21 Aprile 2021 - Ultimo aggiornamento il: 21 Aprile 2021 alle 15:24:44

Libri

Un percorso per combattere la desertificazione culturale


Nel passato, si è dedicato tempo scolastico (l’ora di narrativa) – con risultati più o meno convincenti – al delicatissimo tema della lettura, percepito come compito più che come bene immateriale immarcescibile per i più giovani. D’altro canto ha appesantito il lavoro dei docenti. Negli ultimi quarant’anni sempre meno Maestri sempre più costretti alla pena della burocrazia. La lettura è caposaldo dell’insegnamento di qualsivoglia disciplina, per questo non va imposta in un programma scolastico ma deve esserne, per sua natura, parte integrante. Come dire che ogni insegnante nella scuola dovrebbe basare il programma di insegnamento sul confronto con la lettura e la scrittura, e in definitiva con i libri, non solo quelli di testo.

Ogni materia ha delle letture di riferimento che andrebbero prese in considerazione, anche quelle apparentemente lontane da quel concetto umanistico spesso limitativo. Leggere da giovani, significa leggere per sempre, nella maggior parte dei casi questa è sempre un’abitudine vincente. Tuttavia non possiamo dimenticare che l’elemento trainante che genera un lettore nuovo è l’esempio, non solo inteso come emulazione ma anche come sfida con noi stessi per diventare “isole di silenzio e di immaginazione”. Leggere non può essere un’imposizione ma una grande occasione, questo dobbiamo condividere e insegnare cercando di trovare libri sempre più adeguati e utili a quella crescita; libri che siano vitamine o fertilizzanti per quelle radici che si evolveranno in una pianta sana e longeva, dotata d’ingegno e soprattutto autonoma.

Quelle piante sono i figli cui doneremo, con l’educazione alla lettura, un’eredità migliore e senza tempo. Sempre più spesso infatti i genitori sono parte di un meccanismo che non funziona, di un patto – per la lettura – che viene disatteso. Molti rispondono: “vorrei leggere, ma non ho tempo”. Molti altri non si pongono il problema. Perciò il lavoro di conquistare nuovi lettori deve essere considerato tale. Non ci si improvvisi, ma invece si programmi un percorso che ci guidi a diventare lettori, genitori, insegnanti, librai, bibliotecari, consapevoli e formati. Ogni giovanissimo lettore conquistato a questa causa è un “soldato” sottratto all’avanzare violento di quella desertificazione culturale che, tecnologie, social network e derive tecnocratiche, della nostra vita contemporanea, ci stanno imponendo come modelli di vita accettabili. I lati negativi sono davanti agli occhi di tutti noi, quando vediamo un bambino ipnotizzato da uno smartphone e un genitore indifferente.

Don De Lillo – “Il Silenzio” – Einaudi
All’improvviso, non annunciato, misterioso: il silenzio. La tecnologia digitale ammutolisce. Internet tace. Tutti gli schermi diventano neri. Don De Lillo ha disegnato la mappa per muoversi in questa nostra nuova era oscura. Manhattan, 2022. È la domenica del Super Bowl. Cinque persone, una cena. Gli argomenti spaziano. I tre aspettano una coppia in arrivo da Parigi. Ancora non lo sanno, ma il volo dei loro amici si sta trasformando in un incubo. Perché ogni connessione digitale si è interrotta bruscamente. Il wifi non funziona, la rete è disturbata, gli schermi si spengono. E rimane solo il silenzio.

Italo Calvino – “I nostri antenati” – Oscar Mondadori
La trilogia è l’ironica e fiabesca allegoria dell’uomo contemporaneo: “Il visconte dimezzato”, la storia di Medardo di Terralba che, colpito al petto da una cannonata turca, torna a casa diviso in due metà; “Il barone rampante”, ovvero Cosimo Piovasco di Rondò, l’indomabile ribelle che a dodici anni sale su un albero per non ridiscenderne mai più; e infine la vicenda di Agilulfo, “Il cavaliere inesistente”, paladino di Carlomagno valoroso e nobile d’animo con l’unico difetto di non esistere.

Giuseppe Sgarbi – “Lei mi parla ancora. Memorie edite e inedite di un farmacista” – La Nave di Teseo
“Giuseppe Sgarbi nomina le cose, fa vivere le persone e i fatti, con tacito amore e tranquillo riserbo. Ma il suo sguardo è soprattutto quello del rispetto, che Kant considera la premessa di ogni virtù e che sembra sempre più raro.” Così Claudio Magris a proposito della scrittura di Giuseppe “Nino” Sgarbi, nell’introduzione a Non chiedere cosa sarà il futuro, secondo volume della sorprendente tetralogia con la quale – a più di novant’anni – il farmacista di Ro Ferrarese, padre di Elisabetta e Vittorio, si è imposto all’attenzione di pubblico e critica. In questo volume sono raccolti i quattro romanzi, scritti da Sgarbi in cinque anni e da cui il maestro Pupi Avati ha tratto e realizzato l’omonimo film.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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