14 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 14 Aprile 2021 alle 08:30:25

Legale

Ristori e debiti, tutte le novità previste dalla legge

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Ristori e debiti

L’art. 5 del d.l. n. 23 del 2020 (c.d. “Decreto liquidità”) ha modificato l’art. 389, comma 1, d.lgs. n. 14 del 2019 facendo slittare in avanti il termine di entrata in vigore del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, a seguito dell’emergenza Covid e della paralisi delle attività economiche e giudiziarie dovute al primo lock down. Il CCI entrerà in vigore il 1° settembre 2021 in luogo della data iniziale, che era stata prevista il 15 agosto 2020. La ratio di tale slittamento era stata sicuramente quella di consentire agli operatori di diritto ed ai professionisti coinvolti di continuare ad agire secondo una disciplina consolidata e consentendogli di ricorrere a strumenti già collaudati rispetto ad un codice nuovo che prevedeva disposizioni del tutto inedite e che si esponeva a dubbi interpretativi e procedurali, in un momento difficile di emergenza economico e sanitaria.

Tuttavia, con la Conversione del c.d. decreto Ristori, del 28 ottobre 2020 n. 137, avvenuta con legge 18 dicembre 2020 n. 176, e recante ulteriori misure urgenti in materia di tutela della salute, sostegno ai lavoratori e alle imprese, giustizia e sicurezza, connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19”, approvata in Senato il 18 dicembre e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 319 del 24 dicembre 2020, sono state apportate alcune modifiche sostanziali alla L. 3/2012, in un’ottica di salvaguardia della persistenza attiva delle imprese e dei consumatori in crisi, anche con sacrifici al diritto al credito, al diritto d’azione, e al diritto di proprietà, per i titolari che risultano sottoposti al regime di proroga generalizzata della condizione concorsuale dei loro debitori. La prima novità riguarda l’anticipazione di alcune norme a favore del debitore civile già contenute nel codice della crisi d’impresa e che, a causa del differimento della sua entrata in vigore al 1 settembre 2021, non sarebbero state applicabili in questo momento di emergenza epidemiologica. La ratio è quella di rendere accessibili a diverse categorie di soggetti (famiglie, piccole imprese, start up innovative, professionisti artigiani agricoli ecc) gli strumenti di risoluzione della crisi da sovraindebitamento in un periodo di forte incertezza economica. Dalla semplice lettura dell’intervento legislativo è possibile evincere lo scopo perseguito con la conversione del dl Ristori, ossia innestare nell’ossatura della L. 3/2012 delle prescrizioni “incentivanti” ed anticipatorie del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza.

La rubrica dell’art. 4-ter è rivela ictu oculi il proprio obiettivo, che attiene appunto, come anticipato, all’introduzione di “Semplificazioni in materia di accesso alla procedure di sovraindebitamento per le imprese e i consumatori di cui alla legge 27 gennaio 2012, n. 3)”. In questa sede ci si occuperà brevemente della novità riguardante l’introduzione delle procedure familiari di risoluzione della crisi che semplificano l’iter e riducono tempi e costi per i debitori. La riforma natalizia conferma la possibilità di accesso al sovraindebitamento per i gruppi familiari conviventi o il cui indebitamento abbia radice comune e purché le masse attive e passive siano distinte nel piano. Sono considerati appartenenti allo stesso gruppo familiare anche i soggetti uniti da unione civile o da un rapporto di convivenza di fatto di cui alla legge 20 maggio 2016 n. 76 ovvero i parenti fino al quarto grado e affini fino al secondo. L’eventuale deposito di plurimi ricorsi imporrà al giudice di disporne il coordinamento, ferma restando la competenza territoriale del giudice adito per primo e ferma restando la prevalenza dell’accordo di composizione della crisi se viene depositato anche un piano del consumatore.

L’art. 7 bis Art. rubricato Procedure familiari recita: 1. I membri della stessa famiglia possono presentare un unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un origine comune. 2. Ai fini del comma 1, oltre al coniuge, si considerano membri della stessa famiglia i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo, nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui alla legge 20 maggio 2016, n. 76. 3. Le masse attive e passive rimangono distinte. 4. Nel caso in cui siano presentate più richieste di composizione della crisi da sovraindebitamento riguardanti membri della stessa famiglia, il giudice adotta i necessari provvedimenti per assicurarne il coordinamento. La competenza appartiene al giudice adito per primo. 5. La liquidazione del compenso dovuto all’organismo di composizione della crisi è ripartita tra i membri della famiglia in misura proporzionale all’entità dei debiti di ciascuno. Quando uno dei debitori non è un consumatore, al progetto unitario si applicano le disposizioni in materia di accordo di composizione della crisi Trattasi di una novità di tipo prettamente organizzativo che prevede un ampliamento del perimetro dei requisiti soggettivi di accesso, nonché la previsione dell’esdebitazione di un intero nucleo familiare le cui vicende debitorie siano inevitabilmente intersecate.

La norma in questione rende infatti possibile la gestione unitaria di più procedure quando queste riguardino membri della stessa famiglia e consegue lo scopo, fortemente avvertito, della risoluzione complessiva dell’indebitamento della famiglia, nel cui ambito, invero, le esposizioni passive dei singoli finiscono per sovrapporsi e influenzarsi, tanto da condizionarsi in modo reciproco. Già previsto in via di prassi da alcuni Organismi di composizione della crisi e riconosciuto da parte della giurisprudenza di merito la legge (in questa direzione si può considerare anticipatorio il Provvedimento di apertura della liquidazione del Tribunale di Napoli – G.D. Savarese del 17.06.2020, ottenuto a seguito del ricorso congiunto ex art. 14-ter L 27.1.2012 n. 3 presentato da due coniugi in regime di separazione dei beni con c.d. debiti misti), l’art. 7 bis anticipa sostanzialmente il contenuto dell’art. 66 Codice della crisi, consentendo la presentazione di un’unica domanda (che darà luogo ad un unico compenso da ripartire tra i membri in misura proporzionale all’entità dei debiti di ciascuno) fermo restando che «le masse attive e passive rimangono distinte» (Sovraindebitamento più appetibile per i debitori dopo la conversione del decreto Ristori Fabio Valerini, Diritto e Giustizia 21 dicembre 2021). In ragione della nuova norma “I membri della stessa famiglia possono presentare un’unica procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento quando sono conviventi o quando il sovraindebitamento ha un’origine comune”.

NOZIONE DI FAMIGLIA.
L’art. 7 bis descrive subito dopo i limiti esterni della nozione di “famiglia”, che comprende oltre al coniuge i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il secondo nonché le parti dell’unione civile e i conviventi di fatto di cui alla l. 20 maggio 2016, n. 76. Viene resa possibile la proposizione di un’unica domanda da parte dei prossimi congiunti, domanda che attiene alla ristrutturazione (o al “saldo e stralcio”) dei debiti avvinti da una radice comune o parzialmente tale. Del resto la stessa l. 3 del 2012 era nata, in continuità ad altre esperienze dei Paesi dell’UE tra cui la Francia, proprio per dar rimedio al quadro reale delle famiglie sovraindebitate, per poi diffondersi, prima nei paesi nordici, infine in Spagna e Germania. Già sul piano della nozione, la regolamentazione normativa contenuta negli ordinamenti dei paesi comunitari riferisce l’espressione sovraindebitamento al livello di elevata esposizione debitoria assunta dalle “famiglie”, da cui derivi l’impossibilità delle stesse di far fronte alle proprie obbligazioni. Ci si è occupati sul piano sostanziale dell’insolvenza del nucleo familiare, venutosi a trovare in uno stato d’indebitamento non fisiologico, bensì patologico da intendersi quale situazione d’inadempienza assoluta ed irreversibile. Il fatto che il nostro ordinamento sia rimasto per decenni privo di una regolamentazione organica e sistematica del sovraindebitamento deriva proprio dal fatto che in Italia il livello del credito concesso agli organismi familiari non aveva assunto connotati tali da generare fenomeni di allarme.

OBIETTIVO PERSEGUITO DALLA NORMA.
La novità “natalizia” in esame, è certamente di rilievo, da un lato connessa all’esigenza di economia dei mezzi processuali, dall’altra foriera di una circostanza di tipo sostanziale quale quella di risanare globalmente debiti nati da una “cassa comune” (quella familiare) o comunque da un’unica causa, coinvolgente beni e risorse spesso in comproprietà. La soluzione della crisi non può essere assicurata dal ricorso di un solo coniuge – magari all’insaputa o nell’inerzia dell’altro, creando le c.d. ipotesi di infedeltà finanziaria (https://www.napolitan. it/2020/07/02/100039/sovraindebitamento-lastoria- stralciato-debito-un-padre-separatoriconosciuta- linfedelta-finanziaria/) – soprattutto qualora il ceto creditorio sia costituito da erogatori di prestiti al consumo effettuati dai componenti di una stessa famiglia per far fronte alle esigenze che possono sopravvenire all’interno di un medesimo nucleo (visite mediche, acquisto di beni primari, acquisto auto per i figli, matrimoni ecc..). Si tratta di uno strumento ad oggi utilizzato principalmente da tutti coloro che si sono indebitati per i vari acquisti a rate e che ad un certo punto, per le più svariate ragioni, non sono in grado di adempiere a gli obblighi contratti. Si ribadisce, tuttavia, il concetto basilare della distinzione tra masse attive e passive. Il ceto creditorio ed i debiti rimangono divisi, non potendo essere confusi in quanto si genererebbe un contrasto con l’art. 2740 c.c. in un unico calderone indistinto; tuttavia il progetto di risoluzione della crisi congiunta sarà unico. In questo contesto viene affidato al giudice il compito di adottare “i necessari provvedimenti per assicurarne il coordinamento”.

PROBLEMI DI COMPETENZA.
La celerità del risultato da ottenere, la cd esdebitazione dell’ intero nucleo familiare, è direttamente proporzionale alla solerzia con cui si affronta la crisi. Ciò esclude che si possa impiegare del tempo in improbabili conflitti di competenza, che pertanto è bene eludere sin dal principio. Quindi l’eventuale conflitto sulla competenza viene eventualmente risolto in virtù del criterio temporale. È competente il “giudice adito per primo”, il che equivale una sostanziale presa d’atto della necessità di contrastare subito e al meglio l’indebitamento. Tuttavia una criticità si evidenzia nel punto in cui non si comprende se l’attrazione della procedura successivamente avviata possa esser disposta d’ufficio, ovvero solo ad istanza di parte.

COMPENSO SPETTANTE ALL’OCC.
Infine, viene inserita dalla norma una precisazione pragmatica sul compenso spettante all’OCC, che viene ripartito tra i membri della famiglia “La liquidazione del compenso dovuto all’organismo di composizione della crisi è ripartita tra i membri della famiglia in misura proporzionale all’entità dei debiti di ciascuno. Quando uno dei debitori non è un consumatore, al progetto unitario si applicano le disposizioni in materia di accordo di composizione della crisi’’. (Sovraindebitamento riformato subito in vigore. A chi si rivolge e quali debiti saranno falcidiabili? CRISI D’IMPRESA, Avv. Monica Mandico)

Quando uno dei debitori non è un consumatore, al progetto si applicano “le disposizioni in materia di accordo di composizione della crisi”. (https://www.inexecutivis.it/ approfondimenti/2020/dicembre~2/lariscrittura- natalizia-del-sovraindebitamento/) La principale differenza rispetto all’accordo di composizione della crisi è costituita dal fatto che i creditori non votano: è invece rimessa al Tribunale, previa attestazione di un professionista o dell’OCC, una valutazione della meritevolezza del consumatore. Il nuovo assetto della legge 3/2012, che durerà poco tempo, cioè fino all’entrata in vigore definitiva del nuovo Codice della crisi e dell’insolvenza previsto per il prossimo 1 settembre, ha colto sicuramente l’esigenza di rendere più semplice l’apertura delle procedure di sovraindebitamento, orientando l’interprete verso posizioni più elastiche da perseguire.

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Avvocato Monica Mandico

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