26 Settembre 2021 - Ultimo aggiornamento il: 25 Settembre 2021 alle 22:33:00

Libri

“Il pane perduto” e “I colori dell’anima” per capire il passato

foto di Edith Bruk - “Il pane perduto” - La Nave di Teseo
Edith Bruk - “Il pane perduto” - La Nave di Teseo

”Abbiamo vissuto un anno drammatico. In questa situazione non era scontato che la lettura resistesse. Abbiamo ancora un indice di lettura molto basso, solo la Grecia lo ha minore del nostro in Europa, quindi è sicuramente un campo problematico. Non serve euforia, ma il fatto che il libro abbia resistito ci deve far riflettere. In un universo mutato dalla transizione digitale pre e post pandemia, la lettura ha ribadito la sua doppia funzione: una è quella dell’evasione e della distrazione, che sembrano parole futili ma sono fondamentali nella vita umana; l’altra è quella di porci domande che normalmente non ci poniamo, vivere i conflitti e le contraddizioni che viviamo. Questa è stata la lettura nell’anno alle nostre spalle”.

Con queste parole il presidente del Cepel Sinibaldi ha tra le altre cose fotografato la situazione italiana tra lettori che lentamente crescono e vari commenti soddisfatti per questi dati in un anno di pandemia che ha tristemente fatto decrescere numeri praticamente ovunque. Il messaggio di Sinibaldi non si occupa, di come e dove questi lettori aumentati hanno acquistato i libri, non ci dice che sì le librerie tengono, ma che il mercato digitale sta diventando una fetta sempre più consolidata e che gli editori non possono farne a meno. Quale sia la relazione tra libreria – fisica- è crescita dei lettori, è una riflessione che andrebbe approfondita, perché la libreria resta quel luogo in cui puoi recarti e fruire di un consiglio di lettura, una piccola formazione alla scelta del libro e un dialogo. La crescita dei lettori che devono essere “educati” al primo libro, ed ai quali manca l’esempio familiare è una certezza ormai conclamata, ed allora come faremo a crescere in termini di lettori se – al sud più che altrove – viviamo situazioni di carenza di “formazione” seria alla nascita di lettori?

L’argomento è ormai oggetto di dibattito, non fosse per quell’attenzione sempre maggiormente direzionata verso le esigenze di mercato dei grandi. Nel caso italiano dello strapotere dei grandi editori, che hanno direzionato con pressione lobbistica anche gli interventi istituzionali sul tema. Mercato, politiche per la lettura e librerie fisiche, devono andare di pari passo affinché non si dimentichi che sono strutture complementari e che se non cresce l’una non cresceranno nemmeno le altre. Abbiamo tutti gli strumenti per cambiare i numeri solo se a guidare questi processi saranno ragioni di competenza e non di interesse primario. Solo se in politica sapranno e potranno accedere soggetti capaci di guidare e progettare questi processi. Se queste relazioni saranno incentivate dal mondo dell’informazione e della scuola, non con iniziative che salvaguardino la forma, come a dire anche quest’anno abbiamo parlato di libri; ma con iniziative di sostanza che hanno bisogno di tempo per essere pensate, per crescere e portare frutti.

Edith Bruk – “Il pane perduto” – La Nave di Teseo
Per non dimenticare e per non far dimenticare, Edith Bruck, a sessant’anni dal suo primo libro, sorvola sulle ali della memoria eterna i propri passi, scalza e felice con poco come durante l’infanzia, con zoccoli di legno per le quattro stagioni, sul suolo della Polonia di Auschwitz e nella Germania seminata di campi di concentramento. Miracolosamente sopravvissuta con il sostegno della sorella più grande Judit, ricomincia l’odissea. Il tentativo di vivere. Dietro di sé vite bruciate, comprese quelle dei genitori, davanti a sé macerie reali ed emotive. Il mondo le appare estraneo, l’accoglienza e l’ascolto pari a zero, e decide di fuggire verso un altrove. Bruck racconta l’approdo in Italia e la direzione di un centro estetico frequentato dalla «Roma bene» degli anni Cinquanta, infine l’incontro fondamentale con il compagno di una vita, il poeta e regista Nelo Risi, un sodalizio artistico e sentimentale che durerà oltre sessant’anni.

Ilaria Ferramosca – Gian Marco De Francisco – “Charlotte Salomon – I colori dell’anima” – Becco Giallo
Carlotte Salomon (Berlino, 16 aprile 1911-Auschwitz, 10 ottobre 1943) è una giovane pittrice ebrea in lotta con un destino che ha già segnato le donne della sua famiglia, facendole conoscere la depressione e il suicidio. Nel momento di maggior disperazione, Charlotte trova nella parte più profonda di sé, nel dolore e nella follia, la forza creativa per reinventare la sua vita: in poco meno di due anni produce «Vita? o Teatro?», un’opera in 1.300 fogli in cui si incrociano pittura, scrittura, teatro e musica. È il racconto della sua infanzia, degli studi, dei suicidi della nonna e della madre, delle sue relazioni amorose e del Nazismo.

Antonio Mandese
Libraio ed editore

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