completezza e sull’attendibilità della documentazione depositata a corredo della domanda. 5. L’organismo di composizione della crisi, nella sua relazione, deve indicare anche se il soggetto finanziatore, ai fini della concessione del finanziamento, abbia tenuto conto del merito creditizio del debitore, valutato in relazione al suo reddito disponibile, dedotto l’importo necessario a mantenere un dignitoso tenore di vita; a tal fine si ritiene idonea una quantificazione non inferiore a quella indicata al comma 2. 6. I compensi dell’organismo di composizione della crisi sono ridotti della metà”.

L’OCC è chiamato ad un compito gravoso essendo tenuto a compiere un’accurata istruttoria sia nei confronti del debitore che del soggetto finanziatore, affinché si scongiurino abusi dell’istituto da parte di debitori immeritevoli. L’istruttoria sulla posizione del debitore è volta ad accertare la sua meritevolezza e la complessiva situazione attiva e passiva dello stesso, e serve, oltre che per allegare alla domanda di esdebitazione tutti i documenti richiesti dal secondo comma, anche al fine di ricostruire tramite la redazione di una relazione particolareggiata relativa ai motivi che hanno portato all’indebitamento e la diligenza del debitore nell’assumere le obbligazioni, le prove dell’impossibilità per il debitore di adempiere alle obbligazioni assunte, l’esistenza di atti del debitore impugnati da creditori, ed una valutazione sulla completezza ed attendibilità della documentazione depositata con la domanda. Invece, la verifica dell’OCC verso il soggetto finanziatore, banca o finanziarie, è volta a valutare se queste al momento della concessione del credito al debitore incapiente avessero tenuto conto del suo merito creditizio mediante una valutazione del reddito disponibile dello stesso, al netto delle spese per la sua produzione ed a quanto necessario per il mantenimento proprio e della propria famiglia, secondo i parametri previsti nel già menzionato secondo comma.

Queste operazioni dell’OCC hanno i propri tempi, che gravano sul procedimento, ciò fa sì da escludere il ritenere questo istituto un possibile stratagemma mediante cui i debitori possano giungere a bloccare eventuali azioni esecutive già pendenti. Infine, a spregio della elevata e complessa attività di cui si è appena detto che l’OCC è chiamato a svolgere, la norma prevede una dimezzazione dei suoi compensi. Ragione di tale previsione però è, nell’ottica del legislatore, risolvere un altro problema che impediva a debitori totalmente incapienti, l’accesso alla procedura da sovraindebitamento.

Quali sono le attività del giudice? Gli ultimi tre commi della norma dispongono: 7. “Il giudice, assunte le informazioni ritenute utili, valutata la meritevolezza del debitore e verificata, a tal fine, l’assenza di atti in frode e la mancanza di dolo o colpa grave nella formazione dell’indebitamento, concede con decreto l’esdebitazione, indicando le modalità e il termine entro il quale il debitore deve presentare, a pena di revoca del beneficio, ove positiva, la dichiarazione annuale relativa alle sopravvenienze rilevanti ai sensi dei commi 1 e 2. 8. Il decreto è comunicato al debitore e ai creditori, i quali possono proporre opposizione nel termine di trenta giorni. Decorsi trenta giorni dall›ultima delle comunicazioni, il giudice, instaurato nelle forme ritenute più opportune il contraddittorio tra i creditori opponenti e il debitore, conferma o revoca il decreto. La decisione è soggetta a reclamo da presentare al tribunale; del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento. 9. L’organismo di composizione della crisi, se il giudice ne fa richiesta, compie le verifiche necessarie per accertare l’esistenza di sopravvenienze rilevanti ai sensi dei commi 1 e 2”.

Il giudice sulla base della domanda di esdebitazione, con i relativi allegati e la relazione di accompagnamento dell’OCC, a lui presentata, e insieme a ulteriori informazioni che ritiene utili da lui richieste o raccolte anche d’ufficio valuta la meritevolezza del debitore, l’assenza di atti in frode, e la mancanza di dolo o colpa grave nell’indebitamento concedendo con decreto l’esdebitazione. Il decreto dovrà contenere le modalità e il termine annuale per la presentazione della dichiarazione sulla sopravvenienza di utilità rilevanti pervenute, tale dichiarazione è necessaria pena la revoca dell’atto solo nel caso di effettiva comparsa di sopravvenienze, potendo quindi essere omessa nel caso di loro mancanza. Il decreto del Giudice dovrà poi essere comunicato si presume, nel silenzio della legge, dall’OCC, ai creditori e al debitore i quali potranno proporre opposizione nel termine di trenta giorni. In caso di opposizioni, la relativa decisione è soggetta a reclamo ai sensi dell’articolo 50 del Codice della Crisi.

Anche in questo caso parrebbe non essere necessaria l’assistenza di un avvocato. Tale norma per il suo carattere innovativo e il potenziale vasto ambito di applicazione, nonché i risvolti che può portare nella gestione dei rapporti tra debitori e creditori, sta già sollevando un ampio dibattito dottrinale. È inoltre subito da rilevare la conformazione di carattere sociale dell’istituto, poiché propende verso il debitore onesto, ma sfortunato, consentendogli ugualmente, anche se in mancanza di alcuna utilità da offrire, una completa esdebitazione, così da potersi rimettere competitivamente sul mercato, potendo produrre nuovi redditi fondamentali anche per adempiere, nel corso del quadriennio successivo, al pagamento dei creditori concorsuali. Mentre, espressione del carattere innovativo della previsione è sicuramente il suo voler stigmatizzare il comportamento della parte creditrice, spesso enti finanziari, che per lungo tempo hanno concesso finanziamenti a soggetti del tutto incapaci di restituire il credito senza tener conto del merito creditizio del debitore nella concessione del finanziamento, tuttavia in merito a ciò la norma non prevede alcun tipo di sanzione nel caso in cui tale condotta venga concretamente accertata.

Per maggiori info, scrivi una e-mail a: avvocatomandico@libero.it – telefona al 081 7281404 o manda un messaggio al cell. 339 8902342

Monica Mandico
Avvocato

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